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I fringe benefit: valore normale, soglia del 2026, auto, prestiti e fabbricati

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 38 sezioni · 1628 parole · 9 min

Luca, tecnico commerciale a Padova con due figli, riceve nel 2026 dall'azienda buoni carburante per 500 € e il rimborso delle bollette di casa per 900 €. Il collega Andrea, senza figli, riceve la stessa cosa. Per Luca i 1.400 € non sono reddito; per Andrea lo sono per intero. La differenza sta nella soglia dei fringe benefit, e in come funziona.

Cosa saprai fare

  • Determinare il valore di un bene o di un servizio concesso al dipendente
  • Applicare la soglia dei fringe benefit confermata per il 2026 e il suo meccanismo
  • Calcolare il valore imponibile di un'auto aziendale in uso promiscuo
  • Valutare prestiti agevolati e fabbricati concessi ai dipendenti
  • Sapere quale testo regola il 2026 e che cosa cambia dal 2027

Che cosa sono i fringe benefit

Si chiamano fringe benefit i beni e i servizi che il datore concede al dipendente in aggiunta alla retribuzione in denaro e che non rientrano nelle esclusioni del welfare. Un buono spesa, un buono carburante, l'uso di un'auto aziendale anche per scopi privati, un alloggio, un prestito a tasso agevolato sono esempi tipici.

Per la regola generale del comma 1 questi valori sono reddito. Il comma 3 dell'articolo 51 stabilisce come misurarli e introduce una soglia sotto la quale non concorrono. Il comma 4 fissa criteri convenzionali per tre casi che sarebbero difficili da valutare: veicoli, prestiti e fabbricati.

La linea tra welfare e fringe benefit non dipende dall'oggetto ma dalla norma. Il trasporto collettivo organizzato per tutti i dipendenti è welfare, lettera d); un buono carburante consegnato al singolo è un fringe benefit. Lo stesso bisogno può stare da una parte o dall'altra secondo come e a chi viene soddisfatto.

Come si misura il valore

Il comma 3 rinvia al valore normale dell'articolo 9 del TUIR, cioè al prezzo o corrispettivo mediamente praticato per beni e servizi della stessa specie. La regola vale anche per i beni ceduti e i servizi prestati al coniuge o ai familiari del dipendente, e per il diritto di ottenerli da terzi.

Per i beni e i servizi che l'azienda stessa produce o commercia c'è una deroga. Il loro valore è il prezzo mediamente praticato nello stesso stadio di commercializzazione in cui avviene la cessione al lavoratore, oppure, in mancanza, il costo sostenuto dal datore. Uno sconto sui prodotti aziendali si misura quindi rispetto al prezzo praticato ai clienti.

La soglia: 258,23 euro nel testo, 1.000 o 2.000 nel 2026

Nel testo dell'articolo 51 la soglia è di 258,23 euro nel periodo d'imposta. Il meccanismo è netto: se il valore complessivo dei beni e servizi non supera il limite, non concorre al reddito; se lo supera, concorre interamente. Non si tassa la sola eccedenza, ma tutto il valore dell'anno.

Per il 2026 la soglia applicata è più alta. La notizia con cui l'INPS ha presentato la sua circolare n. 6 del 2026 conferma per quest'anno un limite annuo di 1.000 euro, portato a 2.000 euro per chi ha figli. Vi rientra l'insieme dei beni e dei servizi forniti dall'azienda, compresi i rimborsi delle utenze domestiche.

Cifre chiave

Soglia dei fringe benefit nel testo dell'art. 51, comma 3
258,23 €
Soglia confermata dall'INPS per il 2026
1.000 €
Soglia per il 2026 per i lavoratori con figli
2.000 €

La notizia INPS indica i limiti, non ne descrive di nuovo il funzionamento. Il meccanismo codificato dal comma 3 resta quello a soglia, e nessuna delle fonti lette per questo corso ne indica un altro per il 2026. Per il datore la conseguenza pratica è una sola: tenere il conto di tutti i benefit dell'anno, dipendente per dipendente.

Il conto va fatto sull'anno intero e su tutte le voci. Un buono spesa a Natale, un rimborso di bollette in primavera e l'uso di un'auto aziendale si sommano. Il superamento della soglia anche di pochi euro, a dicembre, porta nel reddito anche i benefit dei mesi precedenti, che fino a quel momento erano stati trattati come esclusi.

Il datore, che opera le ritenute come sostituto d'imposta, deve conoscere la situazione familiare del dipendente per applicare la soglia giusta. La notizia INPS parla di lavoratori con figli senza precisare qui come la condizione vada dichiarata: in pratica il datore acquisisce dal dipendente l'informazione necessaria prima di erogare i benefit.

L'auto aziendale in uso promiscuo

L'auto concessa al dipendente per lavoro e anche per uso privato è il fringe benefit più comune e più pesante. Il comma 4, lettera a), non ne misura il valore effettivo ma usa un criterio convenzionale, nel testo applicabile al 2026 come modificato da ultimo dal decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 148.

Si parte da una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri, moltiplicata per il costo chilometrico di esercizio delle tabelle nazionali ACI, pubblicate entro il 31 dicembre con effetto dall'anno successivo. Del risultato si assume il 50 per cento, al netto delle somme trattenute al dipendente per l'uso del veicolo, compresi accessori e allestimenti.

La percentuale scende al 10 per cento per i veicoli a batteria a trazione esclusivamente elettrica e al 20 per cento per gli ibridi plug-in. Dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo alla prima immatricolazione i valori aumentano del 50 per cento. Accessori e allestimenti non valorizzati nelle tabelle e non pagati dal lavoratore aggiungono un 5 per cento.

Cifre chiave

Percorrenza convenzionale annua
15.000 km
Quota imponibile per un veicolo termico
50 %
Quota imponibile per un veicolo esclusivamente elettrico
10 %
Quota imponibile per un ibrido plug-in
20 %
Aumento dopo il quinto anno dall'immatricolazione
50 %
Aumento per accessori non valorizzati nelle tabelle
5 %

Il comma 4 precisa che questi criteri valgono «ai fini dell'applicazione del comma 3». Il valore dell'auto entra quindi nel conto dei fringe benefit dell'anno e si confronta con la soglia. Un'auto termica supera da sola ogni soglia; un'elettrica, con il valore dell'esempio, lascerebbe spazio ad altri benefit.

La legge di bilancio 2025 aveva riservato le percentuali differenziate ai veicoli di nuova immatricolazione concessi con contratti stipulati dal 1° gennaio 2025.

La nota di aggiornamento della Gazzetta riporta che il decreto legislativo 148 del 2026 estende, dal 2026, alcune delle nuove regole anche ai veicoli dei regimi transitori: per un'auto concessa prima del 2025 va verificato quale regola si applichi.

Prestiti e fabbricati

Per i prestiti concessi ai dipendenti la lettera b) assume il 50 per cento della differenza tra gli interessi calcolati al tasso ufficiale di riferimento e quelli calcolati al tasso applicato. Per i prestiti a tasso variabile conta il tasso vigente alla scadenza di ogni rata; per quelli a tasso fisso, il tasso alla data di concessione.

La regola non si applica ad alcuni prestiti: quelli stipulati prima del 1° gennaio 1997, quelli di durata inferiore a dodici mesi concessi per accordo aziendale a dipendenti in contratto di solidarietà o in cassa integrazione, e quelli ai dipendenti vittime dell'usura o di richieste estorsive, nei casi previsti dalle leggi richiamate dal testo.

Per i fabbricati concessi in locazione, in uso o in comodato, la lettera c) assume la differenza tra la rendita catastale aumentata di tutte le spese inerenti, comprese le utenze non a carico dell'utilizzatore, e quanto il dipendente corrisponde. Se il dipendente è obbligato a dimorare nell'alloggio, si assume il 30 per cento di quella differenza.

Per i fabbricati che non devono essere iscritti in catasto il criterio cambia: si assume la differenza tra il canone di locazione determinato in regime vincolistico, o in mancanza quello di libero mercato, e quanto il dipendente corrisponde per il godimento dell'alloggio.

Cifre chiave

Quota imponibile della differenza di interessi su un prestito
50 %
Quota imponibile per un alloggio con obbligo di dimora
30 %

Pianificare i benefit dell'anno

Per l'azienda la soglia è un vincolo di calendario più che di importo. Conviene fissare a inizio anno quali benefit si erogano a ciascuna categoria di dipendenti, stimarne il valore complessivo e decidere quanto margine lasciare per le occasioni impreviste, come un buono di fine anno.

La scelta tra welfare e fringe benefit segue la stessa logica. Una voce che rientra nel comma 2, come il rimborso delle rette scolastiche per chi ha figli, non consuma la soglia dei fringe benefit. Spostare lì una parte della spesa lascia spazio sotto la soglia per le voci che non hanno altra collocazione.

Per il dipendente, il consiglio è simmetrico: tenere nota dei benefit ricevuti e confrontarli con la busta paga. Se a dicembre un benefit fa superare la soglia, il conguaglio porta nel reddito anche i valori dei mesi precedenti, e il netto di dicembre o di gennaio può risultare più basso del previsto.

Quale testo per il 2026, e dopo

Il testo consolidato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale riporta già una nuova versione dell'articolo 51 che si limita a indicarne l'abrogazione da parte del decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117. Per il 2026 resta applicabile la versione precedente, quella citata in questo corso; dagli anni successivi le stesse regole andranno rilette nel nuovo testo.

Per il datore il lavoro pratico non cambia: raccogliere ogni anno i valori, verificare la soglia applicabile a ciascun dipendente, operare le ritenute e riportare i dati nella Certificazione unica. Per il dipendente, conoscere il meccanismo serve a leggere la busta paga e a capire perché un benefit di dicembre può cambiare il netto.

Errori da evitare

  • Tassare solo l'eccedenza sopra la soglia: il meccanismo del comma 3 porta nel reddito l'intero valore dell'anno.
  • Applicare la soglia di 2.000 euro senza avere acquisito dal dipendente l'informazione sui figli.
  • Dimenticare i rimborsi delle utenze domestiche nel conto dei fringe benefit del 2026.
  • Usare un costo chilometrico inventato invece di quello delle tabelle ACI dell'anno.
  • Non sottrarre dal valore dell'auto le somme che il dipendente paga per il suo uso.
  • Tenere fuori dal conto della soglia il valore dell'auto aziendale, che il comma 4 misura proprio ai fini del comma 3.

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