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Deduzione dei contributi e detrazione per l'assistenza: quanto rende al datore domestico

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 39 sezioni · 1726 parole · 10 min

Marco, impiegato a Padova con un reddito di 38.000 €, paga una badante per il padre non autosufficiente. A fine anno ha versato 1.700 € di contributi a proprio carico e 12.000 € di stipendi con bonifico. Può ridurre l'IRPEF in due modi diversi e cumulabili: in tutto fino a 910 € circa, se compila bene la dichiarazione.

Cosa saprai fare

  • Distinguere la deduzione dei contributi versati per un collaboratore domestico dalla detrazione per gli addetti all'assistenza
  • Applicare il tetto di 1.549,37 euro alla sola quota contributiva a carico del datore
  • Verificare le condizioni della detrazione del 19 per cento: non autosufficienza, tetto di 2.100 euro, reddito fino a 40.000 euro
  • Calcolare il risparmio complessivo con le aliquote IRPEF del 2026
  • Preparare la documentazione e controllare i dati nella dichiarazione precompilata

Due agevolazioni per due spese diverse

La famiglia che assume un collaboratore sostiene due tipi di spesa: la retribuzione pagata al lavoratore e i contributi versati all'INPS. Il fisco le tratta separatamente. I contributi danno diritto a una deduzione dal reddito; la retribuzione, solo in un caso preciso, dà diritto a una detrazione dall'imposta.

La scheda dell'Agenzia delle Entrate sulle agevolazioni per le persone con disabilità le presenta una accanto all'altra, sotto la voce dell'assistenza personale. La prima riguarda tutti i collaboratori domestici e familiari; la seconda soltanto chi assiste una persona non autosufficiente.

Tabella di sintesi

VoceDeduzione dei contributiDetrazione per l'assistenza
Che cosa si consideraContributi obbligatori versati per colf, baby-sitter, badanti, autisti, giardinieriRetribuzione pagata agli addetti all'assistenza personale
CondizioneSolo la quota rimasta a carico del datoreNon autosufficienza certificata; reddito complessivo fino a 40.000 euro
Tetto annuo1.549,37 euro di contributi2.100 euro di spesa
Dove agisceSul reddito, prima delle aliquoteSull'imposta lorda, al 19 per cento

La deduzione dei contributi: solo la parte a carico della famiglia

La dichiarazione precompilata descrive la voce con precisione. Si indicano i contributi versati nell'anno come datore di lavoro di addetti ai servizi domestici, come autisti e giardinieri, o all'assistenza personale e familiare, come colf, baby-sitter e assistenti delle persone anziane.

La deduzione spetta solo per la quota rimasta a carico del datore. Il contributo versato con l'avviso pagoPA comprende anche una parte a carico del lavoratore, che la famiglia trattiene dalla retribuzione: quella parte va tolta. Dedurre l'intero importo pagato all'INPS è l'errore più frequente.

Cifre chiave

Tetto annuo dei contributi deducibili per addetti ai servizi domestici e familiari
1.549,37 €
Aliquota IRPEF del secondo scaglione, oltre 28.000 € e fino a 50.000 €
33 %

Il tetto è di 1.549,37 euro l'anno. La precompilata avverte che, se si inserisce un importo maggiore, il sistema lo riduce da solo fino al limite. La cifra viene dal testo unico, che all'articolo 10, comma 2, esprime ancora il limite in lire: tre milioni. L'importo in euro è quello che l'Agenzia applica.

Una deduzione riduce il reddito tassato, quindi il suo valore dipende dall'aliquota marginale di chi la chiede. Nel 2026 gli scaglioni IRPEF applicano il 23 per cento fino a 28.000 euro, il 33 per cento fino a 50.000 e il 43 per cento oltre. Lo stesso tetto rende quindi somme diverse a redditi diversi.

Cifre chiave

Aliquota IRPEF fino a 28.000 €
23 %
Limite superiore del primo scaglione
28.000 €
Limite superiore del secondo scaglione
50.000 €
Aliquota IRPEF oltre 50.000 €
43 %

Attenzione ai redditi vicini a un limite di scaglione. Se la deduzione fa scendere il reddito sotto i 28.000 o i 50.000 euro, la parte che attraversa il limite si valuta con l'aliquota più bassa. Il calcolatore degli scaglioni IRPEF permette di confrontare l'imposta con e senza la deduzione.

Chi deduce è la persona che ha versato i contributi come datore di lavoro. Se il rapporto è intestato alla madre assistita, è lei a poterli dedurre nella propria dichiarazione, con la propria aliquota. Quando la madre ha un reddito basso, la deduzione può rendere poco: conviene saperlo prima di decidere a chi intestare l'assunzione.

La detrazione per gli addetti all'assistenza: tre condizioni

La seconda agevolazione riguarda la retribuzione, non i contributi. L'Agenzia la descrive così: sono detraibili al 19 per cento le spese per gli addetti all'assistenza personale quando la persona assistita non è autosufficiente negli atti della vita quotidiana. Una colf che si occupa solo delle pulizie non rientra.

Prima condizione: la non autosufficienza deve risultare da un certificato medico. L'Agenzia porta come esempi chi non riesce ad alimentarsi, a provvedere all'igiene personale, a camminare o a vestirsi, e chi ha bisogno di sorveglianza continua. Non basta l'età: la non autosufficienza deve dipendere da una patologia.

Seconda condizione: la spesa conta fino a 2.100 euro all'anno. Il tetto è riferito al contribuente, non alla persona assistita. Chi paga l'assistenza per sé e per un genitore resta comunque a 2.100 euro; se invece più figli pagano per lo stesso genitore, il tetto si divide tra loro.

Terza condizione: il reddito complessivo di chi chiede la detrazione non deve superare 40.000 euro. L'Agenzia precisa che nel calcolo entra anche il reddito degli immobili affittati con la cedolare secca. Chi supera la soglia anche di un euro perde tutta la detrazione, non una parte.

Cifre chiave

Percentuale della detrazione per gli addetti all'assistenza
19 %
Spesa massima su cui calcolarla, per contribuente
2.100 €
Reddito complessivo massimo di chi la chiede
40.000 €
Detrazione massima: 19 % di 2.100 €
399 €

La persona assistita può essere il contribuente stesso o un familiare, anche se non è fiscalmente a carico. La detrazione spetta anche quando l'assistenza è resa da una casa di cura o di riposo, da una cooperativa di servizi o da un'agenzia interinale, a condizione che la documentazione distingua la parte riferita all'assistenza.

Documenti e pagamenti: ciò che rende la spesa detraibile

Dal 2020 la detrazione richiede un pagamento tracciabile: bonifico, carta, assegno. Lo stipendio della badante pagato in contanti non dà diritto al 19 per cento, anche se il rapporto è regolarmente comunicato e i contributi sono pagati. La deduzione dei contributi segue invece il versamento con l'avviso pagoPA.

La documentazione può essere una ricevuta firmata dall'addetto all'assistenza, insieme alla prova del pagamento tracciato. Deve riportare codice fiscale e dati anagrafici di chi paga e di chi presta l'assistenza. Se la spesa riguarda un familiare, la ricevuta indica anche i dati e il codice fiscale del familiare.

  • Il certificato medico che attesta la non autosufficienza
  • Le ricevute mensili firmate dalla badante, con i codici fiscali di tutti gli interessati
  • Gli estratti conto o le contabili dei bonifici
  • Le ricevute dei versamenti pagoPA dei contributi, dal Portale dei Pagamenti
  • Il conteggio della quota di contributi trattenuta al lavoratore, da escludere dalla deduzione

Tre famiglie, tre risultati diversi

Le due agevolazioni non si applicano a tutte le famiglie nello stesso modo. Conviene fissare tre situazioni ricorrenti, perché da ciascuna dipende quale voce entra in dichiarazione. La differenza non la fa il costo del collaboratore, ma il lavoro che svolge e la persona di cui si occupa.

Tabella di sintesi

SituazioneDeduzione dei contributiDetrazione del 19 per cento
Colf per le pulizie di casaSì, sulla quota a carico della famigliaNo: nessuna persona non autosufficiente
Baby-sitter per i figli piccoliSì, la precompilata la nomina espressamenteNo: l'età del bambino non è non autosufficienza da patologia
Badante per un genitore non autosufficienteSì, sulla quota a carico di chi è datoreSì, con certificato, pagamento tracciabile e reddito fino a 40.000 euro

Nella prima e nella seconda situazione il beneficio fiscale si ferma ai contributi. Nella terza si sommano le due voci, ma ciascuna ha il suo titolare: la deduzione spetta a chi figura come datore di lavoro, la detrazione a chi sostiene la spesa della retribuzione, che può essere un altro familiare.

Una famiglia può quindi organizzarsi senza sprecare nulla. Se il figlio con il reddito più alto è il datore di lavoro, la deduzione rende di più grazie alla sua aliquota; se il fratello con un reddito sotto i 40.000 euro paga una parte della retribuzione, può detrarla. Ogni pagamento deve però risultare davvero da chi lo dichiara.

Le due agevolazioni insieme, nel 730 o nel Redditi

L'Agenzia afferma espressamente che la detrazione per l'assistenza non esclude la deduzione dei contributi obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari. Chi assume una badante per un genitore non autosufficiente può quindi usarle entrambe nella stessa dichiarazione, ciascuna con il proprio tetto.

Le due voci si indicano nel modello 730 o nel modello Redditi Persone fisiche: i contributi tra gli oneri deducibili, la retribuzione tra le spese che danno diritto a una detrazione. La precompilata mostra una sezione dedicata ai dati trasmessi da terzi, tra cui i contributi per i lavoratori domestici.

Nella precompilata si può verificare se quei dati sono stati usati e integrarli se mancano. Conviene farlo sempre: controllare che l'importo considerato sia la sola quota a carico del datore, e aggiungere la spesa per l'assistenza, che dipende da un certificato e da ricevute che l'Agenzia non conosce.

La sezione permette anche di vedere le spese riferite ai familiari a carico, selezionando il loro codice fiscale. La retribuzione pagata a un addetto all'assistenza, invece, va di norma inserita a mano: la sezione della precompilata sui dati trasmessi da terzi elenca i contributi domestici, non gli stipendi.

Un controllo finale utile è ricostruire le cifre dal Portale dei Pagamenti dell'INPS. Le ricevute trimestrali mostrano quanto è stato versato; il prospetto paga della badante mostra la parte trattenuta. La differenza è la quota a carico della famiglia, da confrontare con il tetto di 1.549,37 euro prima di confermare la dichiarazione.

Resta un limite comune a ogni detrazione: agisce sull'imposta lorda e non può superarla. Un pensionato con un'imposta molto bassa rischia di non poter usare tutto il 19 per cento. Per i redditi più alti valgono invece regole generali di riduzione delle detrazioni, che questo corso non tratta.

Errori da evitare

  • Dedurre l'intero contributo pagato all'INPS, compresa la quota trattenuta al lavoratore.
  • Chiedere la detrazione del 19 per cento per una colf che fa solo le pulizie, senza una persona non autosufficiente da assistere.
  • Pagare la badante in contanti e perdere la detrazione, pur con un rapporto regolare.
  • Applicare il tetto di 2.100 euro a ogni persona assistita invece che a chi paga.
  • Dimenticare che oltre 40.000 euro di reddito complessivo la detrazione si perde per intero.
  • Valutare la deduzione con l'aliquota media invece che con quella dello scaglione più alto raggiunto.

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