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Calcolare l'imposta sostitutiva e sapere cosa resta da fare
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 48 sezioni · 1960 parole · 10 min
Luca, falegname, apre la partita IVA nel 2025 e al secondo anno il suo reddito imponibile forfettario arriva a 26.000 €. Paga il 5 %, cioè 1.300 euro, dove un collega che non ha i requisiti delle nuove attività paga il 15 %, cioè 3.900 euro. Stesso reddito, stessa bottega: a separarli ci sono tre condizioni e cinque anni.
Cosa saprai fare
- Ricostruire i passaggi dai ricavi al reddito imponibile, contributi previdenziali compresi
- Sapere dove l'amministrazione pubblica il coefficiente di redditività della propria attività
- Applicare l'aliquota del 15 % o quella ridotta del 5 %, verificando le tre condizioni delle nuove attività
- Elencare ciò da cui il regime dispensa, in materia di IVA e di ritenute
- Elencare ciò che resta dovuto: contributi, fattura elettronica, bollo, dichiarazione e acconti
Dal ricavo al reddito imponibile
Nel regime forfettario il reddito non si calcola sottraendo i costi effettivi dai ricavi. Si calcola applicando ai ricavi conseguiti o ai compensi percepiti una percentuale fissa, il coefficiente di redditività, stabilito per gruppi di attività. Le fatture d'acquisto, per quanto numerose, non entrano nel conto.
Definizione
Coefficiente di redditività — La percentuale che la legge assegna a ciascun gruppo di attività per trasformare ricavi e compensi in reddito. Rappresenta la parte dell'incasso che il legislatore presume sia guadagno; il resto è considerato una copertura forfettaria dei costi.
Dal reddito così determinato si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati, compresi quelli pagati per i collaboratori dell'impresa familiare nelle condizioni previste dalla scheda. Il risultato è il reddito imponibile, la base su cui si applica l'imposta.
Se i contributi versati superano il reddito forfettario, l'eccedenza non va perduta: la scheda prevede che sia deducibile dal reddito complessivo. È un caso raro ma possibile nei primi anni, quando i ricavi sono modesti e i contributi minimi pesano più del reddito.
- Si parte dai ricavi conseguiti o dai compensi percepiti nell'anno
- Si moltiplica per il coefficiente di redditività del proprio gruppo di attività
- Si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno
- Si applica al risultato l'aliquota dell'imposta sostitutiva, ordinaria o ridotta
Il calcolatore dell'imposta sostitutiva di ActioFin segue esattamente questa sequenza. Vi chiede i ricavi, il coefficiente, i contributi versati e l'anno di attività, e restituisce reddito forfettario, reddito imponibile, aliquota applicata ed eventuale eccedenza di contributi.
Il coefficiente: dove si legge e perché qui non lo scriviamo
I coefficienti di redditività sono fissati nell'allegato n. 2 alla legge n. 145/2018, come indica la scheda dell'Agenzia. Ogni gruppo di codici ATECO ha il suo. Per sapere quale vi riguarda dovete partire dal codice ATECO dichiarato all'apertura della partita IVA.
Questo corso non riporta i valori dei coefficienti, e la ragione è di metodo. La tabella è pubblicata come documento PDF o come immagine allegata alla legge, formati che i nostri strumenti di lettura non considerano letti. Un numero non letto su una fonte ufficiale non entra in un contenuto ActioFin.
Per lo stesso motivo il calcolatore non indovina il coefficiente a partire dal codice ATECO: vi chiede di inserirlo. Leggetelo nell'allegato, o fatevelo confermare da chi tiene la vostra contabilità, e conservate l'indicazione della fonte. Il resto del calcolo è meccanico e verificabile.
Un'aliquota unica al posto dell'IRPEF e delle addizionali
Sul reddito imponibile si applica un'unica imposta del 15 %, che sostituisce quelle ordinariamente previste: le imposte sui redditi e le addizionali regionale e comunale. Non ci sono scaglioni né detrazioni da calcolare. Il reddito imponibile moltiplicato per l'aliquota dà l'imposta dovuta.
Cifre chiave
- Aliquota ordinaria dell'imposta sostitutiva
- 15 %
- Aliquota ridotta per le nuove attività
- 5 %
- Durata dell'aliquota ridotta, in anni di attività
- 5 anni
L'assenza di scaglioni ha un effetto che conviene capire. Nel regime ordinario ogni euro in più può essere tassato a un'aliquota marginale crescente. Nel forfettario l'aliquota resta la stessa dal primo all'ultimo euro di reddito, finché si resta nel regime.
Nel caso dell'impresa familiare l'imposta sostitutiva si applica al reddito al lordo dei compensi dovuti dal titolare al coniuge e ai familiari, ed è dovuta dall'imprenditore. La scheda aggiunge che il reddito forfettario conta sempre quando una norma richiede requisiti reddituali per concedere deduzioni, detrazioni o benefici.
Quest'ultima precisazione evita un equivoco diffuso. Il reddito del forfettario non sparisce dal quadro solo perché è tassato a parte. Se chiedete un'agevolazione legata al reddito, per voi o per la vostra famiglia, quel reddito va considerato come previsto dalla norma che la concede.
L'aliquota del 5 % per chi comincia
L'imposta sostitutiva scende al 5 % per i primi cinque anni di attività, ma solo se ricorrono insieme tre condizioni. Il beneficio non è automatico per chiunque apra una partita IVA: è pensato per le attività davvero nuove, non per chi cambia soltanto veste giuridica.
- Nei tre anni precedenti non avete esercitato attività artistica, professionale o d'impresa, nemmeno in forma associata o familiare
- La nuova attività non è in alcun modo la mera prosecuzione di un'altra svolta prima come dipendente o autonomo, salvo il periodo di pratica obbligatoria
- Se proseguite l'attività di un altro soggetto, i ricavi o compensi di quest'ultimo nell'anno precedente non superano il limite di accesso al regime
La seconda condizione è quella che richiede più giudizio. Chi faceva il contabile in uno studio e apre la partita IVA per fare lo stesso lavoro per gli stessi clienti prosegue un'attività precedente. Chi faceva il contabile e apre un laboratorio di ceramica avvia qualcosa di nuovo.
I cinque anni si contano come anni di attività a partire dal primo. Se avete aperto nel 2023, il 2027 è il vostro quinto anno e dal 2028 si applica l'aliquota del 15 %. Il calcolatore vi chiede il rango dell'anno e vi avverte quando il beneficio è esaurito.
Le condizioni si verificano una volta, all'inizio, ma il beneficio vale solo finché si resta nel regime. Chi esce dal forfettario al terzo anno perché supera le soglie non conserva il 5 % nel regime ordinario: lì si applicano gli scaglioni dell'IRPEF.
Quel che il regime dispensa: IVA e ritenute
Il forfettario non addebita l'IVA in fattura ai propri clienti e, simmetricamente, non detrae l'IVA pagata sugli acquisti. Per un cliente privato la fattura costa quindi meno; per il forfettario l'IVA sugli acquisti diventa un costo, già compreso nella copertura forfettaria del coefficiente.
- Nessuna IVA addebitata in fattura e nessuna detrazione dell'IVA sugli acquisti
- Esonero dalla liquidazione e dal versamento periodico dell'IVA e dalla dichiarazione annuale IVA
- Nessun obbligo di registrare fatture emesse, corrispettivi e acquisti
- Esonero dalla tenuta delle scritture contabili ai fini delle imposte sui redditi
- Esclusione dagli indici sintetici di affidabilità fiscale
- Nessuna ritenuta d'acconto subita sui propri compensi, previa dichiarazione al sostituto
L'ultimo punto riguarda soprattutto i professionisti. Nel regime ordinario il cliente che è sostituto d'imposta trattiene una ritenuta d'acconto sui compensi. Il forfettario non la subisce, ma deve rilasciare al cliente un'apposita dichiarazione che attesti che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva.
In senso inverso, il forfettario non opera ritenute alla fonte sui compensi che paga, salvo quelle sui redditi di lavoro dipendente e assimilati. Nella dichiarazione dei redditi deve però indicare il codice fiscale di chi ha percepito somme senza ritenuta e il relativo ammontare.
Quel che il regime non dispensa
La lista delle semplificazioni è lunga, e per questo si tende a leggerla come un esonero da tutto. Non lo è. Alcuni obblighi restano identici a quelli degli altri titolari di partita IVA, e alcuni ne nascono proprio dalla condizione di forfettario.
- I contributi previdenziali obbligatori, dovuti secondo la gestione a cui si è iscritti
- La numerazione e la conservazione delle fatture d'acquisto e delle bollette doganali
- La certificazione dei corrispettivi
- L'integrazione delle fatture per le operazioni di cui si è debitori d'imposta, con versamento dell'IVA
- L'emissione e la ricezione di fatture elettroniche per le operazioni nazionali, e l'esterometro per quelle transfrontaliere
- La dichiarazione dei redditi, il saldo e gli acconti dell'imposta sostitutiva
I contributi previdenziali sono la voce più pesante. Il loro importo dipende dalla gestione a cui siete iscritti e dalle regole che l'INPS o la vostra cassa professionale pubblicano ogni anno. Questo corso non li quantifica: le circolari che li fissano sono documenti PDF che non abbiamo potuto leggere.
Il consiglio pratico resta valido anche senza cifre. Prima di aprire, chiedete all'INPS, sul suo portale, o alla vostra cassa quali contributi minimi e percentuali vi riguardano. Sono spesso loro, e non l'imposta sostitutiva, a decidere quanto resta davvero in tasca.
Per le operazioni in cui il forfettario è debitore d'imposta, come certi acquisti da fornitori esteri, deve integrare la fattura con aliquota e imposta e versare l'IVA entro il giorno 16 del secondo mese successivo al trimestre solare. L'esonero dall'IVA vale per le vendite, non per queste operazioni.
La fattura del forfettario
Sulla fattura elettronica la scheda delle semplificazioni contiene due frasi che non si accordano. Una ricorda un vecchio esonero con un regime premiale per chi fattura solo elettronicamente; l'altra elenca tra gli obblighi che restano l'emissione e la ricezione di fatture elettroniche per le operazioni nazionali.
La guida dell'Agenzia dedicata alla fattura elettronica per i forfettari spiega come compilarla tramite il Sistema di Interscambio, e la nostra scheda sulla fattura elettronica SdI parte da lì. In caso di dubbio sul vostro caso particolare, verificatelo con l'Agenzia prima di emettere fatture cartacee.
In concreto, nella procedura web si indica il regime fiscale forfettario, l'aliquota IVA a zero con natura non soggette, altri casi, e la causale che richiama l'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge n. 190/2014. È questo riferimento che giustifica agli occhi del cliente l'assenza di IVA.
Il professionista forfettario aggiunge una seconda causale, che dichiara l'operazione non soggetta a ritenuta d'acconto, e i dati della propria cassa previdenziale. Se la fattura è soggetta all'imposta di bollo, attiva il bollo virtuale e include nel totale i 2 euro dell'imposta.
Quando una fattura sia soggetta al bollo dipende da condizioni che l'Agenzia pubblica nelle sue istruzioni. Non riportiamo qui la soglia d'importo, perché non l'abbiamo letta su una pagina ufficiale servita. Il portale Fatture e Corrispettivi offre anche un modello precompilato per i forfettari.
Versare l'imposta: saldo e acconti
L'imposta sostitutiva si dichiara nella dichiarazione dei redditi e si versa con il modello F24, come l'IRPEF, con un saldo per l'anno precedente e acconti per l'anno in corso. Per i forfettari la scheda sul pagamento prevede una regola di rateazione propria.
Cifre chiave
- Importo totale fino al quale il forfettario versa l'acconto in un'unica soluzione a novembre
- 206 €
- Imposta dichiarata oltre la quale un acconto è dovuto
- 51,65 €
Se l'importo totale dovuto non supera 206 euro, si versa in un'unica soluzione entro il 30 novembre. Oltre quella cifra, l'acconto si divide in due rate di pari importo, alle scadenze del 30 giugno e del 30 novembre. È una differenza rispetto al contribuente ordinario, per cui la prima rata pesa meno della seconda.
Il primo anno di attività non c'è un'imposta dell'anno precedente su cui calcolare l'acconto. Il conto arriva l'anno dopo, quando al saldo del primo anno si sommano gli acconti del secondo. È un momento di cassa da prevedere, soprattutto se nel frattempo sono dovuti anche i contributi.
Errori da evitare
- Dedurre dal reddito forfettario le spese effettive: si deducono solo i contributi previdenziali obbligatori versati, il resto è coperto dal coefficiente.
- Usare un coefficiente trovato su un sito qualsiasi: il valore si legge nell'allegato n. 2 alla legge n. 145/2018, a partire dal proprio codice ATECO.
- Applicare il 5 % a chi prosegue come autonomo il lavoro che svolgeva da dipendente: la mera prosecuzione esclude l'aliquota ridotta.
- Continuare ad applicare il 5 % dopo il quinto anno di attività o dopo l'uscita dal regime.
- Credere che il forfettario non paghi mai IVA: la deve versare sulle operazioni di cui è debitore, integrando la fattura.
- Dimenticare la dichiarazione al cliente sostituto d'imposta, che altrimenti trattiene la ritenuta d'acconto sui compensi.
Contenuto didattico, aggiornato alle fonti citate. Non sostituisce una consulenza adatta alla tua situazione. Questi corsi non sono certificanti né finanziabili: non preparano ad alcuna certificazione iscritta in un registro ufficiale.