Vai al contenuto

Modulo 119 min2158 paroleGratis — senza account

Che cos'è la cedolare secca e quanto costa

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 39 sezioni · 1816 parole · 10 min

Giulia affitta a Bologna un bilocale ereditato per 800 € al mese, cioè 9 600 € l'anno, con un contratto a canone concordato. Il suo vicino di pianerottolo incassa la stessa cifra con un contratto a canone libero. Con la cedolare secca, sul medesimo canone, lei versa 960 € e lui 2 016 €. La differenza non dipende dai loro redditi: dipende da una riga del contratto e dal comune in cui sorge l'appartamento.

Cosa saprai fare

  • Spiegare quali imposte la cedolare secca sostituisce e quali fa venir meno sul contratto
  • Riconoscere chi può optare, per quali immobili e con quali inquilini
  • Applicare al canone annuo l'aliquota del 21 % o quella del 10 %, sapendo quando spetta la seconda
  • Capire perché il reddito in cedolare esce dal reddito complessivo ma conta ancora per l'ISEE
  • Impostare il confronto con l'IRPEF ordinaria senza affidarsi a una regola valida per tutti

Un'imposta che prende il posto dell'IRPEF

La cedolare secca è un regime facoltativo. Chi la sceglie paga, sul reddito dell'immobile locato, un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle addizionali. Quel reddito smette di sommarsi agli altri redditi del proprietario e viene tassato a parte, con un'aliquota fissa che non dipende da quanto egli guadagna altrove.

Il vantaggio non riguarda soltanto l'imposta sul reddito. Per i contratti in cedolare secca non si pagano l'imposta di registro e l'imposta di bollo, che di regola accompagnano la registrazione, le risoluzioni e le proroghe di una locazione. Fa eccezione la cessione del contratto: lì l'imposta di registro resta dovuta.

C'è un prezzo, scritto nella stessa scheda dell'Agenzia delle Entrate. Chi opta rinuncia, per tutta la durata dell'opzione, a chiedere l'aggiornamento del canone, anche quando il contratto lo prevede. La rinuncia comprende l'adeguamento alla variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

Definizione

Cedolare secca — Regime opzionale riservato alle persone fisiche che locano abitazioni fuori da un'attività d'impresa o professionale: il canone annuo è tassato con un'imposta sostitutiva ad aliquota fissa, al posto dell'IRPEF e delle addizionali, e il contratto non sconta né imposta di registro né imposta di bollo.

Questo corso descrive le regole in vigore nel 2026, così come le pubblica l'Agenzia delle Entrate. Il quadro normativo sta cambiando: il TUIR, che oggi disciplina l'IRPEF, è abrogato dal 1° gennaio 2027 dal D.Lgs 117/2026. Il corso non anticipa i nuovi testi; chi lo legge dopo quella data verifichi le regole aggiornate.

Chi può scegliere e per quali immobili

Possono optare le persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento, per esempio l'usufrutto. La condizione decisiva è un'altra: l'immobile non deve essere locato nell'esercizio di un'attività d'impresa, di un'arte o di una professione. Una società resta fuori, e così l'imprenditore che affitta beni dell'impresa.

  • Unità immobiliari delle categorie catastali da A/1 a A/11, esclusa la A/10 (uffici o studi privati), locate a uso abitativo
  • Pertinenze locate insieme all'abitazione
  • Pertinenze locate con un contratto separato e successivo, se le parti sono le stesse, se il contratto della pertinenza richiama quello dell'abitazione e se il vincolo pertinenziale è indicato
  • Locali commerciali di categoria C/1 fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, per i soli contratti stipulati nel 2019

Se l'immobile appartiene a più persone, ciascun locatore decide per sé. Chi non opta versa l'imposta di registro sulla parte di canone che gli spetta in base alla quota di possesso, e sul contratto resta comunque dovuta l'imposta di bollo. Quando la norma fissa un importo minimo di registro, questo si paga per intero.

Nell'usufrutto la logica è la stessa. La scheda riconosce l'opzione al titolare del diritto reale di godimento, cioè a chi percepisce il canone: è l'usufruttuario a scegliere, non il nudo proprietario, che dall'affitto non ricava alcun reddito da tassare.

Conta anche chi prende in affitto. La cedolare non si applica se il conduttore agisce nell'esercizio di un'attività d'impresa o di lavoro autonomo, anche quando l'alloggio servirà poi a un dipendente o a un collaboratore. L'unica eccezione riguarda i locali C/1 affittati nel 2019 a conduttori, persone fisiche o società, che svolgono attività commerciale.

Un'ultima apertura riguarda gli studenti. L'opzione è ammessa per le abitazioni locate a cooperative edilizie per la locazione o a enti senza scopo di lucro, purché siano sublocate a studenti universitari e date a disposizione dei comuni, con rinuncia all'aggiornamento del canone o assegnazione.

Il perimetro si capisce meglio al contrario. Un ufficio accatastato A/10, un capannone, un negozio affittato dopo il 2019 o un appartamento concesso a una società per ospitare un dirigente non entrano nel regime. In tutti questi casi il canone segue la tassazione ordinaria, con registro e bollo sul contratto.

Le due aliquote: 21 e 10 per cento

Il calcolo è semplice per costruzione. L'imposta sostitutiva si ottiene applicando l'aliquota al canone di locazione annuo stabilito dalle parti. La base non è la rendita catastale dell'immobile: è la cifra scritta nel contratto, ricondotta all'anno intero.

Cifre chiave

Aliquota ordinaria sul canone annuo
21 %
Aliquota ridotta per il canone concordato nei comuni indicati
10 %
Negozi C/1 locati nel 2019
21 %

Il negozio è un caso a sé. L'opzione vale per i contratti di locali C/1 stipulati nel 2019, fino a 600 metri quadrati escluse le pertinenze, con l'aliquota del 21 %. Lo stesso negozio affittato con un contratto firmato in un altro anno resta nella tassazione ordinaria.

Il 10 % non spetta a ogni contratto a canone concordato. Serve anche che l'abitazione si trovi in uno dei comuni che la norma individua. Fuori da quei comuni un contratto concordato resta tassato al 21 %: la tipologia contrattuale è una condizione necessaria, non sufficiente.

  • Comuni con carenze di disponibilità abitative ai sensi del decreto legge 551/1988: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia
  • I comuni confinanti con queste undici città
  • Gli altri comuni capoluogo di provincia
  • I comuni ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE

La verifica riguarda il comune in cui si trova l'immobile, non quello di residenza del proprietario. Un milanese che affitta a canone concordato un appartamento in un piccolo comune di collina, che non è capoluogo, non confina con le città elencate e non è ad alta tensione abitativa, applicherà il 21 %.

Che cosa succede al reddito complessivo

Il reddito assoggettato a cedolare è escluso dal reddito complessivo. Le conseguenze sono due. Da un lato quel reddito non si somma agli altri e non spinge verso l'alto l'IRPEF che li colpisce. Dall'altro, su di esso e sulla cedolare stessa non si possono far valere oneri deducibili né detrazioni.

L'esclusione non vale però dappertutto. Il reddito in cedolare conta quando una deduzione, una detrazione o un beneficio di qualsiasi tipo dipende da requisiti di reddito. L'Agenzia cita due esempi: la determinazione dell'ISEE e il calcolo del reddito che stabilisce se una persona è fiscalmente a carico.

Per una famiglia la seconda regola pesa. Un figlio che possiede un piccolo appartamento affittato in cedolare non si libera di quel reddito ai fini del carico familiare: il canone entra comunque nel conto che decide se il genitore può ancora considerarlo a carico.

Confrontare cedolare e IRPEF senza scorciatoie

Nel regime ordinario il canone entra nel reddito complessivo e sconta l'IRPEF progressiva a scaglioni, più le addizionali. L'aliquota che colpisce l'ultimo euro di affitto dipende quindi da tutti gli altri redditi del proprietario. Per questa ragione non esiste una risposta che valga per tutti.

Il calcolatore degli scaglioni IRPEF del sito aiuta a trovare l'aliquota marginale che il canone subirebbe. Il confronto utile, però, non è tra due percentuali prese da sole: è tra l'IRPEF calcolata con il canone e senza, da una parte, e l'imposta sostitutiva sul canone, dall'altra.

Nella colonna della cedolare vanno aggiunte le imposte di registro e di bollo risparmiate sul contratto. Nella colonna dell'IRPEF ordinaria va considerato ciò che la cedolare fa perdere: gli oneri deducibili e le detrazioni non più utilizzabili su quel reddito, e la possibilità di aggiornare il canone.

Tabella di sintesi

VoceRegime ordinario IRPEFCedolare secca
Imposta sul canoneIRPEF progressiva e addizionali, in funzione degli altri redditiAliquota fissa sul canone annuo
Imposta di registro e di bollo sul contrattoDovuteNon dovute, salvo la cessione del contratto
Aggiornamento del canone, anche ISTATPossibile se previsto dal contrattoRinunciato per la durata dell'opzione
Oneri deducibili e detrazioni su quel redditoUtilizzabiliNon utilizzabili
Rilevanza per ISEE e familiari a caricoSìSì

Il caso meno netto è quello di un proprietario con redditi modesti, la cui aliquota marginale è la più bassa della scala e che dispone di detrazioni capienti. Qui il vantaggio dell'aliquota fissa si assottiglia, e il risparmio sul registro può diventare il fattore decisivo. Va calcolato caso per caso, non presunto.

Resta un elemento che sfugge al calcolo di un solo anno: la rinuncia all'aggiornamento del canone. Con prezzi in crescita, un canone bloccato perde valore reale anno dopo anno. Chi opta scambia un risparmio fiscale certo con un affitto fermo, scelta che il secondo modulo mostra come rivedere a ogni annualità.

Le domande da porsi prima di firmare

Prima di barrare la casella della cedolare nel modello RLI conviene rileggere il contratto con uno schema fisso. Ogni risposta negativa chiude la porta al regime o all'aliquota ridotta, e scoprirlo dopo la registrazione costa l'imposta di registro già pagata o un anno di aliquota più alta.

  • Chi loca è una persona fisica che non agisce nell'esercizio di un'impresa, di un'arte o di una professione?
  • L'immobile è un'abitazione da A/1 a A/11 diversa dalla A/10, o una sua pertinenza, locata a uso abitativo?
  • Il conduttore agisce fuori da un'attività d'impresa o di lavoro autonomo?
  • Il contratto è a canone concordato e il comune rientra tra quelli dell'aliquota ridotta?
  • Tutti i comproprietari intendono optare, o qualcuno resterà nel regime ordinario?
  • Si è disposti a rinunciare all'aggiornamento del canone, ISTAT compreso?

Le prime tre domande decidono se la cedolare è possibile; la quarta decide quanto costa; le ultime due decidono se conviene. È un ordine utile anche per spiegare la scelta all'inquilino o a un comproprietario, che spesso conoscono soltanto la percentuale e non le condizioni.

Errori da evitare

  • Applicare il 10 % a un contratto a canone concordato senza verificare il comune: fuori dai comuni individuati dalla norma l'aliquota resta il 21 %.
  • Credere che una società o un professionista possano optare per l'immobile che locano: il regime è riservato alle persone fisiche che non locano nell'esercizio di un'impresa, di un'arte o di una professione.
  • Scegliere la cedolare per un alloggio affittato a un'impresa che lo destina a un dipendente: è esclusa quando il conduttore agisce nell'attività d'impresa o di lavoro autonomo.
  • Dimenticare che il reddito in cedolare conta per l'ISEE e per stabilire chi è fiscalmente a carico.
  • Continuare a chiedere l'adeguamento ISTAT dopo l'opzione: vi si è rinunciato per tutta la sua durata.
  • Decidere al posto del comproprietario: ciascun contitolare esercita l'opzione per sé, e chi non opta paga il registro sulla propria quota.

Leggi in inglese

Contenuto didattico, aggiornato alle fonti citate. Non sostituisce una consulenza adatta alla tua situazione. Questi corsi non sono certificanti né finanziabili: non preparano ad alcuna certificazione iscritta in un registro ufficiale.