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Dopo l'apertura: la scelta del regime e gli obblighi che seguono

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 44 sezioni · 1895 parole · 10 min

Marta ha aperto la partita IVA come illustratrice e ha dimenticato di indicare nel modello che avrebbe applicato il regime forfettario. Il regime le spetta comunque, ma chi omette quell'indicazione rischia una sanzione amministrativa compresa tra 250 € e 2.000 €. Il primo anno di partita IVA è fatto di scelte come questa: poche, ma da fare nel momento giusto.

Cosa saprai fare

  • Capire perché il regime forfettario non si chiede ma si comunica, e come si passa al regime ordinario
  • Sapere quali obblighi IVA nascono al regime ordinario e quali il forfettario non ha
  • Organizzare liquidazioni mensili o trimestrali, versamento con l'F24 e acconto di dicembre
  • Presentare nei termini la comunicazione delle liquidazioni periodiche, trimestre per trimestre
  • Emettere fatture elettroniche e capire l'effetto della ritenuta d'acconto sui compensi

Il regime si comunica, non si chiede

Con la partita IVA arriva la prima scelta di peso: il regime fiscale. Per una persona fisica che comincia le strade sono due, il regime forfettario e il regime ordinario. Il corso ActioFin sul forfettario ne spiega requisiti, cause di esclusione e calcolo dell'imposta sostitutiva; qui conta soltanto ciò che accade al momento dell'apertura.

Il forfettario è un regime naturale. Chi inizia un'attività e presume di rispettarne le condizioni deve darne comunicazione nella dichiarazione di inizio attività, cioè proprio nel modello AA9/12. Quella comunicazione non vale come opzione: è richiesta soltanto ai fini anagrafici, per far conoscere all'Agenzia il regime con cui si lavorerà.

Proprio perché non si tratta di un'opzione, dimenticarla non chiude la porta al regime. La stessa scheda, tuttavia, prevede per chi la tralascia una sanzione amministrativa. L'attestazione dei requisiti e dell'assenza di cause ostative avviene più tardi, nella dichiarazione annuale dei redditi.

Cifre chiave

Sanzione minima per l'omessa indicazione del forfettario nell'AA9/12
250 €
Sanzione massima per la stessa omissione
2.000 €

Per sapere se le condizioni ci sono, il calcolatore ActioFin dei requisiti del regime forfettario confronta ricavi, spese per il personale e redditi di lavoro dipendente con le soglie lette sulla scheda dell'Agenzia, e ricorda le cause di esclusione da verificare. Conviene usarlo prima di compilare il modello, non dopo.

Chi preferisce il regime ordinario, per esempio perché prevede costi elevati o molta IVA da detrarre sugli acquisti, lo adotta con il comportamento concludente, applicandolo di fatto. La scelta va poi segnalata nella dichiarazione annuale IVA successiva e impegna per almeno un triennio. I dettagli sono nel corso sul forfettario.

Due regimi, due mondi di adempimenti

La scelta del regime decide quasi tutto ciò che segue. Il forfettario non addebita l'IVA ai clienti e non detrae quella sugli acquisti; è esonerato da liquidazione e versamento dell'imposta, dalla dichiarazione annuale IVA e dalla registrazione di fatture, corrispettivi e acquisti. Il regime ordinario porta con sé tutti questi obblighi.

Il forfettario conserva però alcuni doveri. Numera e conserva le fatture di acquisto e le bollette doganali, certifica i corrispettivi e, per le operazioni in cui è lui il debitore d'imposta, integra le fatture e versa l'IVA. Per le operazioni nazionali, inoltre, emette e riceve fatture elettroniche come chiunque altro.

Per chi apre, la tabella che segue è anche uno strumento di scelta: non dice quale regime convenga, ma quanto lavoro amministrativo ciascuno comporta. Il costo di quel lavoro, in tempo proprio o in onorari di un consulente, fa parte del confronto quanto l'imposta che si pagherà alla fine dell'anno.

Tabella di sintesi

AdempimentoRegime ordinarioRegime forfettario
IVA addebitata in fattura ai clientiSìNo
Liquidazioni e versamenti periodici dell'IVASì, mensili o trimestraliNo, esonerato
Comunicazione delle liquidazioni periodicheSì, ogni trimestreNo, perché non liquida l'IVA
Dichiarazione annuale IVASìNo, esonerato
Fattura elettronica per le operazioni nazionaliSìSì
Ritenuta d'acconto subita sui compensi professionaliSì, se il cliente è sostituto d'impostaNo, previa dichiarazione al cliente

Le liquidazioni IVA: mensili o trimestrali

Al regime ordinario il titolare di partita IVA liquida e versa l'imposta periodicamente. Liquidare significa calcolare la differenza tra l'IVA delle operazioni attive di un periodo e quella degli acquisti dello stesso periodo per cui si esercita la detrazione. Se il saldo è a debito, si versa con il modello F24, esclusivamente online.

Per la maggior parte dei contribuenti la liquidazione è mensile: entro il giorno 16 di ogni mese si determina e si versa l'IVA del mese precedente. Chi ha cominciato a fatturare a marzo, per esempio, liquida l'IVA di marzo entro il 16 aprile, e prosegue così mese dopo mese.

Cifre chiave

Giorno del mese entro cui si liquida e si versa l'IVA
16
Volume d'affari massimo per la liquidazione trimestrale di lavoratori autonomi e imprese di servizi
500.000 €
Maggiorazione dell'IVA trimestrale a titolo di interessi
1 %

La liquidazione trimestrale è una possibilità, non un obbligo. Vi accede chi, nell'anno solare prima, è rimasto entro un volume d'affari di 500.000 euro, se lavoratore autonomo o impresa di servizi, oppure di 800.000 euro per le altre imprese. In cambio l'imposta dovuta si maggiora dell'1 % a titolo di interessi.

I trimestrali liquidano e versano l'IVA dei primi tre trimestri entro il 16 del secondo mese successivo: il 16 maggio, il 16 agosto e il 16 novembre. Il quarto trimestre si liquida entro il 16 marzo dell'anno seguente. La scheda precisa che la maggiorazione dell'1 % non si applica all'acconto di dicembre.

Il calcolatore ActioFin della liquidazione periodica esegue questo conto per un mese o un trimestre, con la scadenza e l'eventuale maggiorazione. Il corso ActioFin su calcolo, liquidazione e versamento dell'IVA ne entra nel dettaglio, dai registri al modello F24: qui basta sapere che cosa segnare in calendario il giorno dell'apertura.

L'acconto di dicembre

Ogni anno, entro il 27 dicembre, chi ha la partita IVA versa un acconto: su quanto dovuto per dicembre, se mensili, o per il quarto trimestre, se trimestrali. Si può calcolare con il metodo storico, analitico o previsionale, alcune categorie ne sono esonerate, e anch'esso si paga con l'F24 online.

L'acconto può essere compensato con eventuali crediti d'imposta o contributivi di cui il contribuente dispone. Il calcolatore ActioFin dell'acconto IVA mette a confronto i metodi di calcolo; nel primo anno di attività conviene verificare con attenzione quale metodo sia davvero praticabile, perché lo storico presuppone un anno precedente.

La comunicazione delle liquidazioni periodiche

Liquidare e versare non basta. I soggetti passivi IVA devono anche comunicare all'Agenzia i dati riepilogativi delle loro liquidazioni periodiche, con il modello «Comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA», che molti chiamano LIPE. L'obbligo discende dall'articolo 21-bis del decreto legge 78/2010, richiamato dalla scheda dell'Agenzia.

La comunicazione va inviata ogni trimestre, esclusivamente per via telematica, direttamente o tramite un intermediario abilitato, entro l'ultimo giorno del secondo mese successivo al trimestre. Fa eccezione il secondo trimestre, che scade il 30 settembre. Il quarto può confluire nella dichiarazione annuale IVA, da presentare allora entro febbraio.

  • Primo trimestre: versamento entro il 16 maggio, comunicazione entro il 31 maggio
  • Secondo trimestre: versamento entro il 16 agosto, comunicazione entro il 30 settembre
  • Terzo trimestre: versamento entro il 16 novembre, comunicazione entro il 30 novembre
  • Quarto trimestre: versamento entro il 16 marzo dell'anno dopo; comunicazione entro la fine di febbraio, anche dentro la dichiarazione annuale IVA

Anche i contribuenti mensili comunicano le liquidazioni per trimestre, con le stesse scadenze. Se il termine cade di sabato o in un giorno festivo, slitta al primo giorno feriale successivo. Chi non ha dati da indicare non invia nulla, salvo che debba evidenziare il riporto di un credito dal trimestre precedente.

Sono esonerati i soggetti che non devono presentare la dichiarazione annuale IVA o effettuare le liquidazioni periodiche, purché le condizioni di esonero restino valide per tutto l'anno. La scheda sul forfettario lo dichiara esonerato dagli obblighi di liquidazione e versamento dell'imposta: rientra quindi in questa condizione di esonero.

La scheda ActioFin sulla comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA accompagna la compilazione passo per passo. Ciò che importa all'apertura è segnare in calendario due date per ogni trimestre, quella del versamento e quella della comunicazione, che non coincidono mai.

Fattura elettronica fin dalla prima fattura

Dal 1° gennaio 2019 le fatture per cessioni di beni e prestazioni di servizi tra soggetti residenti o stabiliti in Italia possono essere solo elettroniche, sia tra due soggetti IVA sia verso il consumatore finale. Passano per il Sistema di Interscambio, lo SdI, al quale il nuovo titolare di partita IVA deve prepararsi prima della prima fattura.

Verso i soggetti esteri la fattura elettronica è facoltativa: chi non la emette trasmette all'Agenzia i dati delle operazioni con l'esterometro, salvo le eccezioni che la guida dell'Agenzia elenca. Il corso ActioFin sulla fattura elettronica e il Sistema di Interscambio spiega come si predispone, si invia e si conserva.

Anche il forfettario emette fatture elettroniche per le operazioni nazionali, senza IVA e con la dicitura che richiama il regime. Se è un professionista, segnala inoltre che il compenso non subisce la ritenuta alla fonte e compila il riquadro della propria cassa previdenziale. La scheda ActioFin sulla fattura elettronica con lo SdI parte da queste indicazioni.

La ritenuta d'acconto sui compensi

Il professionista al regime ordinario che fattura a un cliente sostituto d'imposta, come un'impresa, subisce sul compenso una ritenuta d'acconto, che il cliente trattiene e versa per suo conto. È un anticipo dell'IRPEF, recuperato poi nella dichiarazione dei redditi: il corso ActioFin sulla ritenuta d'acconto ne spiega calcolo e versamento.

Il forfettario non subisce la ritenuta sui ricavi o compensi che incassa. Per ottenerlo rilascia al cliente sostituto una dichiarazione in cui attesta che il suo reddito sconta l'imposta sostitutiva. Conviene preparare quel testo una volta per tutte e trasmetterlo con la prima fattura a ogni nuovo cliente.

Il calendario del primo anno

Mettere in fila gli obblighi aiuta a non subirli. All'apertura il professionista al regime ordinario sa già che avrà una data fissa per l'IVA ogni mese o ogni trimestre, una comunicazione alla fine del secondo mese dopo ogni trimestre, un acconto a dicembre e la dichiarazione annuale IVA.

Il forfettario ha un calendario più leggero sul fronte IVA, ma non vuoto: fatture elettroniche da emettere e ricevere, IVA da versare sulle operazioni di cui è debitore, e poi l'imposta sostitutiva con saldo e acconti, trattata nel corso dedicato. I contributi previdenziali, per entrambi, sono un capitolo a parte.

Sui contributi serve una frase chiara. La partita IVA è un adempimento fiscale; la posizione previdenziale, presso l'INPS o presso una cassa professionale, segue regole e scadenze proprie. Questo corso non indica importi né aliquote: le circolari che li fissano sono documenti che non abbiamo potuto leggere, e un numero non letto non si scrive.

Le regole descritte sono quelle servite dalle schede dell'Agenzia delle Entrate lette il 24 settembre 2026, per il periodo d'imposta 2026. Il testo unico IVA approvato con il decreto legislativo n. 10 del 2026 sostituirà il DPR 633/1972 a una data che non abbiamo letto: le scadenze andranno ricontrollate quando entrerà in vigore.

Errori da evitare

  • Credere di dover chiedere il regime forfettario: è naturale, e all'apertura si comunica soltanto nel modello AA9/12.
  • Omettere l'indicazione del forfettario nell'AA9/12: il regime resta, ma la sanzione amministrativa va da 250 a 2.000 euro.
  • Confondere la scadenza del versamento con quella della comunicazione delle liquidazioni: il 16 e la fine del secondo mese sono due date diverse.
  • Scegliere la liquidazione trimestrale dimenticando la maggiorazione dell'1 % a titolo di interessi.
  • Inviare la comunicazione delle liquidazioni da forfettario: chi non liquida l'IVA ne è esonerato.
  • Emettere una fattura cartacea a un cliente italiano: tra soggetti residenti la fattura è elettronica.

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Contenuto didattico, aggiornato alle fonti citate. Non sostituisce una consulenza adatta alla tua situazione. Questi corsi non sono certificanti né finanziabili: non preparano ad alcuna certificazione iscritta in un registro ufficiale.