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Quanto vale il regime: il 50 %, il 40 % con figli minori e il limite di 600.000 €
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 45 sezioni · 1781 parole · 10 min
Elena, avvocata d'affari, torna da Francoforte a Roma nel 2026 con il figlio di otto anni e apre la partita IVA in regime ordinario. Prevede 80.000 € di compensi netti di spese nel primo anno. Senza agevolazioni l'imposta lorda IRPEF sfiorerebbe i 27.000 €; con il regime impatriati e il figlio minore scende sotto gli 8.000 €. La differenza non è un'eccezione: è la struttura del beneficio.
Cosa saprai fare
- Applicare la quota imponibile del 50 % al reddito agevolato
- Riconoscere quando la quota scende al 40 % per la presenza di un figlio minore
- Leggere il limite annuo di 600.000 € e sapere che cosa il testo dice e non dice
- Stimare l'IRPEF lorda con e senza regime usando gli scaglioni del 2026
- Capire che cosa il regime non tocca: detrazioni, addizionali e contributi
Il meccanismo: una quota del reddito entra nell'imponibile
Il regime non è un'aliquota ridotta né un credito d'imposta. Funziona a monte: i redditi agevolati concorrono alla formazione del reddito complessivo soltanto per una parte del loro ammontare. La parte esclusa semplicemente non entra nel calcolo dell'IRPEF, e con essa non entra nemmeno nelle soglie degli scaglioni.
Il comma 1 dell'articolo 5 fissa la quota al 50 %. Su 90.000 € di stipendio agevolato, quindi, entrano nel reddito complessivo 45.000 €.
Poiché l'IRPEF è progressiva, dimezzare la base non dimezza soltanto l'imposta: sposta il contribuente in uno scaglione più basso, e il risparmio cresce più che proporzionalmente man mano che il reddito sale.
Cifre chiave
- Quota del reddito agevolato che entra nel reddito complessivo
- 50 %
- Quota ridotta con un figlio minore residente in Italia
- 40 %
- Limite annuo dei redditi agevolati
- 600.000 €
Definizione
Reddito complessivo — La somma dei redditi del contribuente su cui si applicano gli scaglioni IRPEF, al netto degli oneri deducibili. Il regime agisce proprio qui: riduce la parte del reddito agevolato che vi confluisce, lasciando intatti gli altri redditi eventualmente posseduti.
Il 40 % per chi ha figli minori
Il comma 4 abbassa la quota imponibile al 40 % in due casi. Il primo è quello di chi si trasferisce in Italia con un figlio minore. È il caso più comune per chi rientra con la famiglia, e funziona solo se il figlio, come precisa il comma successivo, vive davvero in Italia.
Il secondo riguarda la nascita di un figlio, o l'adozione di un minore, durante il periodo di fruizione del regime: in questo caso la quota ridotta decorre dal periodo d'imposta in corso alla nascita o all'adozione e vale per il tempo residuo del quinquennio.
Il comma 5 pone una condizione che si dimentica facilmente: la maggiore agevolazione spetta solo se, durante il periodo di fruizione, il figlio minore o il minore adottato è residente in Italia. Un genitore che rientra lasciando il figlio a studiare all'estero con l'altro genitore resta al 50 %, anche se il figlio è minorenne.
Il limite annuo di 600.000 €
Il comma 1 dice che i redditi agevolati concorrono al reddito complessivo per il 50 % entro il limite annuo di 600.000 €. La scheda dell'Agenzia usa le stesse parole. Il testo non specifica in dettaglio come trattare la parte che supera il limite, e questo corso non ha letto una prassi che lo chiarisca.
La lettura più piana, adottata anche dagli strumenti di ActioFin, è questa: l'agevolazione si applica fino a 600.000 € di reddito agevolato, mentre l'eventuale eccedenza entra nel reddito complessivo per intero.
Con 700.000 € di redditi agevolati, entrerebbero quindi 300.000 € per la parte agevolata e 100.000 € di eccedenza, cioè 400.000 €. Chi è davvero in questa fascia dovrebbe farsi confermare il calcolo da un professionista.
Per quei redditi c'è anche un secondo effetto da conoscere. La pagina dell'Agenzia sulle aliquote IRPEF ricorda che la legge di bilancio 2026 ha previsto, per i contribuenti con reddito complessivo oltre 200.000 €, un meccanismo che neutralizza il beneficio della riduzione della seconda aliquota.
Gli esempi di questo modulo restano tutti sotto quella soglia, proprio per non doverlo stimare. Oltre i 200.000 € di reddito complessivo, l'unica cifra affidabile è quella di un calcolo completo.
Gli scaglioni del 2026 e il calcolo dell'imposta lorda
Per misurare il beneficio bisogna applicare gli scaglioni IRPEF al reddito complessivo che risulta dopo l'abbattimento. Per il 2026 gli scaglioni sono tre, e la seconda aliquota è stata ridotta dalla legge di bilancio. Le cifre qui sotto sono quelle del calcolatore IRPEF di ActioFin, che le riprende dal testo in vigore.
Cifre chiave
- Aliquota del primo scaglione
- 23 %
- Limite superiore del primo scaglione
- 28.000 €
- Aliquota del secondo scaglione
- 33 %
- Limite superiore del secondo scaglione
- 50.000 €
- Aliquota oltre il secondo scaglione
- 43 %
Il calcolo procede per fasce. Sui primi 28.000 € si applica il 23 %, pari a 6.440 €. Sulla parte tra 28.000 e 50.000 € si applica il 33 %: se il reddito arriva a 50.000 €, quella fascia vale 7.260 €, per un totale di 13.700 €.
Oltre i 50.000 €, ogni euro è tassato al 43 %. La stessa pagina dell'Agenzia riporta il totale di 13.700 € per un imponibile di 50.000 €.
Tabella di sintesi
| Reddito agevolato | Imponibile senza regime | IRPEF lorda senza regime | Imponibile al 50 % | IRPEF lorda al 50 % |
|---|---|---|---|---|
| 60.000 € | 60.000 € | 18.000 € | 30.000 € | 7.100 € |
| 90.000 € | 90.000 € | 30.900 € | 45.000 € | 12.050 € |
| 120.000 € | 120.000 € | 43.800 € | 60.000 € | 18.000 € |
Il confronto tra il 50 % e il 40 %
Dieci punti di quota imponibile sembrano poca cosa, ma sui redditi medio-alti pesano. Il motivo è sempre la progressività: ogni euro tolto dalla base viene tolto dallo scaglione più alto raggiunto, quindi al 33 % o al 43 %. La tabella applica le due quote agli stessi redditi agevolati della tabella precedente.
Tabella di sintesi
| Reddito agevolato | Imponibile al 50 % | IRPEF lorda al 50 % | Imponibile al 40 % | IRPEF lorda al 40 % |
|---|---|---|---|---|
| 60.000 € | 30.000 € | 7.100 € | 24.000 € | 5.520 € |
| 90.000 € | 45.000 € | 12.050 € | 36.000 € | 9.080 € |
| 120.000 € | 60.000 € | 18.000 € | 48.000 € | 13.040 € |
Su 60.000 € la quota ridotta fa scendere l'imponibile sotto la soglia del primo scaglione, e tutto è tassato al 23 %. Su 90.000 € l'imponibile al 40 % resta ben dentro il secondo scaglione, e la differenza con quello al 50 % è di 2.970 € di imposta lorda.
Su 120.000 € l'imponibile al 40 % resta nel secondo scaglione, mentre quello al 50 % lo supera. Il vantaggio aggiuntivo del figlio minore va da circa 1.600 € a quasi 5.000 € di imposta lorda l'anno.
Queste cifre spiegano perché la condizione di residenza del figlio va documentata con cura. Certificati di residenza, iscrizione scolastica, contratti di locazione a nome della famiglia: sono gli elementi che, in caso di controllo, dimostrano che il minore vive davvero in Italia per tutto il periodo in cui si applica la quota ridotta.
Il conto sui cinque anni e il prezzo di una partenza anticipata
Il regime va valutato sull'intero quinquennio, non su un anno solo. Se il reddito agevolato resta stabile, il risparmio si ripete ogni anno; se cresce, cresce anche il risparmio, perché la parte esclusa sale insieme al reddito. È però un risparmio condizionato alla permanenza, e questo va messo nel conto fin dal primo giorno.
La lezione dell'esempio non è di rinunciare al regime, ma di trattare il risparmio dei primi anni come un deposito cauzionale. Chi ha una ragionevole probabilità di ripartire presto dovrebbe accantonare almeno quella somma, oppure valutare con il proprio datore di lavoro che cosa succede in caso di trasferimento imposto dall'azienda.
Per chi si è trasferito nel 2024 con la casa acquistata nei tempi previsti dal comma 10, il conto si allunga di tre anni, sempre con la quota del 50 %. Il comma 10 non richiama la quota del 40 % per i figli minori: parla soltanto del 50 %.
Con un reddito agevolato stabile di 60.000 €, quei tre periodi aggiuntivi valgono ciascuno 10.900 € di imposta lorda risparmiata rispetto al regime ordinario, cioè 18.000 € meno 7.100 €. Sui tre anni aggiuntivi il totale arriva a 32.700 €, sempre prima di detrazioni e addizionali.
Gli altri redditi entrano per intero
L'abbattimento riguarda soltanto i redditi elencati nel comma 1 e prodotti in Italia. Tutto il resto che il contribuente possiede, come un affitto, segue le regole ordinarie ed entra nel reddito complessivo per il suo intero ammontare, sommandosi alla quota agevolata.
La somma ha un effetto che sorprende chi fa i conti a spanne. Gli altri redditi si aggiungono sopra la quota agevolata e ne occupano gli scaglioni più alti: un affitto che da solo sarebbe tassato al 23 % può ritrovarsi al 33 % perché la quota agevolata ha già riempito il primo scaglione.
Che cosa il regime non cambia
Gli importi calcolati sono imposte lorde. La pagina dell'Agenzia sulle aliquote ricorda che l'IRPEF dovuta si ottiene sottraendo dall'imposta lorda le detrazioni, per tipo di reddito, per familiari e per spese, oltre ai crediti d'imposta.
Poiché il reddito complessivo si abbassa, alcune detrazioni che dipendono dal reddito potrebbero anche aumentare: è un effetto da verificare caso per caso con il calcolo completo.
Il testo parla di reddito complessivo, cioè della base delle imposte sui redditi; i contributi previdenziali seguono regole proprie, che questo corso non tratta. Le addizionali regionale e comunale seguono le proprie regole, e anche per esse vale il consiglio di rifare il conto sul proprio caso.
La regola da ricordare è una: l'abbattimento riguarda la base IRPEF, non lo stipendio lordo né il costo del lavoro.
Infine, il beneficio è annuale e condizionato. Ogni anno del quinquennio le condizioni vanno rispettate, a cominciare dal lavoro prestato in Italia per la maggior parte del periodo. Un anno passato prevalentemente all'estero può far perdere il beneficio proprio per quell'anno, anche se la residenza resta in Italia.
Errori da evitare
- Pensare che il regime dimezzi l'imposta: dimezza la base, e per effetto della progressività il risparmio è spesso superiore alla metà.
- Applicare il 40 % con un figlio minore che vive all'estero: il comma 5 richiede che sia residente in Italia.
- Applicare il 40 % a tutto il quinquennio dopo una nascita al terzo anno: decorre dal periodo d'imposta in corso alla nascita.
- Confondere l'imposta lorda con quella dovuta, dimenticando detrazioni, crediti e addizionali.
- Usare gli scaglioni degli anni passati: dal 2026 la seconda aliquota è del 33 %.
- Trattare un affitto o altri redditi come se fossero agevolati: entrano per intero nel reddito complessivo e finiscono negli scaglioni più alti.
- Spendere il risparmio dei primi anni prima di aver completato i quattro anni di residenza, e trovarsi senza fondi per restituirlo in caso di trasferimento all'estero.
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