Vai al contenuto

Modulo 219 min2201 paroleGratis — senza account

Saldo, acconti e versamenti: quando e come si paga l'IRPEF

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 47 sezioni · 1926 parole · 11 min

Paolo, architetto al regime ordinario, chiude la dichiarazione del 2025 con 3.000 € di IRPEF ancora dovuta dopo le ritenute. Aveva già versato 2.400 euro di acconti. Il 30 giugno 2026 scopre però di dover pagare più dei 600 euro di saldo: con il saldo arriva il primo acconto del 2026. Chi non conosce il meccanismo lo vive come una doppia imposta.

Cosa saprai fare

  • Distinguere chi paga l'IRPEF tramite il sostituto d'imposta da chi la versa da solo con il modello F24
  • Capire come le ritenute d'acconto del professionista riducono l'imposta da versare
  • Stabilire se l'acconto è dovuto e su quale base, con il metodo storico o previsionale
  • Dividere l'acconto in una o due rate secondo gli importi e le scadenze
  • Calcolare il saldo e prevedere il fabbisogno di cassa di fine giugno e di fine novembre

Due modi di pagare: con il sostituto o da soli

Il salariato che presenta il modello 730 e ha un sostituto d'imposta non versa nulla di persona. Il datore di lavoro o l'ente pensionistico trattiene o rimborsa direttamente sullo stipendio gli importi a debito o a credito risultanti dalla dichiarazione, a partire dal mese di luglio.

Chi presenta il modello Redditi Persone fisiche, e chi presenta il 730 senza avere un sostituto d'imposta, paga invece da sé. Tutti i contribuenti versano le imposte con il modello F24; i non residenti hanno anche altre modalità, come il bonifico bancario o i servizi online dell'Agenzia.

Il professionista e l'imprenditore individuale al regime ordinario appartengono alla seconda famiglia. Nessun datore di lavoro calcola e trattiene per loro il conguaglio finale: devono sapere quanto versare, entro quando e con quale codice. È su di loro che si concentra il resto di questo modulo.

Il meccanismo: un saldo e un acconto ogni anno

L'IRPEF si paga con un acconto, in una o due rate, e con un saldo. Ogni anno il contribuente versa il saldo dell'anno precedente e l'acconto dell'anno in corso. I due pagamenti non riguardano lo stesso reddito: uno chiude il conto di ieri, l'altro anticipa quello di oggi.

Definizione

Saldo e acconto — Il saldo è la differenza tra l'imposta dovuta per un anno, risultante dalla dichiarazione, e ciò che per quello stesso anno è già stato pagato in ritenute e acconti. L'acconto è un pagamento anticipato dell'imposta dell'anno in corso, commisurato all'imposta dichiarata per l'anno precedente.

Il primo anno di un'attività autonoma è quindi il più leggero: non c'è imposta dichiarata dell'anno precedente, e l'acconto non nasce. Il secondo anno è il più pesante, perché al saldo del primo si aggiunge l'intero acconto del secondo. Chi apre una partita IVA dovrebbe accantonare fin dall'inizio.

Un esempio rende l'effetto visibile. Un professionista al primo anno, senza ritenute subite, dichiara per quell'anno 3.000 euro di imposta. Nessun acconto era stato versato, quindi il saldo è l'intera somma. A giugno dell'anno dopo paga 3.000 euro di saldo e 1.200 euro di primo acconto: 4.200 euro in un solo giorno.

A novembre segue la seconda rata di 1.800 euro. In cinque mesi escono dunque 6.000 euro, il doppio dell'imposta di un anno. Non è una doppia tassazione, ma la messa a regime del meccanismo: dal terzo anno in poi, se il reddito resta stabile, il saldo torna vicino a zero.

Le ritenute d'acconto del professionista

Il professionista residente che fattura a un cliente sostituto d'imposta, come un'impresa o un altro professionista, subisce una ritenuta a titolo d'acconto sui compensi. Il cliente la trattiene al pagamento e la versa all'Erario con il modello F24. Per i residenti la ritenuta è pari al 20 %.

Cifre chiave

Ritenuta d'acconto sui compensi di lavoro autonomo pagati a residenti
20 %
Ritenuta a titolo d'imposta sui compensi pagati a non residenti per prestazioni in Italia
30 %

A titolo d'acconto significa che la ritenuta non è l'imposta definitiva. È un anticipo che il professionista recupera nella dichiarazione, sottraendolo dall'imposta netta. Se le ritenute subite superano l'imposta dovuta, la dichiarazione chiude a credito; se sono inferiori, resta un'imposta da versare.

Per i non residenti che svolgono prestazioni in Italia la regola cambia natura: il 30 % trattenuto è a titolo d'imposta, cioè definitivo, e non si recupera in dichiarazione. È una distinzione da non dimenticare quando si confrontano due preventivi, uno di un professionista residente e uno di un non residente.

Il calcolatore della ritenuta d'acconto di ActioFin mostra come si passa dal compenso lordo al netto incassato. Qui ci interessa il passo successivo: le ritenute di un anno sono uno dei numeri che la dichiarazione sottrae prima di stabilire se c'è un saldo da pagare e se nasce un acconto.

Quando l'acconto è dovuto

L'acconto è dovuto se l'imposta dichiarata nell'anno, riferita cioè all'anno precedente, supera 51,65 euro una volta sottratti detrazioni, crediti d'imposta, ritenute ed eccedenze. È una soglia stretta: 51,65 euro esatti non fanno nascere l'acconto, 51,66 sì.

Cifre chiave

Imposta dichiarata oltre la quale l'acconto è dovuto
51,65 €
Misura dell'acconto rispetto all'imposta dichiarata
100 %

L'acconto è pari al 100 % dell'imposta dichiarata nell'anno. È il cosiddetto metodo storico: si paga per l'anno in corso quanto si è dichiarato per quello precedente. Il ragionamento dell'amministrazione è semplice: in assenza di altre informazioni, l'anno che viene somiglierà a quello appena chiuso.

In alternativa il contribuente può versare l'acconto sull'imposta inferiore che prevede di dover pagare per l'anno in corso. È il metodo previsionale, utile quando i ricavi calano davvero: un contratto perso, un anno sabbatico, una malattia. Il calcolatore degli acconti permette di confrontare i due metodi.

Il metodo previsionale ha un prezzo: se la previsione si rivela troppo ottimista, l'acconto versato risulta insufficiente rispetto a quanto era dovuto. Prima di sceglierlo conviene basarsi su dati concreti dell'anno in corso, non su una speranza, e documentare la stima.

L'esempio mostra perché il metodo previsionale va scelto con i numeri in mano. Se a dicembre Chiara trova un nuovo cliente importante e la sua imposta del 2026 torna a 3.000 euro, l'acconto di 2.000 euro si rivelerà troppo basso. La scelta di giugno si giudica sull'anno intero.

Una rata o due

Se l'acconto è inferiore a 257,52 euro si versa in un'unica volta entro il 30 novembre dell'anno d'imposta. Se è pari o superiore a 257,52 euro si divide in due rate: il 40 % entro il 30 giugno, insieme al saldo dell'anno precedente, e il restante 60 % entro il 30 novembre.

Cifre chiave

Acconto a partire dal quale si paga in due rate
257,52 €
Prima rata, con scadenza a giugno
40 %
Seconda rata, con scadenza a novembre
60 %

Tabella di sintesi

Acconto dovutoEntro il 30 giugnoEntro il 30 novembre
Imposta dichiarata non oltre 51,65 euroNullaNulla
Inferiore a 257,52 euroNullaL'intero acconto
Pari o superiore a 257,52 euro40 % dell'acconto, con il saldo60 % dell'acconto

Due casi fanno eccezione alla ripartizione 40 e 60. I contribuenti soggetti agli indici sintetici di affidabilità, gli ISA, e quelli al regime forfettario pagano in due rate di pari importo, e in un'unica soluzione a novembre fino a una soglia propria di 206 euro. Il calcolatore gestisce entrambi i regimi.

Il saldo e il conto di fine giugno

Il saldo è ciò che resta dell'imposta dell'anno precedente dopo aver tolto ritenute e acconti già versati per quell'anno. Se è positivo si paga; se gli acconti e le ritenute superano l'imposta, la dichiarazione chiude a credito. Per il dipendente con sostituto quel credito arriva in busta paga; per gli altri segue le regole indicate nelle istruzioni della dichiarazione.

A fine giugno il professionista versa quindi due cose diverse nello stesso modello F24: il saldo dell'anno chiuso e la prima rata dell'acconto dell'anno in corso. Sommarle in anticipo, invece di scoprirle a giugno, è la differenza tra un pagamento previsto e un problema di cassa.

A queste somme si affiancano, per chi ne è soggetto, le addizionali e i contributi previdenziali, con regole e scadenze proprie. Questo modulo non le quantifica, ma chi prepara il budget di giugno deve sapere che l'IRPEF non è l'unica voce del modello F24 di quel mese.

Scadenze e maggiorazione

Salvo proroghe, il saldo e l'eventuale prima rata di acconto vanno versati entro il 30 giugno dell'anno in cui si presenta la dichiarazione. Si può pagare anche entro i successivi 30 giorni, con una maggiorazione dello 0,40 %. La seconda o unica rata di acconto scade il 30 novembre.

La maggiorazione dello 0,40 % non è una sanzione per un ritardo, ma il prezzo di un differimento previsto dalla regola. Su un versamento di 1.800 euro vale 7,20 euro. Può essere un buon compromesso quando la liquidità di fine giugno è tesa, purché si rispetti la seconda scadenza.

Le proroghe, quando vengono disposte, spostano queste date per categorie di contribuenti. Le date del 30 giugno e del 30 novembre sono la regola da cui partire, ma prima di pagare conviene controllare sul sito dell'Agenzia se per l'anno in corso è intervenuto un rinvio.

  • Entro il 30 giugno: saldo dell'anno precedente e, se l'acconto supera la soglia delle due rate, la prima rata
  • Nei 30 giorni successivi al 30 giugno: gli stessi importi, con la maggiorazione dello 0,40 %
  • Da luglio, per il dipendente con sostituto: trattenute o rimborsi in busta paga
  • Entro il 30 novembre: la seconda rata, oppure l'unica rata se l'acconto è sotto la soglia

Il modello F24 in pratica

Il modello F24 è diviso in sezioni. L'IRPEF, come l'IVA e le ritenute, si versa nella sezione Erario; l'addizionale regionale nella sezione Regioni; le imposte comunali nella sezione IMU e altri tributi locali. Ogni riga porta un codice tributo e l'anno di riferimento, scritto con quattro cifre.

Gli importi vanno sempre indicati con due decimali, anche quando sono zero: settanta euro si scrivono 70,00. Se il calcolo dà più decimali si arrotonda al centesimo, per eccesso quando la terza cifra è pari o superiore a 5 e per difetto altrimenti. Così 74,955 diventa 74,96.

Chi è titolare di partita IVA deve presentare il modello F24 esclusivamente per via telematica: con i servizi F24 web o F24 online dell'Agenzia, con l'home banking di una banca convenzionata o tramite un intermediario abilitato. Il modello cartaceo allo sportello non è una possibilità per lui.

Chi non ha la partita IVA non è obbligato alla via telematica. Può presentare il modello cartaceo in banca, all'ufficio postale o allo sportello dell'agente della riscossione, pagando in contanti o con gli altri mezzi che la scheda dell'Agenzia elenca.

Una regola vale per tutti: chi usa un credito in compensazione, per esempio un credito d'imposta risultante dalla dichiarazione, deve passare dai servizi telematici dell'Agenzia. Lo stesso vale per il modello F24 a saldo zero, in cui i crediti compensati coprono interamente i debiti.

La scheda ActioFin sul versamento del saldo e degli acconti IRPEF riprende la compilazione passo per passo. Questo corso si ferma al calcolo: quanto versare, entro quando e perché. Il modulo si compila bene solo quando questi tre numeri sono già chiari.

Errori da evitare

  • Scambiare il primo acconto per una seconda imposta: a giugno si pagano insieme il saldo dell'anno chiuso e l'anticipo dell'anno in corso.
  • Dimenticare le ritenute d'acconto subite nel calcolo del saldo: sono anticipi dell'imposta e si sottraggono in dichiarazione.
  • Trattare la ritenuta del 30 % sui non residenti come un acconto recuperabile: è a titolo d'imposta.
  • Dividere in due rate un acconto inferiore a 257,52 euro: si versa per intero entro il 30 novembre.
  • Usare il metodo previsionale senza dati concreti: se la previsione è troppo bassa l'acconto risulta insufficiente.
  • Non accantonare nel primo anno di attività: il secondo anno porta insieme il saldo del primo e l'acconto del secondo.

Leggi in inglese

Contenuto didattico, aggiornato alle fonti citate. Non sostituisce una consulenza adatta alla tua situazione. Questi corsi non sono certificanti né finanziabili: non preparano ad alcuna certificazione iscritta in un registro ufficiale.