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Dal reddito all'imposta netta: scaglioni e detrazione per lavoro dipendente

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 46 sezioni · 1937 parole · 11 min

Quando Sara, impiegata a Torino, è passata da 28.000 € a 32.000 € di reddito, ha temuto che l'intero stipendio salisse al 33 %. Non è andata così: solo i 4.000 euro in più sono tassati alla seconda aliquota, e la sua IRPEF lorda cresce di 1.320 euro, non di qualche migliaio. Capire gli scaglioni significa smettere di temere un aumento.

Cosa saprai fare

  • Distinguere reddito complessivo, reddito imponibile, imposta lorda e imposta netta
  • Applicare gli scaglioni del 2026 in modo progressivo e non all'intero reddito
  • Calcolare la detrazione per lavoro dipendente nelle sue tre fasce, con minimi e maggiorazione
  • Rapportare la detrazione al periodo di lavoro e sapere che non supera mai l'imposta lorda
  • Riconoscere ciò che il calcolo di base lascia fuori: addizionali, altre detrazioni e crediti

Chi paga l'IRPEF e su quali redditi

L'imposta sul reddito delle persone fisiche, l'IRPEF, è dovuta da chi possiede redditi fondiari, di capitale, di lavoro dipendente e assimilati, compresi quelli di pensione, di lavoro autonomo, d'impresa e i cosiddetti redditi diversi. È l'imposta che riguarda insieme il salariato, il pensionato e il professionista al regime ordinario.

Per chi risiede in Italia il reddito complessivo comprende tutti i redditi, ovunque prodotti. Per chi non vi risiede comprende solo quelli prodotti in Italia. La differenza pesa per chi lavora a cavallo di una frontiera, ed è regolata anche dalle convenzioni contro le doppie imposizioni.

Questo modulo segue il percorso del salariato e del lavoratore autonomo al regime ordinario. Chi applica il regime forfettario non calcola l'IRPEF sul reddito dell'attività: paga un'imposta sostitutiva con regole proprie, trattate in un corso separato.

Dal reddito complessivo al reddito imponibile

Il punto di partenza è il reddito complessivo, cioè la somma dei redditi dell'anno. Da questo si tolgono gli oneri deducibili, alcune spese che la legge consente di sottrarre prima di calcolare l'imposta. L'Agenzia cita come esempi i contributi previdenziali e assistenziali e le erogazioni liberali agli enti non profit.

Definizione

Reddito imponibile — Il reddito complessivo al netto degli oneri deducibili. È la base alla quale si applicano le aliquote per scaglioni dell'articolo 11 del testo unico delle imposte sui redditi, e da cui nasce l'imposta lorda.

  • Reddito complessivo meno oneri deducibili: si ottiene il reddito imponibile
  • Reddito imponibile per le aliquote degli scaglioni: si ottiene l'imposta lorda
  • Imposta lorda meno le detrazioni, fino a concorrenza: si ottiene l'imposta netta
  • Imposta netta meno i crediti d'imposta spettanti
  • Il risultato meno le ritenute già subite e gli acconti versati: si ottiene il saldo da pagare o il credito

Tenere separati questi passaggi evita la confusione più comune: sommare mentalmente detrazioni e deduzioni come se fossero la stessa cosa. Una deduzione riduce la base su cui si calcola l'imposta; una detrazione riduce l'imposta già calcolata. Mille euro dedotti e mille euro detratti non valgono lo stesso.

Con un reddito tassato al 23 %, dedurre mille euro fa risparmiare 230 euro di imposta, perché toglie mille euro dalla base. Detrarre mille euro ne fa risparmiare mille, perché li toglie direttamente dall'imposta. La deduzione vale di più per chi ha un'aliquota marginale più alta; la detrazione vale lo stesso per tutti, entro il limite dell'imposta.

Gli scaglioni del 2026

L'articolo 11 del testo unico, nel testo consolidato letto sulla Gazzetta Ufficiale, fissa tre scaglioni. Fino a 28.000 euro si applica il 23 %; oltre 28.000 e fino a 50.000 euro il 33 %; oltre 50.000 euro il 43 %. Sono le aliquote dell'imposta lorda per il periodo d'imposta 2026.

Cifre chiave

Limite superiore del primo scaglione
28.000 €
Limite superiore del secondo scaglione
50.000 €
Aliquota del primo scaglione
23 %
Aliquota del secondo scaglione
33 %
Aliquota oltre il secondo scaglione
43 %

Gli scaglioni funzionano per fette. Ogni aliquota colpisce solo la parte di reddito che cade nel suo scaglione. Chi guadagna 50.001 euro non paga il 43 % su tutto: lo paga su un euro. Il resto del reddito continua a essere tassato al 23 % e al 33 %, come per chiunque altro.

Da qui due misure diverse. L'aliquota marginale è quella che colpisce l'ultimo euro guadagnato, e dice quanto costa in imposta un aumento. L'aliquota media è l'imposta lorda divisa per il reddito imponibile, e dice quanto pesa l'imposta sul totale. Il calcolatore restituisce entrambe.

Tabella di sintesi

Reddito imponibileAliquota della fettaImposta lorda accumulata a fine fetta
Fino a 28.000 euro23 %6.440 euro
Da 28.000 a 50.000 euro33 %6.440 + 7.260 = 13.700 euro
Oltre 50.000 euro43 %13.700 euro più il 43 % dell'eccedenza

I valori della tabella si ricavano dagli scaglioni: il 23 % di 28.000 euro dà 6.440 euro, il 33 % dei 22.000 euro della seconda fetta ne dà 7.260. L'Agenzia delle Entrate indica la stessa cifra di 13.700 euro nel suo avviso sulla legge di Bilancio 2026.

Proprio quella pagina dell'Agenzia merita attenzione. La sua tabella riporta ancora il 35 % per il secondo scaglione, mentre il riquadro di avvertenza sottostante spiega che la legge di Bilancio 2026 lo ha ridotto al 33 %. Il testo consolidato della Gazzetta Ufficiale porta il 33 %: è la fonte che fa fede.

Lo stesso avviso segnala che per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro la legge ha previsto un meccanismo di sterilizzazione del beneficio della riduzione. Il calcolatore degli scaglioni non lo applica; chi si trova in quella fascia deve tenerne conto a parte.

La detrazione per lavoro dipendente

Chi percepisce redditi di lavoro dipendente ha diritto a una detrazione dall'imposta lorda, stabilita dall'articolo 13, comma 1, del testo unico. Non è una cifra fissa: dipende dal reddito complessivo e decresce man mano che il reddito sale, fino ad annullarsi.

Cifre chiave

Detrazione piena fino al limite della prima fascia
1.955 €
Reddito complessivo massimo della prima fascia
15.000 €
Detrazione minima nella prima fascia
690 €
Detrazione minima nella prima fascia per i contratti a tempo determinato
1.380 €
Importo base della seconda e della terza fascia
1.910 €
Maggiorazione per un reddito complessivo oltre 25.000 e fino a 35.000 euro
65 €
  • Reddito complessivo fino a 15.000 euro: 1.955 euro
  • Oltre 15.000 e fino a 28.000 euro: 1.910 euro più 1.190 euro moltiplicati per il rapporto tra 28.000 euro meno il reddito e 13.000 euro
  • Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro: 1.910 euro moltiplicati per il rapporto tra 50.000 euro meno il reddito e 22.000 euro
  • Oltre 50.000 euro: nessuna detrazione

Il rapporto delle due fasce centrali è ciò che rende la detrazione decrescente. Più il reddito si avvicina al limite superiore della fascia, più il numeratore si riduce. A 28.000 euro il rapporto della seconda fascia vale zero e resta la sola base; a 50.000 euro si annulla anche la terza.

Il comma 6 dello stesso articolo stabilisce che il risultato di questi rapporti, quando è maggiore di zero, si assume nelle prime quattro cifre decimali. Il calcolatore lo legge come un troncamento: si tengono le prime quattro cifre dopo la virgola, senza arrotondare la quinta.

Nella prima fascia il testo fissa dei minimi. La detrazione effettivamente spettante non può scendere sotto 690 euro, o sotto 1.380 euro per i rapporti a tempo determinato. I minimi contano soprattutto per chi ha lavorato solo una parte dell'anno, come si vedrà tra poco.

Il comma 1.1 aggiunge una maggiorazione di 65 euro quando il reddito complessivo è superiore a 25.000 euro ma non a 35.000 euro. È piccola, ma crea un salto: chi supera i 35.000 euro di un solo euro perde i 65 euro in un colpo.

Il reddito complessivo che serve per la detrazione si considera al netto del reddito dell'abitazione principale e delle sue pertinenze, come precisa il comma 6-bis. È un dettaglio che conta per chi possiede la casa in cui vive e dichiara anche il suo reddito fondiario.

Rapportare la detrazione al periodo di lavoro

La detrazione spetta rapportata al periodo di lavoro nell'anno. Chi è stato assunto a settembre non ha diritto alla detrazione annua intera. Il calcolatore conta il periodo in giorni su un anno di 365 e moltiplica la detrazione annua per i giorni lavorati divisi per 365.

È qui che intervengono i minimi. Un lavoratore a tempo determinato con 12.000 euro di reddito e 146 giorni di lavoro avrebbe una detrazione rapportata di 1.955 × 146 / 365, cioè 782 euro. Il minimo di 1.380 euro per i contratti a termine la riporta a quella cifra.

Dall'imposta lorda all'imposta netta

L'imposta netta si ottiene sottraendo dall'imposta lorda le detrazioni, ma solo fino a concorrenza del suo ammontare. L'Agenzia lo dice in termini chiari: le detrazioni sono riconosciute generalmente fino all'ammontare dell'imposta dovuta, e gli importi superiori non si rimborsano. La parte eccedente va perduta.

La detrazione per lavoro dipendente non è la sola. Esistono detrazioni per il coniuge, per alcuni figli e per gli ascendenti conviventi, e detrazioni legate a spese sostenute nell'anno, come salute, istruzione e interessi del mutuo per l'abitazione. Il loro calcolo esula da questo modulo.

Il lavoratore autonomo al regime ordinario non ha la detrazione del comma 1. Il comma 5 dello stesso articolo prevede per alcuni redditi, tra cui quelli di lavoro autonomo, una detrazione propria con fasce diverse, non cumulabile con quella del lavoro dipendente. Chi ha entrambi i redditi non somma le due detrazioni.

Dopo le detrazioni si sottraggono i crediti d'imposta spettanti. Il calcolatore di ActioFin, per sua scelta dichiarata, non comprende le misure della legge n. 207/2024, il trattamento integrativo né le detrazioni per familiari e spese. Sono ipotesi scritte, non dimenticanze.

Quando l'imposta non è dovuta affatto

L'articolo 11 prevede anche due casi in cui l'IRPEF non è dovuta, qualunque sia il risultato del calcolo. Il primo riguarda chi possiede soltanto redditi di pensione non superiori a 7.500 euro goduti per l'intero anno, redditi di terreni fino a 185,92 euro e il reddito dell'abitazione principale con le sue pertinenze.

Il secondo riguarda chi possiede soltanto redditi fondiari di importo complessivo non superiore a 500 euro. In entrambi i casi la parola decisiva è soltanto: basta un reddito di altra natura, anche piccolo, perché l'esenzione non operi e si torni al calcolo ordinario per scaglioni.

Sono casi che toccano poco il salariato o il professionista, ma spiegano perché un familiare con una piccola pensione o un terreno ereditato può non dover nulla. Chi aiuta un parente a compilare la dichiarazione dovrebbe verificarli prima di avviare il calcolo.

Le addizionali e i testi che cambiano

All'IRPEF si aggiungono le addizionali regionale e comunale, che l'Agenzia nomina accanto alle imposte sui redditi. Questo corso non le quantifica: dipendono dalla regione e dal comune, e non abbiamo letto le loro misure su una fonte ufficiale servita. Il calcolatore degli scaglioni calcola solo l'IRPEF lorda.

Il testo unico delle imposte sui redditi, da cui vengono scaglioni e detrazioni, è stato abrogato dal decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, con effetto dal 1° gennaio 2027. Per il periodo d'imposta 2026 si applicano ancora gli articoli 11 e 13 nella versione letta. Questo corso non anticipa il contenuto del nuovo testo.

Errori da evitare

  • Applicare l'aliquota più alta all'intero reddito: ogni aliquota colpisce solo la fetta di reddito che cade nel proprio scaglione.
  • Leggere il 35 % nella tabella dell'Agenzia senza l'avvertenza che segue: per il 2026 il secondo scaglione è al 33 %.
  • Confondere deduzione e detrazione: la prima riduce la base imponibile, la seconda riduce l'imposta già calcolata.
  • Contare la detrazione per lavoro dipendente per intero a chi ha lavorato solo una parte dell'anno: va rapportata al periodo di lavoro.
  • Aspettarsi il rimborso della detrazione che supera l'imposta lorda: la parte eccedente non si recupera.
  • Arrotondare i rapporti delle fasce invece di troncarli alla quarta cifra decimale.

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