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Bonus mobili e adempimenti: come non perdere la detrazione
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 44 sezioni · 1801 parole · 10 min
Marco ha finito di ristrutturare il suo appartamento a Bari e compra cucina, divano e lavastoviglie per 6.500 €, trasporto e montaggio compresi. Paga 5.600 € con la carta e 900 € in contanti per avere uno sconto dal negozio. Crede di poter detrarre metà di tutto. Ne detrarrà molto meno, e i contanti non c'entrano solo per la ragione che pensa lui.
Cosa saprai fare
- Calcolare il bonus mobili del 2026 e capire che cosa entra nel tetto di 5.000 euro
- Verificare il legame tra l'acquisto dei mobili e un intervento di ristrutturazione
- Pagare nel modo corretto lavori e arredi
- Raccogliere e conservare i documenti che l'Agenzia può chiedere
- Rispettare la comunicazione all'ENEA e le altre condizioni formali
Il bonus mobili nel 2026
Il bonus mobili è una detrazione Irpef per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. Non è un'agevolazione autonoma: esiste solo accanto a un intervento di recupero edilizio che dà diritto alla detrazione. Chi arreda una casa senza lavori non ne ha diritto.
Per il 2026 la detrazione è del 50 % e si calcola su un importo massimo di 5.000 euro, comprensivo delle eventuali spese di trasporto e montaggio. Come per i lavori, va ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Il beneficio massimo è quindi di 2.500 euro, cioè 250 euro l'anno.
Cifre chiave
- Detrazione sui mobili e grandi elettrodomestici
- 50 %
- Tetto di spesa per il 2026, trasporto e montaggio compresi
- 5.000 €
- Quote annuali della detrazione
- 10
Il tetto è sceso negli ultimi anni. Il testo del decreto legge n. 63 del 2013 ricorda la sequenza: 10.000 euro per il 2022, 8.000 per il 2023 e 5.000 per il 2024, il 2025 e il 2026. Chi ricorda cifre più generose sta pensando a regole che non valgono per gli acquisti di quest'anno.
La detrazione spetta indipendentemente dall'importo speso per la ristrutturazione. Una piccola opera agevolata basta a dare diritto all'intero tetto di 5.000 euro per gli arredi. Il testo lo dice in modo esplicito: le spese per i mobili si computano senza guardare a quelle per i lavori.
Quali beni e quali lavori
I mobili devono essere nuovi. Per i grandi elettrodomestici conta anche la classe energetica: non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie, alla classe F per frigoriferi e congelatori, per gli apparecchi per i quali è prevista l'etichetta energetica.
- Forni: classe non inferiore alla A
- Lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie: classe non inferiore alla E
- Frigoriferi e congelatori: classe non inferiore alla F
- Mobili: nuovi, destinati all'immobile ristrutturato
- Trasporto e montaggio: compresi nel tetto di 5.000 euro
Il legame con i lavori è anche temporale. Per gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2026, l'intervento di ristrutturazione deve essere iniziato a partire dal 1° gennaio dell'anno precedente, cioè dal 1° gennaio 2025. Lavori avviati nel 2024 non aprono il bonus mobili per acquisti del 2026.
Il tetto riguarda la singola unità immobiliare, comprese le pertinenze, o la parte comune dell'edificio oggetto di ristrutturazione. Chi ristruttura due appartamenti distinti ha diritto al bonus due volte, uno per ciascuna unità, ognuno con il suo tetto di 5.000 euro.
C'è poi una regola per chi ha già usato il bonus l'anno prima. Se i lavori sono stati fatti nell'anno precedente, o iniziati allora e proseguiti, il tetto si considera al netto delle spese per mobili dell'anno precedente per cui si è già fruito della detrazione. Il tetto non si rigenera ogni anno per gli stessi lavori.
Come pagare
Il modo di pagamento è una condizione, non un dettaglio. Per i lavori di ristrutturazione serve il bonifico bancario o postale da cui risultino la causale del versamento, il codice fiscale di chi beneficia della detrazione e il codice fiscale o la partita Iva della ditta o del professionista che riceve il pagamento.
Per l'ecobonus la scheda aggiunge nel bonifico il numero e la data della fattura. Non serve il bonifico per alcune voci, come gli oneri di urbanizzazione, l'imposta di bollo, i diritti per concessioni e autorizzazioni e la tassa per l'occupazione del suolo pubblico; e l'obbligo non riguarda gli interventi realizzati nell'ambito dell'attività d'impresa.
Per i mobili le regole sono diverse. Si può pagare con bonifico, carta di debito o carta di credito; non sono ammessi assegni bancari, contanti o altri mezzi. Se si paga con bonifico, non è necessario usare quello apposito, soggetto a ritenuta, che banche e Poste predispongono per le ristrutturazioni.
Tabella di sintesi
| Spesa | Pagamento ammesso | Non ammesso |
|---|---|---|
| Lavori di ristrutturazione | Bonifico bancario o postale con causale, codice fiscale del beneficiario e dati del destinatario | Altri mezzi di pagamento |
| Mobili e grandi elettrodomestici | Bonifico ordinario, carta di debito o di credito | Contanti, assegni bancari, altri mezzi |
Un pagamento non ammesso ha una conseguenza semplice: la spesa pagata in contanti non entra nel calcolo. È per questo che lo sconto ottenuto da Marco pagando in contanti rischia di costargli più di quanto gli abbia fatto risparmiare, anche se, come vedremo, nel suo caso il tetto attenua il danno.
I documenti da conservare
Per i lavori di ristrutturazione la scheda dell'Agenzia elenca le condizioni e i documenti. Prima di iniziare, quando le norme sulla sicurezza dei cantieri lo richiedono, va inviata all'Azienda sanitaria locale una comunicazione con raccomandata con ricevuta di ritorno. In dichiarazione vanno indicati i dati catastali dell'immobile.
Se i lavori li esegue chi detiene l'immobile, come l'inquilino o il comodatario, in dichiarazione vanno indicati anche gli estremi di registrazione del contratto di locazione o di comodato. Per i lavori avviati dal 28 maggio 2022 di importo complessivo superiore a 70.000 euro, l'atto di affidamento deve indicare che l'impresa applica i contratti collettivi del settore edile.
Cifre chiave
- Importo dei lavori oltre il quale serve il richiamo ai contratti collettivi edili
- 70.000 €
- Giorni per la comunicazione all'ENEA dalla fine dei lavori
- 90 giorni
- Abilitazioni amministrative richieste, oppure dichiarazione sostitutiva con la data di inizio lavori
- Domanda di accatastamento, se l'immobile non è ancora censito
- Ricevute di pagamento dell'IMU, se dovuta
- Delibera assembleare e tabella millesimale, per le parti comuni
- Consenso del possessore, se i lavori li fa un detentore diverso dai familiari conviventi
- Comunicazione preventiva all'ASL, se obbligatoria
- Fatture, ricevute fiscali e ricevute dei bonifici
Questi documenti non si allegano alla dichiarazione: si conservano ed esibiscono a richiesta degli uffici. La detrazione dura dieci anni, e un controllo può arrivare quando i lavori sono un ricordo lontano. Conviene tenere un fascicolo unico, digitale e cartaceo, per ciascun intervento.
Un calendario per il fascicolo
Le condizioni elencate dalle schede diventano più semplici da rispettare se le si mette in ordine di tempo. Alcune vanno soddisfatte prima di aprire il cantiere, altre durante i pagamenti, altre ancora a lavori finiti, e l'ultima si ripete ogni anno per dieci dichiarazioni.
- Prima dei lavori: titoli abilitativi o dichiarazione sostitutiva, comunicazione all'ASL se dovuta, contratto con il richiamo ai contratti collettivi edili oltre 70.000 euro
- Durante i lavori: ogni pagamento con il bonifico previsto, conservando fatture e ricevute
- Per gli arredi: acquisti entro il 31 dicembre, pagati con bonifico o carta
- A lavori finiti: comunicazione all'ENEA entro 90 giorni quando prevista, con asseverazione e attestato di prestazione energetica per l'ecobonus
- Ogni anno: la rata in dichiarazione, con i dati catastali dell'immobile
Il fascicolo segue l'immobile per tutto il periodo delle rate. Chi cambia commercialista, o passa dal 730 precompilato al modello Redditi, deve poter ritrovare in pochi minuti i bonifici e le fatture del primo anno. Senza quei documenti, anche una detrazione del tutto corretta diventa difficile da dimostrare.
La comunicazione all'ENEA
Per l'ecobonus le informazioni sugli interventi, insieme a quelle dell'attestato di prestazione energetica quando richiesto, vanno trasmesse all'ENEA in via telematica entro 90 giorni dal termine dei lavori. Serve anche l'asseverazione di un tecnico abilitato sulla rispondenza ai requisiti tecnici.
L'attestato di prestazione energetica va chiesto dopo i lavori a un tecnico abilitato che non vi abbia partecipato. La scheda lo esclude per alcuni interventi più semplici: sostituzione di finestre e infissi in singole unità, pannelli solari per l'acqua calda, caldaie a condensazione, schermature solari, generatori a biomasse e dispositivi multimediali.
La scheda descrittiva inviata all'ENEA riporta chi ha sostenuto le spese, l'edificio, il tipo di intervento, il risparmio annuo di energia conseguito, il costo dell'intervento comprese le spese professionali e l'importo usato per calcolare la detrazione. Sono dati che conviene raccogliere mentre i lavori sono in corso.
Anche per alcune ristrutturazioni che comportano risparmio energetico o uso di fonti rinnovabili i dati vanno comunicati all'ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori o dal collaudo. In questo caso la scheda precisa che la mancata o tardiva trasmissione non fa perdere il diritto alla detrazione, richiamando la risoluzione n. 46 del 2019.
Per il 2026 c'è un dettaglio di calendario. Per gli interventi conclusi tra il 1° e il 22 gennaio 2026, data di avvio del portale aggiornato, e per i lavori finiti nel 2025 con parte delle spese sostenute nel 2026, i 90 giorni decorrono dal 22 gennaio 2026.
Detrazione e imposta: la capienza
Tutti questi bonus riducono l'imposta lorda. Il testo sul bonus mobili lo dice espressamente: la detrazione spetta fino a concorrenza dell'ammontare dell'imposta. In pratica, la rata di ciascun anno serve solo se in quell'anno c'è abbastanza Irpef da ridurre.
Ogni rata va indicata nella dichiarazione dell'anno a cui si riferisce, nel 730 o nel modello Redditi, per dieci anni di seguito. Per i lavori di ristrutturazione la scheda chiede di riportare in dichiarazione i dati catastali dell'immobile e, se a eseguire i lavori è il detentore, gli estremi di registrazione del contratto.
Chi somma più bonus deve fare il conto complessivo. Le rate di ristrutturazione, ecobonus, mobili e le altre detrazioni dell'anno si sommano e devono trovare posto nell'imposta lorda. Un pensionato con un'imposta modesta che affronta lavori per 90.000 euro dovrebbe verificarlo prima di firmare il contratto.
Qui la scelta può essere diversa: distribuire i lavori, far pagare una parte a un familiare convivente con un'imposta più capiente, che però, non essendo titolare, detrae al 36 % e non al 50 %, oppure ridimensionare il progetto. Sono decisioni da prendere prima dei bonifici, perché la detrazione spetta a chi paga.
Errori da evitare
- Comprare mobili senza un intervento di ristrutturazione agevolato: il bonus esiste solo accanto ai lavori.
- Pagare arredi in contanti o con assegno: quella spesa esce dal calcolo, qualunque sia lo sconto ottenuto.
- Pagare i lavori con carta o bonifico ordinario: per la ristrutturazione serve il bonifico con causale e codici fiscali.
- Calcolare il 50 % sull'intero acquisto di arredi: il tetto per il 2026 è di 5.000 euro per unità, trasporto e montaggio compresi.
- Dimenticare le spese per mobili già detratte l'anno prima per gli stessi lavori: riducono il tetto dell'anno successivo.
- Buttare via le fatture dopo la dichiarazione: vanno conservate per tutti i dieci anni di rate e oltre.
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