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Dal pagamento al versamento con l'F24 e alla certificazione
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 42 sezioni · 1777 parole · 10 min
Il 28 aprile 2026 una piccola agenzia di Torino paga la fattura di una traduttrice: 2.500 € di compenso, 100 € di rivalsa INPS, IVA al 22%, per un totale di 3.172 €. Trattiene 520 € e bonifica il resto. Poi nessuno apre il calendario: il 16 maggio cade di sabato, e il termine vero è lunedì 18 maggio.
Cosa saprai fare
- Passare dal totale della fattura al netto da pagare, tenendo l'IVA fuori dalla base della ritenuta
- Fissare il termine di versamento a partire dalla data del pagamento, con il rinvio per sabati e festivi
- Compilare il versamento con l'F24, il codice tributo 1040 e il canale telematico richiesto
- Sapere che cosa deve attestare la certificazione delle ritenute
- Capire che cosa fa della ritenuta il professionista che la subisce
Dalla fattura al netto da pagare
La fattura di un professionista non soggetto al regime forfettario porta in genere tre strati: il compenso, eventuali rivalse previdenziali e l'IVA calcolata sull'insieme. Il committente paga il totale meno la ritenuta, e la differenza tra i due importi è quella che dovrà versare all'Erario.
L'IVA non figura tra gli importi che la scheda dell'Agenzia dichiara soggetti a ritenuta. Il calcolatore del corso tratta quindi i due prelievi in modo separato: la ritenuta sul compenso più la rivalsa INPS, l'IVA sul compenso, sulla rivalsa INPS e sull'eventuale contributo alla cassa professionale.
Riprendiamo la fattura della traduttrice. La rivalsa INPS è il 4% di 2.500 €, cioè 100 €. L'imponibile IVA è 2.600 €, e l'IVA al 22% vale 572 €. Il totale della fattura è 3.172 €. La base della ritenuta è 2.600 €, perché l'IVA resta fuori, e la ritenuta al 20% vale 520 €.
Il netto da pagare è il totale della fattura meno la ritenuta: 3.172 − 520 = 2.652 €. È l'importo del bonifico. I 520 € non restano all'agenzia: sono un debito verso l'Erario che nasce nel momento stesso del pagamento e che va estinto entro il termine.
Cifre chiave
- Aliquota IVA ordinaria applicata in fattura
- 22 %
- Ritenuta d'acconto sul compenso e sulla rivalsa INPS di un residente
- 20 %
Con un contributo alla cassa professionale al posto della rivalsa INPS il conto cambia in un solo punto. Il contributo entra nell'imponibile IVA ma resta fuori dalla base della ritenuta. Il calcolatore chiede la misura del contributo come dato d'ingresso, perché dipende dalla cassa di appartenenza.
Le due fatture hanno lo stesso totale e ritenute diverse. È il modo più rapido per vedere che la natura della rivalsa conta più del suo importo: cento euro di rivalsa INPS entrano nella base, cento euro di contributo alla cassa ne restano fuori, e la differenza di venti euro si ritrova nel bonifico.
Il termine di versamento
La scheda «Come e quando si versa» fissa il termine in modo netto: le ritenute vanno versate dai sostituti d'imposta entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento. Il riferimento è il mese in cui il compenso è stato pagato, non il mese della fattura né quello della prestazione.
Ne segue una conseguenza pratica. Una fattura ricevuta a marzo e pagata ad aprile genera una ritenuta da versare entro il 16 maggio. Una fattura di dicembre pagata a gennaio sposta il versamento al 16 febbraio dell'anno successivo. Il calendario delle ritenute segue la tesoreria, non il registro delle fatture.
La stessa scheda prevede il rinvio: se il termine cade di sabato o in un giorno festivo, il versamento è posticipato al primo giorno lavorativo successivo. Nel 2026 il 16 maggio è un sabato, per cui le ritenute sui compensi pagati ad aprile si versano entro lunedì 18 maggio.
Tabella di sintesi
| Compenso pagato nel mese di | Termine ordinario | Termine effettivo nel 2026 |
|---|---|---|
| Febbraio 2026 | 16 marzo | Lunedì 16 marzo |
| Marzo 2026 | 16 aprile | Giovedì 16 aprile |
| Aprile 2026 | 16 maggio | Lunedì 18 maggio, perché il 16 è sabato |
| Maggio 2026 | 16 giugno | Martedì 16 giugno |
| Ottobre 2026 | 16 novembre | Lunedì 16 novembre |
Cifre chiave
- Giorno del mese successivo al pagamento entro cui versare
- 16
- Aliquota per il non residente che presta in Italia, a titolo d'imposta
- 30 %
Pagamenti frazionati e acconti sulla parcella
Poiché la ritenuta si opera all'atto del pagamento, una parcella pagata in più rate genera più ritenute, una per ciascun pagamento. Ogni rata ha la propria base, calcolata sulla quota pagata, e il proprio termine di versamento, fissato dal mese in cui quella rata è uscita dal conto.
Lo stesso vale per un acconto versato prima della prestazione. La scheda sui redditi soggetti a ritenuta lo conferma indirettamente: nell'escludere i compensi sotto 25,82 euro, precisa che l'esclusione non vale per gli acconti di una prestazione di importo complessivo superiore. Un acconto è dunque un compenso a tutti gli effetti.
Per la tesoreria di una piccola impresa la regola ha un effetto concreto. Una parcella da saldare in tre mesi produce tre versamenti in tre mesi diversi, e il registro dei pagamenti deve riportarli uno per uno. Sommarli tutti sull'ultima rata sposterebbe in avanti un debito già scaduto.
Il modello F24 e il codice tributo 1040
Il versamento si effettua con il modello F24, indicando il codice tributo 1040. La scheda aggiunge un vincolo sul canale: per i sostituti titolari di partita IVA il versamento avviene esclusivamente con modalità telematiche. Una srl o una ditta individuale con partita IVA non può quindi presentare l'F24 cartaceo allo sportello.
Il codice 1040 identifica le ritenute su redditi di lavoro autonomo e le separa da ogni altro tributo versato con lo stesso modello. Un codice sbagliato non fa sparire il versamento, ma lo imputa a un debito diverso da quello nato con il pagamento del compenso.
Qualunque sia il canale, conviene conservare la prova del versamento accanto alla fattura e alla riga del registro che riguardano lo stesso compenso. In caso di controllo, sono questi tre documenti insieme a mostrare che la somma trattenuta è arrivata all'Erario nei tempi.
Le istruzioni ufficiali del modello F24 sono pubblicate dall'Agenzia in formato PDF. Questo corso non le ha lette e non ne riporta il contenuto campo per campo. La scheda del formulario collegata accompagna la compilazione passo per passo, sulle sole pagine descrittive che si leggono.
- Sezione del modello: Erario
- Codice tributo: 1040, ritenute su redditi di lavoro autonomo
- Canale: telematico, obbligatorio per il sostituto titolare di partita IVA
- Termine: il 16 del mese successivo al pagamento, con rinvio al primo giorno lavorativo
La certificazione delle ritenute
Il versamento chiude il rapporto con l'Erario, non quello con il professionista. La scheda «Certificazione delle ritenute» stabilisce che le ritenute devono essere certificate da parte dei soggetti che le hanno effettuate. Il professionista ne ha bisogno per scomputarle dalla propria imposta.
La certificazione deve attestare l'ammontare complessivo delle somme e dei valori corrisposti, l'ammontare delle ritenute operate, delle detrazioni d'imposta effettuate e dei contributi previdenziali e assistenziali. Può riportare anche dati non obbligatori, come il contributo professionale o l'IVA.
- Obbligatorio: ammontare complessivo delle somme e dei valori corrisposti
- Obbligatorio: ammontare delle ritenute operate
- Obbligatorio: detrazioni d'imposta effettuate e contributi previdenziali e assistenziali
- Facoltativo: contributo professionale, IVA e altri dati non obbligatori
Il termine e il modello della certificazione annuale sono fissati dalle istruzioni che l'Agenzia pubblica ogni anno in PDF. Il corso non li ha letti e non li cifra. Ciò che vale in ogni caso è la coerenza: gli importi certificati devono coincidere con quelli trattenuti e versati con il codice 1040.
Dal lato del professionista
Per il professionista residente la ritenuta del 20% è un acconto sull'IRPEF. Non è un costo definitivo: in dichiarazione la somma delle ritenute subite nell'anno si sottrae dall'imposta dovuta sul reddito. È il senso dell'espressione «a titolo d'acconto» usata dalla scheda dell'Agenzia.
Per il non residente che presta in Italia il discorso cambia. La ritenuta del 30% è a titolo d'imposta e non va scomputata in una dichiarazione italiana: chiude il prelievo su quel compenso. Il committente non deve quindi aspettarsi alcun conguaglio, né in un senso né nell'altro.
Per il committente, però, il versamento non cambia. Che la ritenuta sia del 20% a titolo d'acconto o del 30% a titolo d'imposta, il pagamento resta il momento in cui la si opera e il 16 del mese successivo resta il termine. Cambiano l'aliquota e la sorte della somma, non il calendario.
La certificazione è quindi il documento che collega i due lati. Una certificazione mancante o errata non modifica l'obbligo già adempiuto dal committente, ma priva il professionista del documento con cui dimostra le ritenute subite: è la ragione pratica per cui conviene prepararla con la stessa cura del versamento.
Un registro dei pagamenti per non perdere scadenze
Il rischio tipico di una piccola impresa non sta nel calcolo ma nella memoria. Il pagamento di una parcella è un evento isolato, e il versamento del mese successivo non compare su nessun estratto conto. Senza un promemoria il termine del 16 passa senza che nessuno lo noti.
Un registro semplice risolve il problema: una riga per ogni compenso pagato, con data del pagamento, professionista, base, ritenuta e mese di riferimento. Ogni inizio mese si sommano le ritenute dei pagamenti del mese precedente: è l'importo da versare con codice 1040 entro il 16. Lo stesso registro servirà per la certificazione.
Tabella di sintesi
| Colonna del registro | Che cosa contiene | A che cosa serve |
|---|---|---|
| Data del pagamento | Il giorno in cui il bonifico è partito | Fissa il mese di riferimento e il termine del 16 |
| Professionista e residenza | Nome, codice fiscale, residente o no | Decide aliquota e natura della ritenuta |
| Base della ritenuta | Compenso più le voci soggette | Rende verificabile il calcolo |
| Ritenuta operata | Importo trattenuto | Si somma per il versamento con codice 1040 |
| Data del versamento | Giorno in cui l'F24 è stato presentato | Prova il rispetto del termine |
Il registro non è un adempimento imposto dalla scheda dell'Agenzia: è uno strumento di lavoro. Il suo pregio è di unire in una sola riga i tre momenti che la legge tiene separati, cioè pagamento, versamento e certificazione, e di rendere visibile subito quello che manca.
Errori da evitare
- Fissare il termine sulla data della fattura invece che sul mese del pagamento: la ritenuta si versa entro il 16 del mese successivo al pagamento.
- Includere l'IVA nella base della ritenuta: la ritenuta si calcola sul compenso e sulle voci soggette, non sull'imposta sul valore aggiunto.
- Dimenticare il rinvio al primo giorno lavorativo quando il 16 cade di sabato o in un giorno festivo, oppure applicarlo a rovescio anticipando il versamento.
- Presentare un F24 cartaceo quando si è titolari di partita IVA: la scheda impone la modalità telematica.
- Usare un codice tributo diverso dal 1040 per le ritenute sui redditi di lavoro autonomo.
- Considerare chiuso il rapporto con il versamento: le ritenute vanno anche certificate al professionista.
Contenuto didattico, aggiornato alle fonti citate. Non sostituisce una consulenza adatta alla tua situazione. Questi corsi non sono certificanti né finanziabili: non preparano ad alcuna certificazione iscritta in un registro ufficiale.