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Proroghe, rate e F24: costruire uno scadenziario per non mancare un versamento
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 44 sezioni · 1876 parole · 10 min
Luca, ingegnere soggetto agli ISA, dichiara per il 2025 un'imposta di 3.200 € e ha 900 € di saldo da versare. Il 30 giugno 2026 è pronto a pagare, ma il commercialista gli dice di aspettare: per lui il termine è il 20 luglio, senza maggiorazione. Una proroga vale solo per chi sa di rientrarvi, e solo per l'anno in cui è stata decisa.
Cosa saprai fare
- Sapere chi beneficia nel 2026 della proroga al 20 luglio e che cosa costa pagare nei trenta giorni successivi
- Ripartire l'acconto in due rate uguali quando si è soggetti ISA o forfettari
- Rateizzare saldo e primo acconto e conoscere il limite del 16 dicembre
- Agganciare il saldo IVA alla scadenza delle imposte sui redditi calcolando la maggiorazione
- Costruire uno scadenziario personale con F24, accantonamenti e controlli annuali
La proroga del 2026 per ISA e forfettari
Il calendario del primo modulo vale salvo proroghe, e ogni anno una proroga riguarda una parte importante delle partite IVA. Per il 2026, la scheda dell'Agenzia sulle imposte sui redditi richiama l'articolo 6 del decreto-legge 89/2026: chi applica gli ISA, entro certi limiti di ricavi, ha più tempo per i versamenti di giugno.
Il perimetro è preciso. Riguarda chi svolge un'attività per cui esiste un indice ISA approvato, lo applichi o ne sia escluso per una delle cause previste, e che dichiarano ricavi o compensi non superiori al limite fissato dal decreto di approvazione di ciascun indice. Quel limite varia per indice e questo corso non lo riporta.
Rientrano espressamente anche i contribuenti del regime forfetario e del regime fiscale di vantaggio, oltre ai soci di società, associazioni e imprese con i requisiti indicati, cui i redditi sono imputati per trasparenza. Per un forfettario la proroga è quindi la regola, non un'eccezione da verificare caso per caso.
La proroga riguarda i versamenti che scadono entro il 30 giugno 2026 e che risultano dalle dichiarazioni dei redditi, dell'IRAP e dell'IVA. Si possono effettuare entro il 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione, oppure entro il trentesimo giorno successivo maggiorando gli importi dello 0,80 % a titolo di interesse corrispettivo.
Cifre chiave
- Maggiorazione per chi, rientrando nella proroga, paga nei trenta giorni successivi al 20 luglio 2026
- 0,80 %
- Giorni di ulteriore differimento dopo il 20 luglio 2026, con la maggiorazione
- 30 giorni
La proroga sposta la data, non la sostanza. Gli importi restano gli stessi, e la seconda rata di acconto continua a scadere il 30 novembre. Chi non rientra nel perimetro resta alla regola del 30 giugno, con la possibilità dei trenta giorni successivi e dello 0,40 % vista nel primo modulo.
Il punto pratico è che la proroga cambia ogni anno, per decreto. Non si può copiare il calendario dell'anno prima. All'inizio della primavera conviene rileggere la scheda dell'Agenzia sulle imposte sui redditi, che riporta le date in vigore e il riferimento normativo, e aggiornare di conseguenza il proprio scadenziario.
Due rate uguali per ISA e forfettari
Il primo modulo ha anticipato che la ripartizione dell'acconto non è uguale per tutti. Per i soggetti ISA la scheda sulle imposte sui redditi stabilisce che ciascuna delle due rate è pari al 50 % dell'acconto dovuto. La scheda sull'IRPEF estende le rate di pari importo ai forfettari, con le stesse scadenze degli altri contribuenti.
Cambia anche la soglia sotto la quale si paga tutto a novembre. Per ISA e forfettari, se l'importo totale dovuto non supera 206 €, tutto l'acconto si paga a novembre, in una volta sola, entro il giorno 30. Sopra quella cifra si paga in due rate uguali, la prima con il saldo e la seconda a novembre.
Cifre chiave
- Acconto totale fino al quale ISA e forfettari pagano tutto entro il 30 novembre
- 206 €
- Quota dell'acconto in ciascuna delle due rate per i soggetti ISA
- 50 %
Rateizzare saldo e primo acconto
Oltre al differimento, c'è la rateizzazione. Il saldo e la prima rata di acconto che risultano dalla dichiarazione dei redditi si possono pagare in rate mensili. L'acconto di novembre, invece, va versato in un'unica soluzione: la rateizzazione non lo riguarda.
Il piano rateale deve concludersi entro il 16 dicembre. Fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2022 il pagamento andava completato entro novembre: chi ricorda la vecchia regola rischia di impostare un piano più corto del necessario, o di credere di avere meno rate a disposizione di quante ne abbia.
Sulle rate sono dovuti interessi, secondo le modalità indicate nelle istruzioni della dichiarazione. Questo corso non li quantifica, perché le schede lette non ne riportano la misura. Chi rateizza deve dunque farsi indicare l'importo esatto di ogni rata da chi prepara l'F24, o ricavarlo dalle istruzioni ufficiali.
Rateizzare è una scelta di cassa, non un obbligo, e ha un difetto: moltiplica le scadenze. Un piano che parte a luglio e finisce a dicembre aggiunge cinque o sei date al calendario, che si sommano all'IVA periodica e al secondo acconto di novembre. Senza scadenziario, la rateizzazione è il modo più rapido per saltare un versamento.
Il saldo IVA agganciato alle imposte sui redditi
Chi preferisce pagare una sola volta in estate può spostare il saldo IVA annuale alla scadenza delle imposte sui redditi. La scheda dell'Agenzia lo consente con una maggiorazione dello 0,40 % per ogni mese o frazione di mese successivi al 16 marzo. Dopo lo spostamento, si può anche rateizzare, aggiungendo lo 0,33 % mensile alle rate successive.
Il conteggio dei mesi è il punto delicato: ogni frazione vale un mese intero. Dal 16 marzo al 30 giugno corrono tre mesi pieni, fino al 16 giugno, più una frazione di quattordici giorni. I periodi da maggiorare sono quindi quattro, e la maggiorazione complessiva è dell'1,60 %.
Conviene? Dipende dal costo del denaro per chi paga. Sedici euro su mille per tre mesi e mezzo non sono pochi, ma possono valere la pena se la cassa di marzo è tesa. Il calcolatore della rateizzazione del saldo IVA permette di confrontare le quattro strade sullo stesso importo prima di scegliere.
F24: canali e regole che valgono sempre
Tutti i versamenti del calendario passano dall'F24, e per chi ha la partita IVA solo in via telematica. Direttamente, si usano i due servizi telematici dell'Agenzia per l'F24, accessibili con Fisconline o Entratel, oppure l'home banking degli intermediari convenzionati. Indirettamente, un professionista o un'associazione abilitati.
Chi paga tramite i servizi dell'Agenzia un F24 con saldo positivo deve avere un conto presso una banca convenzionata o presso Poste Italiane, su cui addebitare l'importo. È un dettaglio da verificare prima della prima scadenza, non il giorno stesso.
Due regole valgono a prescindere dalla partita IVA. Chi usa in compensazione crediti IVA, crediti delle imposte sui redditi e delle addizionali, delle imposte sostitutive, dell'IRAP o i crediti del quadro RU deve passare dai servizi telematici dell'Agenzia. E lo stesso vale per l'F24 a saldo zero, in cui i crediti coprono interamente i debiti.
Le ricevute contano quanto i pagamenti. Ogni F24 telematico produce una quietanza, e conservarla in ordine per anno e per voce permette di ricostruire in pochi minuti che cosa è stato pagato e quando. È anche la prima cosa da controllare se arriva una comunicazione di irregolarità.
Il calendario più corto: forfettari e 730
Il forfettario ha un calendario molto più leggero del professionista ordinario. È esonerato dalla liquidazione e dal versamento dell'IVA e dalla dichiarazione annuale IVA, quindi le scadenze del 16 e il saldo di marzo non lo riguardano. Restano le imposte sui redditi, con la proroga estiva e il secondo acconto di novembre.
Resta però un'eccezione da non dimenticare. Quando il forfettario è debitore d'imposta per un acquisto, per esempio in inversione contabile, integra la fattura con aliquota e imposta e versa quell'IVA entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre solare. Chi fa acquisti di questo tipo deve aggiungere quattro date al proprio scadenziario.
Chi invece non ha la partita IVA e presenta il 730 vive un calendario ancora diverso. Se ha un sostituto d'imposta, datore di lavoro o ente pensionistico, il conguaglio avviene direttamente sullo stipendio o sulla pensione a partire da luglio, e nessun F24 va compilato di persona.
Chi presenta il 730 senza sostituto, o il modello Redditi senza partita IVA, paga invece con l'F24 alle stesse scadenze degli altri. Non essendo titolare di partita IVA, può anche usare il modello cartaceo in banca, alla posta o allo sportello dell'agente della riscossione, salvo che compensi crediti o presenti un F24 a saldo zero.
In una famiglia convivono spesso tutti questi calendari: un coniuge dipendente con il 730, l'altro professionista con la partita IVA, magari un figlio forfettario. Tenere le date in un unico scadenziario familiare, con il nome di chi paga accanto a ogni voce, evita di confondere le regole dell'uno con quelle dell'altro.
Costruire il proprio scadenziario
Lo scadenziario si costruisce una volta, a gennaio, e si aggiorna in primavera. Il punto di partenza è la propria posizione: regime ordinario o forfettario, liquidazione IVA mensile o trimestrale, soggetto ISA o no. Da queste tre risposte discendono quasi tutte le date dell'anno.
- Scrivere tutte le date dell'anno con la voce e il codice tributo, partendo dalla propria posizione
- Segnare le scadenze che cadono di sabato, domenica o in un festivo e anticiparle al giorno lavorativo precedente
- Rileggere in primavera le schede dell'Agenzia per le proroghe dell'anno
- Stimare gli importi di giugno e novembre con i calcolatori degli acconti, prima di maggio
- Accantonare ogni mese una quota degli incassi su un conto separato
- Archiviare le quietanze F24 per anno e per voce
L'accantonamento è la parte che nessuna scheda impone ma che decide se il calendario si rispetta. Chi mette da parte ogni mese una quota di ciò che incassa arriva a giugno con la somma pronta. Chi non lo fa scopre a fine giugno di dover scegliere tra differimento, rate o ritardo.
Anche lo strumento conta poco: un foglio di calcolo, l'agenda del telefono, il gestionale del commercialista. Conta che le date siano scritte in un posto solo, con un promemoria qualche giorno prima. La regola dei pochi giorni di margine protegge dai fine settimana, dai problemi dell'home banking e dalle dimenticanze.
Un buon scadenziario, infine, si rilegge a fine anno. Quali scadenze sono state rispettate con margine, quali all'ultimo giorno, quali sono state saltate? Le risposte dicono dove spostare un promemoria, dove aumentare l'accantonamento e se conviene passare dalla liquidazione trimestrale a quella mensile, o viceversa, quando le condizioni lo consentono.
Se una scadenza viene comunque mancata, il calendario non si chiude lì. Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare da sé un versamento tardivo con sanzioni ridotte e interessi, tanto più leggere quanto prima si interviene. È un rimedio, non una strategia: il suo costo cresce con i giorni di ritardo.
Errori da evitare
- Applicare la proroga del 20 luglio senza verificare di rientrare negli ISA entro il limite di ricavi o nel forfetario.
- Copiare le date di proroga dell'anno precedente: cambiano ogni anno per decreto.
- Rateizzare anche la seconda rata di acconto di novembre, che va versata in un'unica soluzione.
- Impostare un piano rateale che finisce a novembre per abitudine, quando il limite attuale è il 16 dicembre.
- Contare i mesi della maggiorazione dello 0,40 % ignorando le frazioni, che valgono ciascuna un mese intero.
- Dividere 40 e 60 l'acconto di un soggetto ISA, che paga invece due rate uguali.
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