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La successione: franchigie, aliquote e dichiarazione entro dodici mesi
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 44 sezioni · 1797 parole · 10 min
Anna e suo fratello ereditano dal padre un patrimonio di 1.600.000 €: un appartamento che vale 300.000 € e il resto tra conto corrente e titoli. A ciascuno spettano 800.000 €, sotto la franchigia dei figli: nessuna imposta di successione. Eppure, prima di presentare la dichiarazione, devono versare 9.000 € di imposte ipotecaria e catastale sull'appartamento. La successione esente non è mai una successione gratuita.
Cosa saprai fare
- Calcolare l'imposta di successione di ciascun beneficiario con la franchigia e l'aliquota del suo grado di parentela
- Distinguere l'imposta di successione dalle imposte ipotecaria e catastale dovute sugli immobili
- Sapere chi deve presentare la dichiarazione, entro quando e in quali casi si è esonerati
- Conoscere l'autoliquidazione in vigore dal 2025, i 90 giorni per pagare e la rateazione
- Evitare gli errori che trasformano una successione semplice in una sanzione
Si tassa ciò che riceve ciascun erede
L'imposta di successione italiana non colpisce il patrimonio del defunto nel suo insieme, ma ciò che ogni beneficiario riceve. L'articolo 7 del testo unico sulle successioni e donazioni, il decreto legislativo 346 del 1990, applica le aliquote al valore complessivo netto dei beni e dei diritti devoluti, e misura le franchigie per ciascun beneficiario.
Due conseguenze discendono da questa scelta. La prima: il rapporto di parentela con il defunto decide sia la franchigia sia l'aliquota, erede per erede. La seconda: due figli che ereditano insieme hanno ciascuno la propria franchigia, e non una franchigia da dividere a metà.
Lo stesso articolo precisa un punto utile quando l'eredità non è stata ancora accettata. Fino a quel momento l'imposta si determina considerando eredi i chiamati che non vi hanno rinunciato. Chi è chiamato all'eredità, quindi, entra nel calcolo anche prima di decidere se accettarla.
Definizione
Franchigia — Quota del valore ricevuto sulla quale l'imposta non si applica. Opera per ciascun beneficiario: l'aliquota colpisce soltanto la parte che la supera. Esiste per il coniuge, per i parenti in linea retta, per fratelli e sorelle e per le persone con disabilità grave.
Definizione
Chiamati all'eredità e legatari — I chiamati sono le persone a cui l'eredità è offerta, per legge o per testamento, che diventano eredi accettandola. Il legatario riceve invece un bene o un diritto determinato, per esempio un immobile indicato nel testamento, senza subentrare nell'intero patrimonio.
Aliquote e franchigie del 2026
Il coniuge e i parenti in linea retta, cioè figli, nipoti in linea diretta e genitori, pagano il 4 % sulla parte che supera un milione di euro a testa. Fratelli e sorelle pagano il 6 % sulla parte che eccede 100.000 euro ciascuno. Sono le due sole franchigie legate alla parentela.
Cifre chiave
- Aliquota per coniuge e parenti in linea retta
- 4 %
- Franchigia per ciascun coniuge o parente in linea retta
- 1.000.000 €
- Aliquota per fratelli e sorelle
- 6 %
- Franchigia per ciascun fratello o sorella
- 100.000 €
Per tutti gli altri non c'è franchigia. Gli altri parenti fino al quarto grado, come zii, cugini e figli di fratelli, gli affini in linea retta e gli affini in linea collaterale fino al terzo grado pagano il 6 % sull'intero valore ricevuto. Chiunque altro, compreso un convivente o un amico, paga l'8 %.
Una regola separata protegge le persone con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 104 del 1992. Per loro l'imposta si applica soltanto alla parte della quota o del legato che supera 1.500.000 euro, qualunque sia il grado di parentela con il defunto.
Cifre chiave
- Aliquota per altri parenti fino al quarto grado e affini indicati dalla legge, senza franchigia
- 6 %
- Aliquota per tutti gli altri beneficiari, senza franchigia
- 8 %
- Franchigia per il beneficiario con disabilità grave
- 1.500.000 €
Tabella di sintesi
| Beneficiario | Franchigia | Aliquota |
|---|---|---|
| Coniuge, figli, genitori e altri parenti in linea retta | 1.000.000 € ciascuno | 4 % |
| Fratelli e sorelle | 100.000 € ciascuno | 6 % |
| Altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini collaterali fino al terzo grado | Nessuna | 6 % |
| Ogni altro beneficiario | Nessuna | 8 % |
| Persona con disabilità grave | 1.500.000 € | Quella del proprio grado di parentela |
Gli immobili: ipotecaria, catastale e prima casa
Se nell'eredità c'è un immobile, l'imposta di successione non esaurisce il conto. La scheda dell'Agenzia sulla dichiarazione indica che, prima di presentarla, occorre calcolare e versare le imposte ipotecaria e catastale, l'imposta di bollo e, se si chiede l'attestazione di presentazione, le tasse ipotecarie e i tributi speciali.
Queste imposte sono dovute anche quando l'imposta di successione è zero grazie alla franchigia. È il punto che sorprende più spesso gli eredi in linea retta: la franchigia di un milione riguarda l'imposta di successione, non le imposte legate alla trascrizione e alla voltura degli immobili.
Cifre chiave
- Imposta ipotecaria sul valore dell'immobile
- 2 %
- Imposta catastale sul valore dell'immobile
- 1 %
- Imposta ipotecaria, e separatamente catastale, con i requisiti prima casa
- 200 €
L'agevolazione prima casa funziona anche per chi eredita. Quando il beneficiario possiede i requisiti, le imposte ipotecaria e catastale scendono a una misura fissa di 200 euro ciascuna. La scheda dell'Agenzia sulle donazioni di immobili lo ricorda dicendo che per la prima casa valgono le stesse agevolazioni concesse per le successioni.
Nell'esempio di Anna, l'appartamento vale 300.000 euro: il 2 % fa 6.000 euro di ipotecaria, l'1 % fa 3.000 euro di catastale. Se Anna o il fratello avessero avuto i requisiti prima casa, le due imposte sarebbero costate 400 euro in tutto invece di 9.000.
Chi presenta la dichiarazione e quando
La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che coincide di regola con la data del decesso. Sono obbligati a presentarla diversi soggetti, elencati dall'Agenzia, ma se gli obbligati sono più di uno basta che la presenti uno solo.
- I chiamati all'eredità e i legatari, o i loro rappresentanti legali, salvo che abbiano rinunciato prima della scadenza
- Gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza o di dichiarazione di morte presunta
- Gli amministratori dell'eredità e i curatori delle eredità giacenti
- Gli esecutori testamentari
- I trustee, in caso di trust testamentario
Chi non è nel possesso dei beni ereditari può liberarsi dall'obbligo anche chiedendo la nomina di un curatore dell'eredità prima della scadenza. Chi invece lascia semplicemente passare i dodici mesi senza rinunciare resta obbligato, anche se non ha ancora deciso se accettare.
Quando la dichiarazione non serve
L'articolo 28, comma 7, del testo unico esonera dalla dichiarazione le successioni più semplici, ma solo se tre condizioni ricorrono insieme. Basta che ne manchi una perché l'obbligo torni, anche a distanza di tempo, per esempio quando emerge un bene che non si conosceva.
- L'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto
- L'attivo ereditario ha un valore non superiore a 100.000 euro
- L'attivo ereditario non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari
Esonero non significa silenzio. Per sbloccare conti e titoli gli eredi dichiarano a banche, Poste e altri intermediari di essere esonerati, come prevede l'articolo 48, comma 4. L'intermediario trasmette la dichiarazione di esonero entro quindici giorni all'ufficio dell'Agenzia competente per il domicilio fiscale del defunto.
La dichiarazione di esonero può essere firmata digitalmente e consegnata in formato elettronico, oppure firmata a mano su carta. In quest'ultimo caso l'intermediario la invia per PEC come copia per immagini, insieme al documento d'identità, o spedisce l'originale con raccomandata con ricevuta di ritorno.
Presentare, autoliquidare e pagare
La dichiarazione, che comprende la domanda di volture catastali, si presenta online dall'area riservata dell'Agenzia con SPID, carta d'identità elettronica o carta nazionale dei servizi. In alternativa si usa il software dell'Agenzia, ci si rivolge a un intermediario abilitato come un professionista o un CAF, oppure si prenota un appuntamento in ufficio.
L'Agenzia mette a disposizione anche una dichiarazione precompilata. La prova della presentazione è la ricevuta telematica, e con la dichiarazione si può chiedere una copia conforme, l'attestazione di avvenuta presentazione, utile proprio per svincolare conti correnti e titoli presso le banche.
Chi presenta la dichiarazione con immobili non deve presentare la dichiarazione IMU: sono gli uffici dell'Agenzia a trasmetterne copia ai comuni. Se si rinuncia alla voltura automatica, la richiesta di voltura va presentata agli uffici del Territorio entro 30 giorni dalla registrazione della dichiarazione.
Dal 2025 è cambiato il modo di pagare. Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, in applicazione del decreto legislativo 139 del 2024, l'imposta è autoliquidata dal contribuente: la calcola automaticamente il quadro EF della dichiarazione. Va versata entro 90 giorni dal termine di presentazione, oppure insieme alla dichiarazione stessa.
Il pagamento contestuale avviene con addebito sul conto corrente del dichiarante o dell'incaricato della trasmissione, presso una banca convenzionata o Poste Italiane: per questo in dichiarazione si indicano IBAN e codice fiscale dell'intestatario. Se si presenta in ufficio, si può pagare anche con il modello F24.
Se l'importo da rateizzare, cioè l'imposta meno l'acconto, non è inferiore a 1.000 euro, si può pagare a rate. Si versa un acconto almeno pari al 20 % e il resto in un massimo di 8 rate trimestrali, che diventano 12 oltre i 20.000 euro. Sulle rate corrono gli interessi e ciascuna scade l'ultimo giorno del trimestre.
Cifre chiave
- Mesi per presentare la dichiarazione dall'apertura della successione
- 12
- Giorni per pagare l'imposta autoliquidata dal termine di presentazione
- 90
- Acconto minimo per rateizzare
- 20 %
- Importo minimo da rateizzare, al netto dell'acconto
- 1.000 €
La rateazione tollera il lieve inadempimento: una rata versata in meno per non più del 3 %, e comunque entro 10.000 euro, oppure un acconto pagato con non più di sette giorni di ritardo. Si decade invece se l'acconto non è versato in tempo o se una rata resta non pagata alla scadenza della successiva.
Per le successioni aperte prima del 2025 resta il vecchio sistema: l'ufficio liquida l'imposta e notifica un avviso, che va pagato con F24 entro 60 giorni. Chi eredita da un parente morto nel 2024 e presenta ora la dichiarazione segue quindi questa strada, non l'autoliquidazione.
Un'avvertenza sul calendario. Il decreto legislativo 123 del 2025, come modificato nel dicembre 2025, ha abrogato il testo unico sulle successioni con effetto dal 1° gennaio 2027. Per le successioni aperte nel 2026 valgono le regole descritte qui; per quelle successive occorrerà leggere il nuovo testo.
Errori da evitare
- Pensare che la franchigia di un milione si divida tra i figli: spetta per intero a ciascun beneficiario in linea retta.
- Credere che una successione sotto franchigia non costi nulla: sugli immobili restano dovute le imposte ipotecaria e catastale, oltre al bollo.
- Considerare esonerata dalla dichiarazione un'eredità modesta che comprende una quota di un immobile, anche piccola: la presenza di immobili fa cadere l'esonero.
- Lasciar scadere i dodici mesi pensando che l'obbligo nasca solo dopo l'accettazione: i chiamati che non hanno rinunciato sono obbligati.
- Dimenticare la dichiarazione di esonero presso la banca, e restare così con i conti del defunto bloccati.
- Applicare l'autoliquidazione a una successione aperta nel 2024: per quelle l'imposta la liquida l'ufficio con un avviso.
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