Modulo 120 min2132 paroleGratis — senza account
L'anno fiscale di un professionista: le date dell'IVA e delle imposte sui redditi, mese per mese
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 41 sezioni · 1869 parole · 11 min
Stefano, architetto a Torino con la partita IVA al regime ordinario, a maggio 2026 versa 2.020 € di IVA del primo trimestre. Sei settimane dopo gli arriva dal commercialista un altro F24 da 3.100 € tra saldo e primo acconto IRPEF. Non c'è nessun errore nei conti: c'è solo un calendario che Stefano non aveva mai messo su carta.
Cosa saprai fare
- Riconoscere le tre famiglie di scadenze di un titolare di partita IVA: IVA periodica, imposte sui redditi, dichiarazioni e comunicazioni
- Collocare nel 2026 le date delle liquidazioni IVA mensili e trimestrali e del saldo annuale
- Sapere quando cadono saldo e acconti delle imposte sui redditi e quando si presentano le dichiarazioni
- Gestire le scadenze che cadono di sabato, di domenica o in un giorno festivo
- Scegliere tra pagamento unico, rate e differimento per il saldo IVA di marzo
Tre famiglie di scadenze
Il calendario fiscale di un professionista o di una piccola impresa sembra fitto, ma si riduce a tre famiglie. La prima è l'IVA periodica, con un ritmo mensile o trimestrale. La seconda sono le imposte sui redditi, con due grandi appuntamenti l'anno. La terza sono le dichiarazioni e le comunicazioni, che non comportano pagamenti.
Le prime due famiglie passano tutte dal modello F24. Chi è titolare di partita IVA deve presentarlo esclusivamente in via telematica, con i servizi dell'Agenzia, con l'home banking di un intermediario convenzionato o tramite un professionista abilitato. Il modello cartaceo allo sportello non è un'opzione per lui.
La terza famiglia si confonde spesso con le altre, e lì nascono le dimenticanze. La comunicazione delle liquidazioni IVA o la dichiarazione dei redditi non spostano denaro, ma hanno scadenze proprie, diverse da quelle dei versamenti. Aver pagato non significa aver comunicato, e viceversa.
Definizione
Scadenziario fiscale — L'elenco personale, costruito all'inizio dell'anno, delle date in cui si deve versare o trasmettere qualcosa, con accanto la voce, il codice tributo e una stima dell'importo. Non è un documento ufficiale: è lo strumento che trasforma regole sparse in un piano di cassa.
Il ritmo dell'IVA periodica
Per la maggior parte dei contribuenti la liquidazione IVA è mensile. Entro il giorno 16 di ogni mese si calcola la differenza tra l'IVA sulle operazioni del mese precedente e quella detraibile sugli acquisti dello stesso mese, e l'eventuale debito si versa con l'F24 online. Dodici appuntamenti, sempre allo stesso giorno.
Chi ha un volume d'affari contenuto può scegliere la liquidazione trimestrale. I primi tre trimestri si versano entro il 16 del secondo mese successivo: il 16 maggio, il 20 agosto e il 16 novembre. Il quarto trimestre non ha una scadenza propria: confluisce nel conguaglio annuale, entro il 16 marzo dell'anno dopo.
Cifre chiave
- Giorno fisso delle scadenze mensili dell'IVA
- 16
- Interessi aggiunti all'IVA dovuta dai trimestrali ordinari
- 1 %
- Giorno di dicembre entro cui si versa l'acconto IVA
- 27
Il trimestrale paga un prezzo per la comodità: l'imposta dovuta a ogni scadenza va maggiorata dell'1 % a titolo di interessi. Esistono poi trimestrali speciali, come i distributori di carburante, gli autotrasportatori conto terzi e gli esercenti arti e professioni sanitarie, che non applicano quella maggiorazione.
Per i trimestrali speciali cambia anche l'ultimo trimestre: si versa entro il 16 febbraio dell'anno successivo, al netto dell'acconto di dicembre, invece di confluire nel conguaglio di marzo. Chi rientra in una di queste categorie deve tenerne conto nello scadenziario, perché la data di febbraio è facile da dimenticare.
A fine anno si aggiunge l'acconto IVA, da versare entro il 27 dicembre sia dai mensili, per il mese di dicembre, sia dai trimestrali, per l'ultimo trimestre. Il calcolo con i tre metodi è spiegato nel corso dedicato alla comunicazione e alla dichiarazione IVA; qui conta sapere che è una data a sé, a ridosso delle feste.
Tabella di sintesi
| Versamento IVA | Mensili | Trimestrali ordinari | Codice tributo |
|---|---|---|---|
| Liquidazione periodica | Entro il 16 del mese successivo | 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, con l'1 % di interessi | Codici del periodo |
| Acconto di fine anno | Entro il 27 dicembre | Entro il 27 dicembre, senza l'1 % | 6013 mensili, 6035 trimestrali |
| Saldo della dichiarazione annuale | Entro il 16 marzo | Entro il 16 marzo, con il quarto trimestre | 6099 |
Il saldo IVA di marzo e le sue varianti
Il saldo che risulta dalla dichiarazione annuale IVA si versa entro il 16 marzo. Non è però obbligatorio pagarlo in un colpo solo. La scheda dell'Agenzia offre quattro strade, che conviene conoscere prima di marzo, perché cambiano parecchio il profilo di cassa della primavera.
- Versare tutto in un'unica soluzione entro il 16 marzo
- Rateizzare a partire dal 16 marzo, aggiungendo lo 0,33 % per ogni mese a ogni rata successiva alla prima
- Versare in un'unica soluzione con le imposte sui redditi, maggiorando dello 0,40 % per ogni mese o frazione di mese dopo il 16 marzo
- Rateizzare a partire dalla scadenza delle imposte sui redditi, applicando prima lo 0,40 % mensile e poi lo 0,33 % sulle rate
Le rate hanno regole semplici. Sono di pari importo, le successive alla prima scadono il 16 di ogni mese, e l'ultima non può andare oltre il 16 dicembre. L'interesse è fisso e cresce con la posizione della rata: la seconda porta lo 0,33 %, la terza lo 0,66 %, la quarta lo 0,99 %, e così via.
Cifre chiave
- Interesse per ogni mese sulle rate del saldo IVA successive alla prima
- 0,33 %
- Maggiorazione per ogni mese o frazione di mese se il saldo IVA si sposta alla scadenza delle imposte sui redditi
- 0,40 %
La dichiarazione annuale che produce quel saldo ha una sua finestra: per l'IVA 2026, relativa al 2025, dal 1° febbraio al 30 aprile 2026, solo per via telematica. Chi vuole comunicare i dati del quarto trimestre nella dichiarazione stessa, invece che con la comunicazione separata, deve presentarla entro fine febbraio, cioè entro il 2 marzo nel 2026.
Le imposte sui redditi: giugno e novembre
Per le imposte sui redditi il calendario ruota attorno a due mesi. Salvo proroghe, entro il 30 giugno si versano il saldo dell'anno precedente e l'eventuale prima rata di acconto dell'anno in corso. Entro il 30 novembre si versa la seconda o unica rata di acconto. Il meccanismo è spiegato nel dettaglio nel corso sull'IRPEF.
Il 30 giugno ha una coda. Saldo e prima rata si possono versare anche nei 30 giorni successivi, con lo 0,40 % in più a titolo di interesse. È un differimento previsto dalla regola, non una sanzione. La scheda lega questa possibilità al saldo e alla prima rata, non alla scadenza di novembre.
Cifre chiave
- Giorni di differimento possibili dopo il 30 giugno per saldo e primo acconto
- 30 giorni
- Maggiorazione dovuta per quel differimento
- 0,40 %
La ripartizione dell'acconto tra giugno e novembre non è uguale per tutti. Per la generalità dei contribuenti la prima rata è più leggera della seconda. Per i soggetti che applicano gli indici sintetici di affidabilità, gli ISA, e per i forfettari le due rate hanno invece pari importo. Il secondo modulo torna su questo punto.
Il modello Redditi Persone fisiche 2026, relativo al 2025, si trasmette dal 15 aprile 2026; il termine finale, fissato al 31 ottobre, slitta al 2 novembre perché quel giorno è un sabato. La dichiarazione si trasmette solo in via telematica. Come si vede, la scadenza del pagamento di giugno arriva molto prima di quella della dichiarazione.
Questa asimmetria sorprende molti professionisti al primo anno. Si potrebbe pensare di presentare la dichiarazione in autunno e pagare di conseguenza; in realtà i conti vanno chiusi entro giugno, perché è allora che si versano saldo e primo acconto. La dichiarazione di ottobre formalizza calcoli già fatti e già pagati.
Le comunicazioni che non sono versamenti
Chi liquida l'IVA deve anche comunicare i dati delle liquidazioni periodiche, ogni trimestre, in via telematica. La scadenza è l'ultimo giorno del secondo mese successivo al trimestre, con due eccezioni: la comunicazione del secondo trimestre si presenta entro il 30 settembre, e quella del quarto può confluire nella dichiarazione annuale IVA.
Ne è fuori chi non è tenuto né alla dichiarazione annuale IVA né alle liquidazioni periodiche, come i forfettari, finché non vengono meno le condizioni di esonero. Senza dati da indicare l'obbligo non sorge, ma resta se bisogna riportare un credito del trimestre precedente.
Il risultato è che maggio e novembre, per un trimestrale, ospitano due scadenze vicine e diverse: il 16 il versamento, a fine mese la comunicazione. Chi le annota come una sola voce rischia di dimenticare la seconda proprio quando pensa di aver chiuso il trimestre.
Sabati, domeniche e festivi
Una data fissata dalla legge può cadere in un giorno non lavorativo. Le schede dell'Agenzia applicano lo slittamento in più punti: il versamento delle ritenute che scade di sabato o in un festivo passa al primo giorno lavorativo successivo, e la comunicazione delle liquidazioni al primo giorno feriale successivo.
Lo stesso meccanismo si legge nelle date del 2026 pubblicate dall'Agenzia. Il termine di fine febbraio per la dichiarazione IVA con il quarto trimestre, cadendo di sabato 28, slitta al 2 marzo. Il termine del 31 ottobre per il modello Redditi, anch'esso di sabato, diventa il 2 novembre.
Nel 2026 due versamenti IVA cadono in un fine settimana: il 16 maggio, primo trimestre dei trimestrali, è un sabato, e il 27 dicembre, acconto IVA, è una domenica. Le schede lette per questo corso non riportano la data spostata per questi due versamenti. La regola prudente è semplice: pagare il venerdì precedente.
Anche la comunicazione del primo trimestre ne risente: la fine di maggio 2026 è una domenica, e la regola dello slittamento al primo giorno feriale successivo la porta a lunedì 1° giugno. È uno dei rari casi in cui lo slittamento è scritto nero su bianco nella scheda della comunicazione stessa.
Tabella di sintesi
| Mese del 2026 | Che cosa scade per un professionista trimestrale al regime ordinario |
|---|---|
| Marzo | 16 marzo: saldo IVA 2025 con il quarto trimestre, oppure prima rata |
| Aprile | 30 aprile: ultimo giorno per la dichiarazione IVA 2026 |
| Maggio | 16 maggio, un sabato: IVA del primo trimestre con l'1 % |
| Giugno | 1° giugno: comunicazione del primo trimestre; 30 giugno: saldo 2025 e primo acconto 2026 delle imposte sui redditi |
| Luglio | Fino al trentesimo giorno dopo il 30 giugno: stessi versamenti con lo 0,40 % |
| Agosto | 20 agosto: IVA del secondo trimestre |
| Settembre | 30 settembre: comunicazione del secondo trimestre |
| Novembre | 2 novembre: modello Redditi; 16 novembre: IVA del terzo trimestre; 30 novembre: secondo acconto e comunicazione del terzo trimestre |
| Dicembre | 27 dicembre, una domenica: acconto IVA |
La tabella non comprende i contributi previdenziali, l'IRAP, le addizionali o le imposte locali, che hanno regole e scadenze proprie e non sono trattati qui. Serve come ossatura: ciascuno aggiunge le voci che lo riguardano, ma parte da date certe invece che da un ricordo dell'anno prima.
Errori da evitare
- Confondere il versamento dell'IVA trimestrale, il 16 del secondo mese, con la comunicazione delle liquidazioni, a fine mese.
- Dimenticare l'1 % di interessi sulle liquidazioni trimestrali ordinarie.
- Aggiungere l'1 % all'acconto di dicembre dei trimestrali: l'acconto non lo prevede.
- Credere che la dichiarazione dei redditi di autunno sposti il pagamento: saldo e primo acconto scadono a giugno.
- Aspettare il lunedì quando il 16 cade di sabato senza aver verificato la regola: pagare il venerdì evita il dubbio.
- Rateizzare il saldo IVA oltre il 16 dicembre: l'ultima rata non può superare quella data.
Contenuto didattico, aggiornato alle fonti citate. Non sostituisce una consulenza adatta alla tua situazione. Questi corsi non sono certificanti né finanziabili: non preparano ad alcuna certificazione iscritta in un registro ufficiale.