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Il welfare aziendale: le somme e i servizi che l'articolo 51 esclude dal reddito

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 38 sezioni · 1846 parole · 10 min

Anna guida a Bergamo una piccola azienda di impianti con otto dipendenti e vuole riconoscere a ciascuno 600 € per l'anno buono. Messi in busta paga come premio, quei 600 € diventano reddito tassato. Spesi per pagare il centro estivo dei figli dei dipendenti, a determinate condizioni, non lo sono. La differenza sta tutta nel comma 2 dell'articolo 51 del TUIR.

Cosa saprai fare

  • Applicare il principio generale: tutto ciò che il dipendente riceve in relazione al rapporto è reddito
  • Riconoscere le principali esclusioni del comma 2 dell'articolo 51 e le loro condizioni
  • Distinguere le lettere che ammettono somme di denaro da quelle che ammettono solo servizi
  • Applicare i limiti di mensa, buoni pasto e fondi sanitari in vigore nel 2026
  • Usare correttamente i voucher come documenti di legittimazione

Il principio: quasi tutto è reddito

L'articolo 51 del TUIR parte da una regola molto larga. Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Stipendio, premi, regali e servizi rientrano tutti in questa definizione.

La formula «somme e valori» è importante. Non è reddito soltanto il denaro: lo è anche il valore di un bene consegnato o di un servizio pagato dal datore. Un'automobile lasciata al dipendente, un buono spesa, un abbonamento regalato sono valori, e come tali concorrono al reddito salvo che una norma dica il contrario.

Il riferimento alle erogazioni liberali chiude una possibile scappatoia. Anche un regalo fatto dal datore per pura generosità, senza alcun obbligo contrattuale, è reddito se nasce dal rapporto di lavoro. Un bonus straordinario in denaro segue la stessa sorte: lo sottraggono all'imposta soltanto una lettera del comma 2 o la soglia del comma 3.

Il comma 1 aggiunge una regola di calendario. Le somme e i valori corrisposti dal datore entro il 12 gennaio dell'anno successivo si considerano percepiti nell'anno a cui si riferiscono. Un premio relativo al 2026 pagato il 10 gennaio 2027 è quindi reddito del 2026, e va trattato nel conguaglio di quell'anno.

Su questa base larga il comma 2 costruisce le eccezioni. Tutto ciò che vi è elencato «non concorre a formare il reddito», e quindi non subisce IRPEF né addizionali. È questo elenco, e non una categoria generica di «welfare», a stabilire che cosa un'azienda può offrire senza che diventi imponibile per il dipendente.

Definizione

Welfare aziendale — Espressione d'uso, non definita dall'articolo 51, per l'insieme delle somme, dei beni e dei servizi che il datore offre ai dipendenti e che rientrano nelle esclusioni del comma 2. Un piano di welfare vale fiscalmente solo nella misura in cui ogni voce corrisponde a una lettera di quel comma.

Questo corso tratta l'IRPEF, cioè il reddito del dipendente e le ritenute del sostituto d'imposta. Il trattamento contributivo delle stesse voci segue regole proprie, che qui non si esaminano: prima di progettare un piano, il datore verifica anche quel lato con il proprio consulente del lavoro.

La mappa delle esclusioni del comma 2

Le lettere del comma 2 coprono ambiti molto diversi. Alcune riguardano obblighi di legge, come i contributi previdenziali; altre il pasto, il trasporto, l'istruzione dei figli, l'assistenza agli anziani, la salute. La tabella che segue le raccoglie nella forma in cui il testo applicabile al 2026 le descrive.

Tabella di sintesi

LetteraChe cosa esclude dal redditoCondizione principale
a)Contributi previdenziali e assistenziali di legge; contributi a enti o casse di assistenza sanitariaPer l'assistenza sanitaria, tetto complessivo annuo
c)Mensa aziendale e prestazioni sostitutive del vittoTetti giornalieri per i buoni pasto
d)Trasporto collettivo dei dipendentiOfferto alla generalità o a categorie
d-bis)Abbonamenti al trasporto pubblico per il dipendente e i familiariGeneralità o categorie; familiari dell'art. 12
f)Utilizzo di opere e servizi con finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o cultoGeneralità o categorie; solo servizi, non denaro
f-bis)Somme e servizi per istruzione dei figli, centri estivi, ludoteche, borse di studioGeneralità o categorie; familiari dell'art. 12
f-ter)Somme e prestazioni per l'assistenza a familiari anziani o non autosufficientiGeneralità o categorie
f-quater)Contributi e premi per il rischio di non autosufficienza o di gravi patologieGeneralità o categorie

La lettera f) rinvia alle finalità del comma 1 dell'articolo 100 del TUIR: educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto. Le lettere d-bis) e f-bis) richiamano i familiari dell'articolo 12, quello dei carichi di famiglia; la d-bis) chiede inoltre che si trovino nelle condizioni del suo comma 2, cioè che siano fiscalmente a carico.

Generalità dei dipendenti, denaro o servizi

Quasi tutte le esclusioni del welfare richiedono che la prestazione sia offerta «alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti». Il beneficio concesso a un solo lavoratore, scelto individualmente, non rientra in queste lettere. Una categoria può essere per esempio quella degli operai, dei turnisti o dei dipendenti con figli in età scolare.

La lettera f) aggiunge un'altra condizione sulla fonte: le opere e i servizi devono essere riconosciuti volontariamente dal datore oppure in conformità a un contratto, un accordo o un regolamento aziendale. Una legge del 2016 ha chiarito che la regola vale anche per i servizi previsti da contratti collettivi nazionali o territoriali.

Il dettaglio che più spesso sfugge è il verbo usato da ciascuna lettera. La lettera f) parla di «utilizzazione delle opere e dei servizi»: esclude dal reddito il servizio, non il denaro. La lettera f-bis) parla di «somme, servizi e prestazioni», la f-ter) di «somme e prestazioni»: lì anche il rimborso in denaro è ammesso.

In pratica, un'azienda può rimborsare al dipendente la retta del centro estivo del figlio senza che il rimborso diventi reddito, perché la lettera f-bis) ammette le somme. Non può invece versargli del denaro perché si iscriva a una palestra: la palestra rientra semmai nella lettera f), che ammette solo il servizio messo a disposizione.

Mensa e buoni pasto

La lettera c) esclude dal reddito la somministrazione di vitto da parte del datore e il servizio di mensa, sia organizzata direttamente sia gestita da terzi. Per chi non ha la mensa, le prestazioni sostitutive, cioè i buoni pasto, sono escluse entro un importo giornaliero che dipende dalla forma del buono.

Nel testo applicabile al 2026 il limite è di 4 euro al giorno, aumentato a 10 euro se il buono è in forma elettronica. La notizia INPS del febbraio 2026 sui valori dell'anno conferma che i buoni pasto elettronici restano esenti fino a 10 euro per ogni buono. Oltre il limite, la differenza entra nel reddito.

La stessa lettera prevede un caso a parte: le indennità sostitutive del vitto corrisposte a chi lavora in cantieri edili, in altre strutture temporanee o in unità produttive situate dove mancano servizi di ristorazione. Per loro l'esclusione arriva a 5,29 euro al giorno, anche se l'indennità è pagata in denaro.

Cifre chiave

Buono pasto cartaceo escluso dal reddito, per giorno
4 €
Buono pasto elettronico escluso dal reddito, per giorno
10 €
Indennità sostitutiva per cantieri e zone senza ristorazione, per giorno
5,29 €
Tetto annuo dei contributi di assistenza sanitaria esclusi
3.615,20 €

Familiari anziani, non autosufficienza e oneri trattenuti

La lettera f-ter) guarda all'altra estremità della famiglia. Esclude dal reddito le somme e le prestazioni che il datore eroga alla generalità o a categorie di dipendenti per i servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti indicati all'articolo 12. Anche qui il testo ammette le somme: il rimborso documentato di un servizio di assistenza rientra nella lettera.

La lettera f-quater) riguarda invece la protezione assicurativa. Sono esclusi i contributi e i premi versati dal datore per prestazioni, anche in forma di polizza, che coprono il rischio di non autosufficienza negli atti della vita quotidiana o il rischio di gravi patologie, a favore dei dipendenti e dei loro familiari a carico.

La lettera h) completa il quadro. Non concorrono al reddito le somme che il datore trattiene al dipendente per gli oneri deducibili dell'articolo 10, alle condizioni di quell'articolo, e le erogazioni fatte in base a contratti o accordi aziendali per le spese sanitarie della lettera b) dello stesso articolo. Il datore deve attestarne gli importi.

Salute, trasporto e voucher

La lettera a) esclude i contributi previdenziali e assistenziali versati per legge e i contributi di assistenza sanitaria versati a enti o casse con fine esclusivamente assistenziale, iscritti all'apposita anagrafe dei fondi integrativi. Per questi ultimi il tetto complessivo annuo è di 3.615,20 euro, contando anche quanto il lavoratore deduce da sé.

Per la mobilità il comma 2 offre due strade. La lettera d) esclude il trasporto collettivo organizzato per i dipendenti, anche affidato a terzi. La lettera d-bis) esclude le somme rimborsate o le spese sostenute dal datore per gli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari a carico.

Il comma 3-bis precisa infine lo strumento. Beni, prestazioni, opere e servizi del welfare possono essere erogati tramite documenti di legittimazione, cartacei o elettronici, che riportano un valore nominale. Sono i voucher delle piattaforme di welfare: la loro forma non cambia la natura della prestazione, che resta quella della lettera a cui corrisponde.

Il voucher, quindi, non crea da solo un'esclusione. Un buono per un servizio della lettera f) resta escluso alle condizioni di quella lettera; un buono spesa generico non corrisponde a nessuna delle lettere del welfare e segue invece la disciplina dei fringe benefit del comma 3, con la sua soglia annua, che il secondo modulo esamina.

Costruire un piano che regga a un controllo

Per un piccolo datore di lavoro il rischio non è tanto sbagliare un importo quanto costruire un piano che non corrisponde al testo. Le verifiche utili sono poche e si possono fare prima di comunicare il piano ai dipendenti, partendo sempre dalla lettera del comma 2 in cui ciascuna voce dovrebbe rientrare.

  • Per ogni voce, la lettera del comma 2 che la esclude dal reddito, citata nel regolamento
  • La platea: generalità dei dipendenti o una categoria definita in modo oggettivo
  • La fonte: decisione volontaria, contratto, accordo o regolamento aziendale scritto
  • La forma: servizio messo a disposizione oppure rimborso in denaro, se la lettera lo ammette
  • I limiti: tetti giornalieri o annui della lettera, e documenti di spesa conservati

Ciò che non trova posto in nessuna lettera non è perduto: diventa un fringe benefit, soggetto alla soglia annua, oppure retribuzione ordinaria. Saperlo prima permette di scegliere la forma più conveniente per ogni obiettivo, invece di scoprire a fine anno che una voce pensata come welfare va tassata.

Errori da evitare

  • Pensare che «welfare» sia una categoria fiscale autonoma: vale solo ciò che corrisponde a una lettera del comma 2.
  • Offrire una prestazione a un singolo dipendente scelto individualmente e trattarla come esclusa dal reddito.
  • Rimborsare in denaro una spesa che la lettera f) ammette solo come servizio messo a disposizione.
  • Consegnare buoni pasto elettronici da 12 euro senza tassare i 2 euro che superano il limite giornaliero.
  • Credere che un voucher sia esente per il solo fatto di essere un documento di legittimazione.
  • Dimenticare che un premio del 2026 pagato entro il 12 gennaio 2027 è reddito del 2026.

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