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Stipendio e partita IVA ordinaria: come si sommano all'IRPEF
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 48 sezioni · 1816 parole · 11 min
Davide guadagna 40.000 € da dipendente e, fuori dal forfettario, incassa altri 12.000 € come consulente. Ogni mese il datore trattiene l'IRPEF, ogni cliente trattiene il 20 %. Gli sembra tutto pagato. Poi scopre che su quei 12.000 € l'imposta in più supera i 5.000 €, e che mancano 2.628,10 € da versare con l'F24 entro giugno.
Cosa saprai fare
- Costruire il reddito complessivo sommando stipendio e reddito di lavoro autonomo
- Individuare lo scaglione su cui cade il reddito aggiuntivo
- Applicare la regola per cui le detrazioni per lavoro dipendente e autonomo non si sommano
- Capire perché le ritenute del datore e dei clienti non bastano a chiudere il conto
- Organizzare dichiarazione, saldo e acconti con il modello Redditi PF e l'F24
Un solo reddito complessivo
Fuori dal forfettario non esiste un'imposta separata per l'attività con partita IVA. L'articolo 8 del TUIR stabilisce che il reddito complessivo si determina sommando i redditi di ogni categoria che concorrono a formarlo. Stipendio e reddito di lavoro autonomo finiscono nello stesso totale.
Definizione
Reddito complessivo — Somma dei redditi di tutte le categorie che la persona percepisce nell'anno, al netto delle perdite ammesse. Su di esso, dopo gli oneri deducibili, si applicano gli scaglioni IRPEF, e da esso dipende la misura di molte detrazioni.
Per il lavoro autonomo il reddito è la differenza tra i compensi incassati e le spese dell'attività. Chi fattura 12.000 euro e sostiene 2.000 euro di spese inerenti aggiunge 10.000 euro al reddito complessivo. Tenere traccia delle spese, quindi, non è un dettaglio contabile: riduce direttamente l'imposta.
La somma ha una conseguenza che il forfettario non ha. Il reddito autonomo non viene tassato con un'aliquota sua, ma si colloca sopra lo stipendio, negli scaglioni più alti che lo stipendio ha lasciato liberi. È lì che si decide quanto costa davvero il secondo lavoro.
Lo scaglione su cui cade il reddito in più
Cifre chiave
- Aliquota fino a 28.000 euro
- 23 %
- Aliquota oltre 28.000 e fino a 50.000 euro
- 33 %
- Aliquota oltre 50.000 euro
- 43 %
- Soglia tra secondo e terzo scaglione
- 50.000 €
Il testo dell'articolo 11 del TUIR in vigore per il 2026 fissa tre aliquote: 23 % fino a 28.000 euro, 33 % oltre 28.000 e fino a 50.000, 43 % oltre 50.000. Lo stipendio occupa per primo gli scaglioni bassi; il reddito autonomo si aggiunge sopra.
Per un dipendente con 40.000 euro, lo scaglione intermedio ha ancora 10.000 euro di spazio. I primi 10.000 euro di reddito autonomo pagano il 33 %, quelli successivi il 43 %. Chi guadagna 20.000 euro da dipendente, invece, vede i primi 8.000 euro del reddito autonomo tassati al 23 %.
Il calcolo lascia fuori le addizionali regionale e comunale, che si applicano allo stesso reddito e aumentano ancora il prelievo. Per stimare il carico complessivo conviene aggiungerle con le aliquote della propria regione e del proprio comune, che variano da luogo a luogo.
Due detrazioni che non si sommano
L'articolo 13 del TUIR prevede una detrazione per chi ha redditi di lavoro dipendente, al comma 1, e una per chi ha redditi di lavoro autonomo, al comma 5. Chi ha entrambi potrebbe pensare di sommarle. La norma lo esclude: la detrazione del comma 5 è dichiarata non cumulabile con quella del comma 1.
Entrambe sono calcolate sul reddito complessivo, non sul singolo reddito che le origina. Ogni euro di reddito autonomo aggiunto allo stipendio riduce quindi la detrazione per lavoro dipendente, oltre a essere tassato allo scaglione marginale. È un secondo costo, meno visibile del primo.
Cifre chiave
- Detrazione per lavoro dipendente con reddito complessivo oltre 28.000 euro, prima della riduzione
- 1.910 €
- Divisore della riduzione proporzionale tra 28.000 e 50.000 euro
- 22.000 €
Tra 28.000 e 50.000 euro la detrazione vale 1.910 euro moltiplicati per il rapporto tra quanto manca a 50.000 euro e 22.000 euro. Il rapporto si assume nelle prime quattro cifre decimali, senza arrotondare. Oltre 50.000 euro di reddito complessivo la detrazione non spetta più.
In quella fascia ogni 1.000 euro di reddito in più toglie circa 87 euro di detrazione, cioè 1.910 diviso 22. Sommato all'aliquota del 33 %, il prelievo marginale effettivo supera il 41 %, prima ancora delle addizionali. È il numero da tenere a mente quando si valuta un incarico.
Chi trattiene che cosa
Durante l'anno due soggetti trattengono imposta per conto del contribuente, e nessuno dei due vede il quadro intero. Il datore calcola le ritenute sullo stipendio come se fosse l'unico reddito, applicando la detrazione piena che gli corrisponde. Non sa nulla della partita IVA.
I clienti che sono sostituti d'imposta trattengono sui compensi una ritenuta del 20 % a titolo d'acconto. È una percentuale fissa, che non tiene conto dello scaglione in cui il compenso cadrà. Per chi ha uno stipendio medio o alto, il 20 % è quasi sempre inferiore all'imposta effettiva.
Cifre chiave
- Ritenuta d'acconto sui compensi di lavoro autonomo pagati da sostituti d'imposta
- 20 %
- Aliquota del secondo scaglione, dove cade spesso il compenso di chi ha uno stipendio medio
- 33 %
Il risultato è una differenza strutturale. Le ritenute dell'anno coprono l'imposta sullo stipendio con la detrazione piena e il 20 % dei compensi. L'imposta vera colpisce i compensi al 33 o al 43 % e riduce la detrazione. Lo scarto emerge in dichiarazione, tutto insieme.
Il 730 non basta più
La pagina dell'Agenzia sul 730/2026 ammette i redditi di lavoro autonomo solo quando non è richiesta la partita IVA. Chi la possiede deve usare il modello Redditi Persone fisiche, che secondo la stessa Agenzia è obbligatorio per chi ha redditi d'impresa o di lavoro autonomo.
Nel modello Redditi si riportano sia lo stipendio, con i dati della Certificazione Unica del datore, sia il reddito dell'attività, con le ritenute certificate dai clienti. Il calcolo finale mette insieme tutto: imposta sul reddito complessivo, detrazione spettante, ritenute già subite.
In primavera arrivano quindi più certificazioni: una dal datore, per lo stipendio, e una da ciascun cliente che ha trattenuto la ritenuta. Conviene raccoglierle in un'unica cartella e confrontare ogni importo con le fatture emesse. Una ritenuta non certificata, o certificata male, è una ritenuta che rischia di non essere scomputata.
Chi è abituato al 730 precompilato deve anche cambiare calendario. Il modello Redditi ha termini propri, diversi da quelli del 730, e il pagamento non passa più dalla busta paga. Molti dipendenti con partita IVA affidano la dichiarazione a un professionista o a un centro di assistenza proprio per non perdere queste scadenze.
Resta un vantaggio: lo stipendio si dichiara esattamente come prima, riportando i dati della Certificazione Unica. Non si ricalcola nulla sul lavoro dipendente. Il lavoro nuovo riguarda solo l'attività con partita IVA e il ricalcolo dell'imposta complessiva, che il software di compilazione esegue a partire dai dati inseriti.
Saldo, acconti e F24
Con il 730 e un sostituto, il debito veniva trattenuto sullo stipendio da luglio. Con Redditi PF non è così: l'Agenzia indica che il saldo e l'eventuale prima rata di acconto si versano con l'F24 entro il 30 giugno, o nei 30 giorni successivi con una maggiorazione dello 0,40 %.
Cifre chiave
- Imposta dichiarata, al netto di detrazioni, crediti e ritenute, sotto la quale l'acconto non è dovuto
- 51,65 €
- Acconto dal quale il versamento si divide in due rate
- 257,52 €
- Prima rata dell'acconto per la generalità dei contribuenti
- 40 %
Il primo anno con la partita IVA porta spesso una sorpresa doppia. Oltre al saldo dell'anno appena chiuso, si deve l'acconto per quello in corso, calcolato sull'imposta dichiarata dopo detrazioni e ritenute. Se supera 257,52 euro si paga in due rate, a giugno e a novembre.
Per la generalità dei contribuenti la prima rata è il 40 % e la seconda il 60 %. Per chi applica gli indici sintetici di affidabilità e per i forfettari la pagina prevede due rate di pari importo. Chi non è sicuro della propria posizione lo verifichi con il proprio consulente prima di giugno.
L'acconto non è un'imposta in più: è l'anticipo di quella dell'anno in corso, che verrà scalato nella dichiarazione successiva. Ma pesa sulla liquidità del primo anno, quando si pagano insieme l'imposta dell'anno passato e l'acconto di quella dell'anno in corso. Chi prevede un anno con meno compensi può versare un acconto ridotto, calcolato sull'imposta attesa, assumendosi il rischio della stima.
Le spese, la leva che resta
Nel regime ordinario il reddito autonomo è compensi meno spese. Ogni spesa inerente e documentata riduce il reddito che si somma allo stipendio, e quindi l'imposta allo scaglione marginale. Per chi è al 33 %, una spesa da 1.000 euro fa risparmiare 330 euro di IRPEF, più la detrazione che non si perde.
Questa leva non esiste nel forfettario, dove il reddito si calcola con un coefficiente fisso e le spese reali non contano. È una delle ragioni per cui, a parità di compensi, un dipendente nel regime ordinario con molte spese può pagare meno di quanto si aspetta, e uno senza spese molto di più.
Inerente vuol dire legata all'attività, e documentata vuol dire con fattura o ricevuta intestata. Un computer usato per il lavoro autonomo e per lo svago richiede prudenza nella parte da dedurre. Le regole di dettaglio sulle spese deducibili sono materia di un corso a parte.
Mettere da parte durante l'anno
Il modo più semplice per evitare la sorpresa è accantonare a ogni incasso. Si prende il compenso netto di spese, si stima il prelievo marginale effettivo della propria fascia, si sottrae la ritenuta già subita, e la differenza va su un conto separato. Il conto si svuota a giugno.
Per chi si trova nella fascia tra 28.000 e 50.000 euro di reddito complessivo, il prelievo marginale IRPEF effettivo supera il 41 %. Con la ritenuta del 20 % già trattenuta, resta da accantonare più di un quinto di ogni compenso, prima delle addizionali. Chi supera i 50.000 euro deve mettere da parte ancora di più.
Chi preferisce un metodo ancora più semplice può stimare a inizio anno il saldo atteso, partendo dai compensi previsti, e accantonarne un dodicesimo ogni mese. A metà anno si rifà la stima con gli incassi reali. Il principio non cambia: mettere da parte in corso d'anno ciò che la dichiarazione chiederà comunque.
Tabella di sintesi
| Voce | Solo stipendio di 40.000 euro | Stipendio più 12.000 euro di reddito autonomo |
|---|---|---|
| Reddito complessivo | 40.000 euro | 52.000 euro |
| Imposta lorda | 10.400 euro | 14.560 euro |
| Detrazione per lavoro dipendente | 868,10 euro | Nessuna |
| Imposta netta | 9.531,90 euro | 14.560 euro |
Errori da evitare
- Credere che la ritenuta del 20 % dei clienti chiuda il conto con il fisco anche per chi ha uno stipendio medio o alto.
- Sommare la detrazione per lavoro dipendente e quella per lavoro autonomo, che la legge dichiara non cumulabili.
- Presentare il 730 pur avendo la partita IVA, invece del modello Redditi Persone fisiche.
- Aspettarsi che il saldo venga trattenuto in busta paga: con Redditi PF si paga con l'F24 entro il 30 giugno.
- Dimenticare l'acconto dell'anno in corso, che si aggiunge al saldo nel primo anno di attività.
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