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Tenere l'impiego e aprire la partita IVA: compatibilità e forfettario

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 47 sezioni · 1888 parole · 11 min

Sara è impiegata a Torino con 28.000 € di reddito da lavoro dipendente. Nel 2026 apre la partita IVA per seguire, la sera, la contabilità di alcuni artigiani, e nel forfettario il suo reddito vale 8.000 €. Si aspetta di pagare solo l'imposta sostitutiva. A giugno 2027 scopre che anche la detrazione in busta paga era troppo alta, e restituisce la differenza.

Cosa saprai fare

  • Sapere che il fisco consente di affiancare un'attività con partita IVA a un rapporto di lavoro dipendente
  • Verificare se lo stipendio dell'anno precedente esclude dal regime forfettario
  • Riconoscere il rischio legato ai clienti che coincidono con il datore di lavoro
  • Capire perché l'aliquota ridotta del 5 % non spetta a chi prosegue il lavoro svolto da dipendente
  • Prevedere l'effetto del reddito forfettario sulla detrazione per lavoro dipendente

Il fisco non vieta di fare due lavori

Nessuna norma fiscale impedisce a un dipendente di aprire una partita IVA. L'articolo 5 del decreto IVA definisce l'esercizio di una professione come abituale ancorché non esclusivo: il legislatore ha previsto espressamente che una persona possa svolgere un'attività autonoma accanto ad altro, compreso un impiego.

Chi lo fa riceve due tipi di reddito nello stesso anno. Lo stipendio resta reddito di lavoro dipendente, tassato alla fonte dal datore. L'attività con partita IVA produce un reddito di lavoro autonomo o d'impresa, che si dichiara e si paga per conto proprio. Il corso segue come i due si incontrano.

Il fisco, però, non è l'unico limite. Il contratto di lavoro può contenere clausole di esclusiva o di non concorrenza, e i dipendenti pubblici sono soggetti a regole proprie sugli incarichi esterni. Nessuna delle schede fiscali lette per questo corso le tratta: vanno verificate a parte, prima di aprire.

Un secondo lavoro autonomo può anche essere occasionale, senza partita IVA, quando manca l'abitualità. Chi fa un intervento isolato l'anno non ha bisogno di aprire nulla. Questo corso riguarda chi ha deciso, o deve, esercitare l'attività in modo stabile accanto all'impiego.

Definizione

Doppia posizione — Situazione di chi, nello stesso anno, percepisce redditi di lavoro dipendente e redditi da un'attività esercitata con partita IVA. Le due fonti restano distinte nella tassazione alla fonte, ma si incontrano nella dichiarazione dei redditi e nel calcolo delle detrazioni.

Aprire la partita IVA mentre si è dipendenti

L'apertura segue le regole di tutti. Il professionista, e chiunque avvii un'attività senza obbligo di iscrizione al Registro delle imprese, usa il modello AA9/12, da presentare entro 30 giorni dalla data di inizio. Chi avvia un'impresa commerciale o artigiana usa invece la Comunicazione Unica.

Essere dipendenti non cambia il modello né i termini. Cambia però una domanda che il modello pone: il regime fiscale scelto. Nel forfettario, chi inizia comunica di presumere la sussistenza dei requisiti. Per un dipendente, quella presunzione va verificata con cura, perché due requisiti riguardano proprio l'impiego.

Lo stipendio dell'anno precedente

La scheda dell'Agenzia sul forfettario elenca tra le cause di esclusione i redditi di lavoro dipendente e assimilati dell'anno precedente oltre un certo importo. Il limite ordinario è 30.000 euro; per gli anni 2025 e 2026 la scheda lo eleva a 35.000 euro.

Cifre chiave

Redditi di lavoro dipendente e assimilati dell'anno precedente oltre i quali il forfettario è escluso, limite ordinario
30.000 €
Stesso limite, elevato per gli anni 2025 e 2026
35.000 €

Il confronto si fa con il reddito di lavoro dipendente, non con il lordo contrattuale né con il netto in busta paga. Il dato giusto è quello che il datore riporta nella Certificazione Unica come reddito di lavoro dipendente dell'anno. È da lì che conviene partire, non da una stima.

Contano anche i redditi assimilati, come quelli di una collaborazione coordinata e continuativa. Chi somma uno stipendio part-time e una collaborazione deve confrontare il totale dei due con il limite. Due redditi modesti possono superarlo insieme, anche se nessuno dei due lo supera da solo.

C'è un'eccezione, pensata per chi lascia l'impiego per mettersi in proprio. Se il rapporto è terminato durante l'anno precedente, lo stipendio di quell'anno non conta, a una condizione: nello stesso anno non devono essere arrivati né una pensione né redditi da un nuovo impiego.

Tabella di sintesi

Reddito da lavoro dipendente del 2025Situazione a fine 2025Forfettario nel 2026, per questa causa
29.000 euroImpiego in corsoAmmesso
34.000 euroImpiego in corsoAmmesso grazie al limite elevato
41.000 euroImpiego in corsoEscluso
41.000 euroImpiego cessato a settembre, nessuna pensione né altro impiego nell'annoIl limite non si applica
41.000 euroImpiego cessato a settembre, nuovo impiego da ottobreEscluso

La tabella mostra solo questa causa. Superarla non basta per entrare nel regime: servono anche i requisiti su ricavi e spese per il personale e l'assenza delle altre cause di esclusione. Il calcolatore dei requisiti le controlla insieme, partendo dai dati dell'anno precedente.

Il cliente che è anche il datore di lavoro

La seconda causa che riguarda i dipendenti è più insidiosa, perché non dipende da un importo. Il forfettario è escluso per chi esercita l'attività prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale, o di quelli dei due periodi d'imposta precedenti, oppure di soggetti a loro riconducibili.

La norma colpisce una pratica precisa: trasformare un dipendente in fornitore con partita IVA, facendogli fare lo stesso lavoro con una tassazione più leggera. Per evitarla, non guarda alla forma del rapporto ma a chi paga la maggior parte dei compensi.

  • Il datore attuale, anche se il lavoro autonomo è diverso da quello svolto da dipendente
  • Un datore dei due periodi d'imposta precedenti, anche se il rapporto è finito
  • Società o soggetti riconducibili, direttamente o indirettamente, a quei datori
  • La prevalenza si misura sui compensi dell'attività, non sul numero di clienti

Un dipendente che apre la partita IVA e fattura il 70 % dei compensi alla società controllata dal suo datore rientra nella causa, anche se sul contratto il cliente è un altro soggetto. Al contrario, qualche incarico occasionale per il datore, dentro un giro di clienti ampio, non basta a far scattare l'esclusione.

La scheda fa salvo un solo caso: chi avvia l'attività dopo aver concluso il tirocinio richiesto per accedere a un ordine professionale. Chi si mette in proprio a fine pratica e continua a collaborare con lo studio che l'ha formato non perde per questo il forfettario.

L'aliquota del 5 % e il lavoro di prima

Cifre chiave

Imposta sostitutiva del forfettario, misura ordinaria
15 %
Misura ridotta per i primi anni di una nuova attività, se ne ricorrono le condizioni
5 %

Una nuova attività può godere del 5 % durante il primo quinquennio, ma solo se ricorrono alcune condizioni. Una di queste pesa in modo particolare su chi viene da un impiego: l'attività non deve essere in nessun modo la mera prosecuzione di un'altra svolta prima come lavoro dipendente o autonomo.

Pensate a un contabile assunto da uno studio che, aperta la partita IVA, tiene le stesse scritture per clienti del tutto simili: rischia di vedersi contestare la prosecuzione. Un impiegato amministrativo che avvia un'attività di fotografo, invece, fa qualcosa di nuovo. Anche qui fa eccezione la pratica professionale obbligatoria.

Altre due condizioni completano il quadro: non aver esercitato attività artistica, professionale o d'impresa nei tre anni precedenti e, se si prosegue l'attività di un altro soggetto, che i suoi ricavi non superassero il limite di accesso. Chi ha già avuto una partita IVA di recente parte dal 15 %.

Il reddito forfettario pesa sulle detrazioni

Il reddito forfettario non entra negli scaglioni IRPEF: è soggetto all'imposta sostitutiva, che prende il posto delle imposte sui redditi e delle addizionali. Molti ne deducono che non tocchi lo stipendio. La scheda dell'Agenzia dice il contrario su un punto preciso.

Il reddito assoggettato al forfettario rileva sempre quando una norma collega a requisiti di reddito la spettanza o la misura di deduzioni, detrazioni o benefici, anche non fiscali. La detrazione per lavoro dipendente è proprio uno di questi casi: la sua misura dipende dal reddito complessivo.

Cifre chiave

Detrazione per lavoro dipendente con reddito complessivo tra 28.000 e 50.000 euro, prima della riduzione proporzionale
1.910 €
Reddito complessivo al quale la detrazione per lavoro dipendente si azzera
50.000 €
Maggiorazione della detrazione con reddito complessivo tra 25.000 e 35.000 euro
65 €

Il datore di lavoro calcola la detrazione mese per mese sul solo stipendio, perché non conosce il resto. Quando nella dichiarazione il reddito forfettario si aggiunge al reddito complessivo, la detrazione spettante si riduce, e la parte già goduta in busta paga in eccesso va restituita con il saldo.

Tra 15.000 e 50.000 euro di reddito complessivo, ogni 1.000 euro in più toglie all'incirca tra 86 e 92 euro di detrazione, e la maggiorazione di 65 euro sparisce oltre i 35.000. Il costo reale del forfettario per un dipendente è quindi l'imposta sostitutiva più la detrazione persa.

La detrazione dell'articolo 13 non è la sola legata al reddito complessivo. Per il 2026 la legge 207/2024 riconosce ai dipendenti un'ulteriore detrazione di 1.000 euro oltre 20.000 e fino a 32.000 euro, che scende a zero tra 32.000 e 40.000. Anche qui il reddito forfettario conta; l'esempio precedente guarda al solo articolo 13.

Prima di aprire: cinque controlli

  • Rileggere il contratto di lavoro alla ricerca di clausole di esclusiva, di non concorrenza o di autorizzazione preventiva
  • Prendere dalla Certificazione Unica il reddito di lavoro dipendente dell'anno precedente e confrontarlo con il limite applicabile
  • Elencare i clienti previsti e verificare che il datore, gli ex datori dei due anni precedenti e le società collegate non ne siano la parte prevalente
  • Chiedersi con franchezza se la nuova attività prosegue il lavoro svolto da dipendente, prima di contare sull'aliquota ridotta
  • Stimare la detrazione per lavoro dipendente e l'ulteriore detrazione che si perderanno, e metterle nel conto accanto all'imposta sostitutiva

L'ordine non è casuale. I primi due controlli dicono se si può partire e con quale regime; il terzo e il quarto proteggono da contestazioni che arriverebbero anni dopo; l'ultimo evita la sorpresa della prima dichiarazione. Mezz'ora spesa qui vale più di qualsiasi correzione successiva.

Il quadro cambia ogni anno, perché i requisiti si riferiscono sempre all'anno precedente. Un aumento di stipendio, una promozione o un nuovo contratto possono far superare il limite e chiudere il forfettario dall'anno seguente. Conviene rifare il controllo ogni gennaio, con la Certificazione Unica in mano.

Una dichiarazione diversa dal solito

Chi ha la partita IVA non dichiara più solo con il 730. La pagina dell'Agenzia sul modello Redditi Persone fisiche indica che devono usarlo i contribuenti con redditi d'impresa o di lavoro autonomo. Lo stipendio vi si riporta insieme agli altri redditi, e il saldo si paga con l'F24.

È un cambio di abitudine da non sottovalutare. Con il 730 e un sostituto d'imposta il debito veniva trattenuto in busta paga. Con Redditi PF il pagamento diventa un'iniziativa del contribuente, con scadenze proprie. Il secondo modulo le tratta in dettaglio, insieme agli acconti.

Errori da evitare

  • Confrontare con il limite del forfettario lo stipendio lordo o netto invece del reddito di lavoro dipendente indicato nella Certificazione Unica.
  • Dimenticare i redditi assimilati, come una collaborazione, che si sommano allo stipendio nel confronto con il limite.
  • Fatturare la maggior parte dei compensi al proprio datore, o a una società a lui riconducibile, credendo di restare forfettario.
  • Applicare il 5 % a un'attività che prosegue il lavoro svolto fino a ieri da dipendente.
  • Pensare che il reddito forfettario non tocchi la detrazione per lavoro dipendente riconosciuta in busta paga.

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Contenuto didattico, aggiornato alle fonti citate. Non sostituisce una consulenza adatta alla tua situazione. Questi corsi non sono certificanti né finanziabili: non preparano ad alcuna certificazione iscritta in un registro ufficiale.