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Detrazioni per carichi di famiglia: coniuge, figli dai 21 ai 29 anni, ascendenti

La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 50 sezioni · 2288 parole · 13 min

Quando Laura, infermiera a Padova con 36.000 € di reddito, ha compilato da sola la dichiarazione, ha indicato come familiari a carico il marito disoccupato e la figlia di diciannove anni. Il marito le ha dato diritto a una detrazione, la figlia no. Non era un difetto del programma: l'articolo 12 del testo unico riconosce la detrazione solo ai figli tra i 21 e i 29 anni, salvo disabilità.

Cosa saprai fare

  • Riconoscere chi è fiscalmente a carico: reddito del familiare, età dei figli, convivenza degli ascendenti
  • Calcolare la detrazione per il coniuge nelle sue tre fasce e con la scala delle maggiorazioni
  • Calcolare la detrazione per i figli dai 21 ai 29 anni e ripartirla correttamente tra i genitori
  • Calcolare la detrazione per gli ascendenti conviventi e dividerla tra chi ne ha diritto
  • Rapportare le detrazioni ai mesi di carico e riconoscere i casi in cui non spettano

Che cosa sono le detrazioni per carichi di famiglia

L'articolo 12 del testo unico delle imposte sui redditi riconosce a chi mantiene alcuni familiari una riduzione dell'IRPEF. Non è un assegno né una deduzione dal reddito: è un importo che si toglie dall'imposta lorda, dopo che gli scaglioni sono già stati applicati al reddito imponibile.

Nel testo in vigore per il 2026 tre categorie di familiari danno diritto a una detrazione: il coniuge non legalmente ed effettivamente separato, i figli compresi in una precisa fascia d'età e gli ascendenti che vivono con il contribuente. Altri parenti, come fratelli, sorelle o suoceri, non hanno una detrazione propria.

Le tre detrazioni hanno un tratto comune: diminuiscono man mano che cresce il reddito complessivo di chi le chiede. Il legislatore le concentra sui redditi più bassi attraverso un rapporto che si riduce con il reddito, fino ad annullarsi. Saper calcolare quel rapporto è il cuore di questo modulo.

Il percorso che porta all'imposta lorda, con gli scaglioni e la detrazione per lavoro dipendente, è spiegato nel corso ActioFin sull'IRPEF e qui non viene ripetuto. Partiamo dal punto in cui quel corso si ferma: l'imposta lorda è nota, e ci chiediamo quanto la riducono i familiari.

Chi è fiscalmente a carico

La prima condizione riguarda il familiare, non il contribuente. Il comma 2 dell'articolo 12 richiede che la persona per la quale si chiede la detrazione possieda un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro. Per i figli di età non superiore a ventiquattro anni il limite sale a 4.000 euro.

Cifre chiave

Reddito complessivo massimo del familiare a carico
2.840,51 €
Limite elevato per i figli fino a ventiquattro anni
4.000 €

Il limite si misura al lordo degli oneri deducibili, cioè prima di togliere le spese che il familiare potrebbe dedurre. Nel conto entrano anche le retribuzioni pagate da enti e organismi internazionali, da rappresentanze diplomatiche e consolari, dalla Santa Sede e dagli enti che essa gestisce direttamente.

È un limite secco, senza gradualità. Un figlio di ventidue anni che guadagna 3.900 euro con un lavoro estivo resta a carico; lo stesso figlio a venticinque anni, con lo stesso reddito, non lo è più, perché per lui il tetto torna a 2.840,51 euro. Un euro oltre la soglia fa perdere l'intera detrazione.

Il limite riguarda il reddito del familiare; la detrazione, invece, si conta a mesi, come si vedrà più avanti. Prima di compilare conviene quindi raccogliere i redditi di ciascun familiare e le date in cui la situazione è cambiata: sono i due dati che più spesso mancano quando si arriva al quadro dei familiari.

La detrazione per il coniuge

Per il coniuge la detrazione dipende dal reddito complessivo di chi la chiede, diviso in tre fasce. La prima arriva a 15.000 euro, la seconda va oltre 15.000 e fino a 40.000 euro, la terza oltre 40.000 e fino a 80.000 euro. Sopra gli 80.000 euro la detrazione per il coniuge non spetta.

Cifre chiave

Importo di partenza nella prima fascia
800 €
Riduzione moltiplicata per il rapporto della prima fascia
110 €
Reddito complessivo massimo della prima fascia
15.000 €
Importo della seconda fascia e base della terza
690 €
Reddito complessivo massimo della seconda fascia
40.000 €
Reddito oltre il quale la detrazione per il coniuge si annulla
80.000 €
  • Reddito fino a 15.000 euro: 800 euro meno 110 euro moltiplicati per il rapporto tra il reddito e 15.000 euro
  • Oltre 15.000 e fino a 40.000 euro: 690 euro, importo fisso
  • Oltre 40.000 e fino a 80.000 euro: 690 euro moltiplicati per il rapporto tra 80.000 euro meno il reddito e 40.000 euro
  • Oltre 80.000 euro: nessuna detrazione per il coniuge

La prima fascia ha un andamento che sorprende. Il rapporto ha il reddito al numeratore, quindi cresce con il reddito, e con lui cresce ciò che si toglie dagli 800 euro. A 15.000 euro il rapporto vale uno e la detrazione scende a 690 euro, lo stesso importo della seconda fascia: le due fasce si saldano senza salti.

Il comma 4 fissa questo raccordo in modo esplicito: se il rapporto della prima fascia è uguale a uno, la detrazione è di 690 euro. Lo stesso comma stabilisce che, se il rapporto della prima o della terza fascia vale zero, la detrazione non compete. Nella terza fascia succede esattamente a 80.000 euro.

Nella terza fascia il meccanismo si rovescia. Il numeratore è la distanza tra il reddito e il tetto di 80.000 euro, e si accorcia man mano che il reddito sale. A 60.000 euro il rapporto vale 0,5 e la detrazione è la metà di 690 euro, cioè 345 euro; a 79.000 euro restano appena 17,25 euro.

Le maggiorazioni tra 29.000 e 35.200 euro

La lettera b) aggiunge alla detrazione per il coniuge una piccola maggiorazione, riservata a una fascia stretta di reddito complessivo. Si presenta come una scala di cinque gradini: sale da 10 a 30 euro e poi ridiscende a 10 euro, per sparire del tutto sopra i 35.200 euro.

Tabella di sintesi

Reddito complessivoMaggiorazione della detrazione per il coniuge
Oltre 29.000 e fino a 29.200 euro10 euro
Oltre 29.200 e fino a 34.700 euro20 euro
Oltre 34.700 e fino a 35.000 euro30 euro
Oltre 35.000 e fino a 35.100 euro20 euro
Oltre 35.100 e fino a 35.200 euro10 euro

Le cifre sono modeste, ma mostrano quanto pesino i confini. Chi dichiara 34.700 euro ha 20 euro di maggiorazione, chi ne dichiara 34.701 ne ha 30. Il calcolatore di ActioFin applica la scala con i confini esatti del testo: il limite inferiore di ogni gradino è escluso, quello superiore è compreso.

La maggiorazione accompagna la detrazione per il coniuge e non vive senza di essa: se il coniuge non è a carico, non spetta nemmeno la maggiorazione. Quando la detrazione è rapportata a una parte dell'anno, il calcolatore rapporta allo stesso modo anche la maggiorazione, mese per mese.

La detrazione per i figli dai 21 ai 29 anni

La lettera c) riconosce 950 euro per ciascun figlio di età pari o superiore a 21 anni ma inferiore a 30. Contano i figli nati fuori del matrimonio riconosciuti, i figli adottivi, affiliati o affidati e i figli conviventi del coniuge deceduto. Dai 30 anni in su la detrazione resta solo per il figlio con disabilità accertata.

Per i figli sotto i 21 anni l'articolo 12 non prevede alcuna detrazione: il testo consolidato riporta al loro posto i periodi soppressi dal decreto legislativo 21 dicembre 2021, n. 230. Il testo letto non dice che cosa abbia preso il posto di quei periodi: eventuali sostegni per i figli più giovani restano fuori dall'articolo 12 e da questo corso.

Cifre chiave

Detrazione piena per ciascun figlio
950 €
Soglia del rapporto con un solo figlio
95.000 €
Aumento della soglia per ogni figlio successivo al primo
15.000 €
Quota di ciascun genitore in assenza di accordo
50 %

Anche qui l'importo pieno è solo un punto di partenza. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra 95.000 euro diminuiti del reddito complessivo e 95.000 euro. Con un reddito di 38.000 euro il rapporto vale 0,6: dei 950 euro ne spettano 570 per ciascun figlio.

Con più figli che danno diritto alla detrazione la soglia si alza per tutti: i 95.000 euro aumentano di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo. Con due figli si ragiona su 110.000 euro, con tre su 125.000. Ogni figlio porta così una detrazione più alta di quella che avrebbe da solo.

Il rapporto si tronca alla quarta cifra decimale, come stabilisce il comma 4. Lo stesso comma prevede un caso limite: se il rapporto dei figli o degli ascendenti è pari a zero, negativo o uguale a uno, la detrazione non compete. Vale uno solo con un reddito complessivo nullo, quando non c'è comunque imposta da ridurre.

Dividere la detrazione per i figli tra i genitori

Di regola la detrazione per i figli è ripartita al 50 per cento tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati. I genitori possono però accordarsi perché spetti per intero a quello con il reddito complessivo più elevato. Ciascuno calcola il rapporto sul proprio reddito, non sulla somma dei redditi della coppia.

Se uno dei coniugi è fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione per i figli compete a quest'ultimo per l'intero importo. È il caso della famiglia con un solo reddito: chi porta a carico il coniuge porta anche il cento per cento della detrazione per i figli, senza bisogno di alcun accordo.

In caso di separazione legale ed effettiva, o di scioglimento del matrimonio, la detrazione spetta al genitore affidatario in mancanza di accordo; con l'affidamento congiunto o condiviso si divide al 50 per cento. Se un genitore non può usarla per limiti di reddito passa all'altro, che salvo accordo deve riversargli l'importo corrispondente.

Un'ultima regola riguarda il genitore solo. Se l'altro genitore manca o non ha riconosciuto i figli, e il contribuente non è coniugato o si è poi separato, per il primo figlio può applicare la detrazione prevista per il coniuge, se più conveniente. Il calcolatore di ActioFin non tratta questo caso e lo dichiara tra le sue ipotesi.

La detrazione per gli ascendenti conviventi

La lettera d) riconosce 750 euro per ciascun ascendente che conviva con il contribuente, come un genitore o un nonno. La convivenza è la condizione: un genitore anziano che vive in casa propria, anche se aiutato economicamente dal figlio, non dà diritto a questa detrazione. Resta ferma la condizione di reddito del comma 2.

Cifre chiave

Detrazione piena per ciascun ascendente convivente
750 €
Soglia del rapporto per gli ascendenti
80.000 €

La detrazione decresce con il rapporto tra 80.000 euro diminuiti del reddito complessivo e 80.000 euro. Con 40.000 euro di reddito il rapporto vale 0,5 e l'ascendente vale 375 euro; con 20.000 euro vale 0,75 e l'importo sale a 562,50 euro. A 80.000 euro la detrazione si esaurisce.

Quando più persone hanno diritto alla detrazione per lo stesso ascendente, come due fratelli che vivono entrambi con la madre, l'importo si ripartisce pro quota tra loro. Il testo non fissa la misura delle quote: il calcolatore chiede a chi lo usa la percentuale che gli spetta e la applica al risultato.

Mesi di carico e casi di esclusione

Le detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate a mese. Competono dal mese in cui si verificano le condizioni fino a quello in cui cessano, e il mese dell'evento conta per intero. Chi si sposa a luglio porta il coniuge a carico per sei mesi, da luglio a dicembre, e ottiene sei dodicesimi della detrazione annua.

La stessa logica vale per un figlio che compie 21 anni in corso d'anno o per un genitore che viene a vivere con il contribuente: il conteggio parte dal mese in cui la condizione si realizza. Il calcolatore chiede separatamente i mesi di carico del coniuge, dei figli e degli ascendenti.

Due esclusioni vanno conosciute. Il comma 2-bis nega le detrazioni per i familiari residenti all'estero ai contribuenti che non sono cittadini italiani, di uno Stato dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo. L'Agenzia precisa inoltre che i non residenti, salvo i cosiddetti Schumacker, non hanno detrazioni per carichi di famiglia.

Il reddito complessivo che entra nei rapporti si assume al netto del reddito dell'abitazione principale e delle sue pertinenze, come stabilisce il comma 4-bis. Chi possiede la casa in cui vive la esclude dal conto prima di calcolare le tre detrazioni: il calcolatore chiede infatti il reddito già depurato di quella voce.

Le detrazioni per carichi di famiglia si sommano a quelle per tipo di reddito e a quelle per spese, e tutte insieme riducono l'imposta lorda fino a concorrenza del suo ammontare. Il secondo modulo mostra che cosa accade quando la somma supera l'imposta: la parte in eccesso non si recupera.

Le regole descritte sono quelle del periodo d'imposta 2026, nella versione 32 dell'articolo 12 letta sulla Gazzetta Ufficiale. La versione successiva riporta soltanto l'abrogazione del testo unico da parte del decreto legislativo n. 117 del 2026, dal 1° gennaio 2027. Il corso non anticipa le regole che prenderanno il suo posto.

Errori da evitare

  • Indicare come a carico, ai fini della detrazione, un figlio di 19 anni: nell'articolo 12 la detrazione per i figli parte dai 21 anni.
  • Dimenticare che per un figlio di 25 anni o più il limite di reddito torna a 2.840,51 euro, non 4.000.
  • Calcolare il rapporto dei figli su 95.000 euro anche con due o tre figli: la soglia aumenta di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo.
  • Dividere a metà la detrazione per i figli quando il coniuge è a carico: in quel caso spetta per intero all'altro coniuge.
  • Chiedere la detrazione per un genitore che vive altrove: per gli ascendenti la convivenza è una condizione.
  • Contare dodici mesi di carico per un coniuge sposato in autunno: le detrazioni si rapportano ai mesi.

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