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Forfettario, regime ordinario e SRL: come si tassa lo stesso utile
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 44 sezioni · 1923 parole · 11 min
Giulia, consulente informatica a Padova, sta per lasciare il lavoro dipendente e stima per il primo anno pieno un reddito imponibile di 40.000 €. Un amico le dice che col forfettario pagherebbe 6.000 €, un altro che l'IRPEF gliene chiederebbe 10.400 €, un terzo che con una SRL basterebbero 9.600 €. I tre numeri sono giusti. Nessuno dei tre, da solo, risponde alla sua domanda.
Cosa saprai fare
- Distinguere la ditta individuale, persona fisica, dalla SRL, soggetto distinto dal suo socio
- Descrivere come il forfettario sostituisce l'IRPEF e le addizionali con un'imposta unica
- Verificare le soglie di accesso e le cause di uscita dal forfettario, compresa quella legata al controllo di una SRL
- Calcolare su uno stesso imponibile l'imposta sostitutiva, l'IRPEF lorda per scaglioni e l'IRES
- Riconoscere perché il confronto sullo stesso imponibile è necessario ma non basta a scegliere
Tre soggetti, non tre aliquote
La domanda «forfettario, ordinario o SRL?» mescola due scelte diverse. La prima riguarda la forma: lavorare in proprio come persona fisica, con una ditta individuale o come professionista, oppure costituire una società. La seconda riguarda il regime fiscale che la persona fisica applica ai propri ricavi.
Forfettario e regime ordinario sono due regimi della stessa persona fisica. Chi li applica dichiara un reddito proprio e paga un'imposta propria. La SRL è invece un soggetto diverso dal socio: la scheda dell'Agenzia sull'IRES elenca le società a responsabilità limitata residenti tra i soggetti che devono versare l'imposta sulle società.
Definizione
Ditta individuale — L'attività d'impresa esercitata da una persona fisica in nome proprio, senza costituire una società. Il reddito dell'attività è reddito del titolare e si tassa, secondo il regime scelto, con l'imposta sostitutiva del forfettario o con l'IRPEF.
La conseguenza più importante è questa: nella ditta individuale l'utile dell'attività è già reddito del titolare, mentre nella SRL l'utile resta alla società. Perché arrivi al socio serve un passaggio ulteriore, un compenso o una distribuzione, con una tassazione propria che questo corso non quantifica.
Il forfettario: un'imposta unica su un reddito stimato
La scheda dell'Agenzia presenta il forfetario come un regime agevolato riservato alle persone fisiche che esercitano un'impresa, un'arte o una professione. Una società, quindi, non vi può accedere: la scelta del forfettario è già una scelta della forma individuale.
Il reddito non si calcola sottraendo i costi veri dai ricavi. Si moltiplicano i ricavi o i compensi per un coefficiente di redditività fissato per ogni attività nell'allegato 2 della legge 145 del 2018. Quei coefficienti sono pubblicati in una tabella che non è stata letta su una pagina servita: questo corso non li cifra.
Dal reddito così ottenuto si tolgono i contributi previdenziali obbligatori versati. Al risultato si applica un'unica imposta del 15 %, che prende il posto dell'IRPEF e delle addizionali regionale e comunale. Il calcolatore dell'imposta sostitutiva chiede il coefficiente e i contributi come dati d'ingresso, proprio perché non li conosce.
Per chi avvia una nuova attività l'imposta scende al 5 % per i primi cinque anni, a tre condizioni: nessuna attività artistica, professionale o d'impresa nei tre anni precedenti; un'attività che non prosegua quella svolta prima come dipendente o autonomo; e, se si rileva l'attività di un altro, ricavi di quest'ultimo entro la soglia di accesso.
Cifre chiave
- Imposta sostitutiva del forfettario, al posto di IRPEF e addizionali
- 15 %
- Aliquota ridotta per chi avvia una nuova attività, alle tre condizioni
- 5 %
- Durata dell'aliquota ridotta
- 5 anni
Chi può entrare e quando si esce
L'accesso si misura sull'anno precedente, con due requisiti da rispettare insieme: ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non oltre 85.000 €, sommando tutte le attività se i codici Ateco sono più d'uno; e spese per lavoro dipendente, accessorio e collaboratori non oltre 20.000 € lordi.
Chi comincia da zero non ha un anno precedente da misurare. La scheda gli consente di entrare comunque, dichiarando al momento dell'apertura della partita IVA di presumere di avere i requisiti. È una dichiarazione che il secondo modulo ritrova nel modello di inizio attività.
Alcune situazioni escludono dal regime anche chi rispetta le soglie. Per chi lascia il posto fisso contano soprattutto due: redditi di lavoro dipendente dell'anno precedente oltre 35.000 € per il 2025 e il 2026, salvo che il rapporto sia cessato; e un'attività svolta in prevalenza verso il datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti.
Una terza esclusione pesa proprio sulla scelta di questo corso. Non può essere forfettario chi controlla, direttamente o indirettamente, una SRL che esercita attività riconducibili a quella svolta individualmente. Tenere insieme una ditta forfettaria e una SRL nello stesso mestiere, dunque, di regola non funziona.
Si esce in due modi. Se viene meno un requisito o scatta un'esclusione, il regime cessa dall'anno successivo. Se invece i ricavi superano 100.000 €, il regime cessa già nell'anno del superamento, e l'IVA è dovuta a partire dalle operazioni che fanno oltrepassare la soglia.
Cifre chiave
- Ricavi o compensi massimi dell'anno precedente per accedere
- 85.000 €
- Ricavi oltre i quali il regime cessa nello stesso anno
- 100.000 €
- Spese massime per dipendenti e collaboratori, lorde
- 20.000 €
- Limite dei redditi di lavoro dipendente dell'anno precedente, per il 2025 e il 2026
- 35.000 €
Il regime ordinario: IRPEF per scaglioni
Fuori dal forfettario la persona fisica paga l'IRPEF. L'imposta lorda si ottiene applicando le aliquote per scaglioni al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili, tra i quali la pagina dell'Agenzia cita i contributi previdenziali. Poi si sottraggono le detrazioni, come quella per i redditi di lavoro autonomo.
Per il 2026 gli scaglioni sono tre: 23 % fino a 28.000 €, 33 % da 28.000 a 50.000 €, 43 % oltre. La tabella della pagina dell'Agenzia riporta ancora il 35 % per lo scaglione centrale, ma l'avvertenza subito sotto spiega che la legge di Bilancio 2026 lo ha portato al 33 %. Il calcolatore applica il 33 %.
All'IRPEF si aggiungono le addizionali regionale e comunale, che il forfettario invece assorbe nell'imposta unica. Le loro aliquote cambiano da regione a regione e da comune a comune: il confronto di questo modulo le lascia fuori, e il catalogo ha un calcolatore dedicato all'addizionale comunale.
Il reddito del regime ordinario, a differenza di quello forfettario, parte dai costi effettivi dell'attività. È il punto che rende il confronto delicato: un'attività con molte spese vere può avere, nel regime ordinario, un imponibile molto più basso di quello che il coefficiente forfettario le attribuirebbe.
Cifre chiave
- Primo scaglione IRPEF, fino a
- 28.000 €
- Secondo scaglione IRPEF, fino a
- 50.000 €
- Aliquota del primo scaglione
- 23 %
- Aliquota del secondo scaglione, dal 2026
- 33 %
- Aliquota oltre il secondo scaglione
- 43 %
La SRL: IRES sull'utile della società
La SRL paga l'IRES sul proprio reddito, con un'aliquota del 24 % secondo la scheda dell'Agenzia. Per il solo periodo d'imposta 2025 la legge di Bilancio 2025 ha previsto un'aliquota ridotta a condizioni stringenti di accantonamento, investimento e occupazione: il corso dedicato all'IRES della SRL la sviluppa.
L'aliquota è unica, qualunque sia l'utile. È questo che rende la SRL interessante, sulla carta, quando l'utile supera le soglie in cui l'IRPEF sale al 33 e poi al 43 %. Ma l'IRES tassa la società, non il socio: il confronto con l'IRPEF è corretto solo finché l'utile resta nella società.
Accanto all'IRES la SRL deve anche l'IRAP, l'imposta regionale sulle attività produttive. Due pagine ufficiali ne danno oggi aliquote diverse, e questo corso non ne sceglie nessuna. Il confronto che segue la lascia fuori, e va ricordato che per la SRL è un costo in più.
Resta il passaggio dell'utile al socio. Se Giulia costituisce una SRL, il reddito della società non è il suo: per usarlo deve riceverlo come compenso o come distribuzione di utili, ciascuno con una propria imposizione. Qualunque confronto che si fermi all'IRES descrive la tassazione della società, non quella di Giulia.
Cifre chiave
- Aliquota IRES ordinaria della SRL
- 24 %
- Aliquota IRES premiale, solo per il periodo d'imposta 2025 e a condizioni
- 20 %
Lo stesso imponibile, tre imposte
Per vedere l'effetto delle aliquote si può fissare un imponibile e calcolare le tre imposte. La tabella usa solo le costanti dei calcolatori: 15 % e 5 % per il forfettario, gli scaglioni del 2026 per l'IRPEF lorda, 24 % per l'IRES. Nessuna cifra vi è aggiunta a stima.
Tabella di sintesi
| Imponibile | Forfettario al 15 % | Forfettario al 5 % | IRPEF lorda per scaglioni | IRES al 24 % |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 4.500 € | 1.500 € | 7.100 € | 7.200 € |
| 40.000 € | 6.000 € | 2.000 € | 10.400 € | 9.600 € |
| 60.000 € | 9.000 € | 3.000 € | 18.000 € | 14.400 € |
L'IRPEF su 40.000 € si ricostruisce in due passi: 28.000 € al 23 % fanno 6.440 €, e i 12.000 € successivi al 33 % fanno 3.960 €, per un totale di 10.400 €. Su 60.000 € si aggiungono i 22.000 € del secondo scaglione, 7.260 €, e 10.000 € al 43 %, 4.300 €: in tutto 18.000 €.
Il limite della tabella è che nella realtà l'imponibile non è lo stesso nei tre casi. Nel forfettario dipende dal coefficiente, non dai costi veri; nel regime ordinario dai costi effettivamente sostenuti; nella SRL dall'utile di bilancio della società, dopo il compenso che eventualmente paga al socio amministratore.
Mancano poi voci che la tabella non può contenere senza una fonte letta: le detrazioni IRPEF, le addizionali, l'IRAP della SRL, la tassazione dell'utile distribuito e, per tutti, i contributi INPS, che cambiano con la gestione e con la forma giuridica. La tabella isola l'effetto delle aliquote, e solo quello.
Letta così, la tabella dice comunque qualcosa di solido. Finché si hanno i requisiti, il forfettario tassa lo stesso imponibile meno dell'IRPEF e meno dell'IRES. L'IRPEF lorda parte già dal 23 % e si allontana dal 15 % a mano a mano che il reddito entra negli scaglioni del 33 e del 43 %.
Le domande che decidono
- I ricavi attesi restano stabilmente sotto 85.000 €, con un margine per gli anni buoni?
- Le spese vere dell'attività sono alte o basse rispetto a quelle che il coefficiente forfettario presume?
- Serviranno dipendenti o collaboratori per più di 20.000 € lordi l'anno?
- L'attività si rivolgerà soprattutto all'ex datore di lavoro, o conviverà con una SRL controllata nello stesso settore?
- L'utile servirà per vivere, e quindi dovrà uscire dall'impresa, o resterà investito nell'attività?
Le prime quattro domande dicono se il forfettario è possibile. L'ultima dice molto sulla SRL: un utile che resta in società per crescere è tassato all'IRES, mentre un utile che il socio preleva ogni anno sconta un secondo passaggio. Per chi deve vivere dell'attività da subito, il confronto va rifatto includendo quel secondo passaggio.
La scelta ha anche ragioni che non sono fiscali, come la separazione tra il patrimonio personale e quello dell'impresa o l'ingresso di altri soci. Questo corso non le tratta: le cita perché una decisione presa guardando solo la colonna dell'imposta rischia di essere presa per la ragione sbagliata.
Errori da evitare
- Confrontare il 15 % del forfettario con il 24 % dell'IRES come se tassassero la stessa persona: l'IRES colpisce la società, non il socio.
- Usare lo stesso imponibile nei tre regimi dimenticando che il forfettario applica un coefficiente ai ricavi e ignora i costi reali.
- Calcolare l'IRPEF del 2026 con il 35 % riportato dalla tabella della pagina dell'Agenzia, trascurando il riquadro che lo corregge in 33 %.
- Progettare una ditta forfettaria affiancata da una SRL controllata nello stesso mestiere: è una causa di esclusione dal regime.
- Credere che superare 85.000 € faccia uscire subito dal regime: sotto 100.000 € l'uscita scatta dall'anno successivo.
- Dimenticare che l'aliquota del 5 % dura cinque anni e richiede tre condizioni, non la sola apertura della partita IVA.
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