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Deduzione e detrazione: in quale punto del calcolo IRPEF agiscono
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 40 sezioni · 1843 parole · 11 min
Sara, grafica dipendente a Torino con un reddito complessivo di 40.000 €, ha due ricevute da 1.000 € ciascuna nel cassetto. Il suo commercialista le dice che una vale 330 € di imposta risparmiata e l'altra 190 €. Stessa cifra spesa, risultato diverso: la prima spesa si deduce, la seconda si detrae, e le due regole intervengono in punti diversi del calcolo.
Cosa saprai fare
- Collocare deduzioni e detrazioni nei tre passaggi del calcolo: reddito, imposta lorda, imposta netta
- Calcolare il risparmio prodotto da una deduzione con l'aliquota marginale del contribuente
- Calcolare il risparmio prodotto da una detrazione con la sua percentuale
- Riconoscere l'incapienza e sapere che cosa si perde quando l'imposta lorda non basta
- Confrontare le due agevolazioni sullo stesso importo a redditi diversi
Due strade diverse nello stesso calcolo
Chi compila un 730 incontra ogni anno due famiglie di spese che riducono le tasse: gli oneri deducibili e gli oneri detraibili. Nel linguaggio comune si dice che entrambe «scaricano», e questo alimenta l'idea che si equivalgano. Non è così. Le due famiglie operano in due momenti successivi dello stesso calcolo, e il loro valore segue regole opposte.
Il punto di partenza è l'articolo 11 del Testo unico delle imposte sui redditi. Il comma 1 stabilisce che gli scaglioni si applicano al reddito complessivo preso «al netto degli oneri deducibili indicati nell'articolo 10». La deduzione quindi entra prima delle aliquote: toglie reddito dalla base su cui gli scaglioni lavorano.
Il comma 3 dello stesso articolo descrive il passaggio successivo. L'imposta netta si ottiene operando sull'imposta lorda le detrazioni previste dagli articoli 12, 13, 15, 16 e 16-bis e da altre leggi, «fino alla concorrenza del suo ammontare». La detrazione entra dopo le aliquote: toglie euro da un'imposta già calcolata, e non può andare oltre quell'imposta.
Tre passaggi, dunque. Si parte dal reddito complessivo; si sottraggono gli oneri deducibili e si applicano gli scaglioni, ottenendo l'imposta lorda; dall'imposta lorda si sottraggono le detrazioni, ottenendo l'imposta netta. Ogni agevolazione va collocata in uno di questi passaggi prima di chiedersi quanto valga.
Tabella di sintesi
| Passaggio | Che cosa si sottrae | Su che cosa agisce |
|---|---|---|
| Dal reddito complessivo alla base imponibile | Oneri deducibili (TUIR, art. 10, e leggi che vi rinviano) | Il reddito a cui si applicano gli scaglioni |
| Dalla base imponibile all'imposta lorda | Nulla: si applicano le aliquote dell'art. 11 | — |
| Dall'imposta lorda all'imposta netta | Detrazioni (artt. 12, 13, 15, 16, 16-bis e altre leggi) | L'imposta già calcolata, fino al suo ammontare |
Definizione
Onere deducibile — Spesa che la legge consente di sottrarre dal reddito complessivo prima di applicare le aliquote. L'elenco principale è nell'articolo 10 del TUIR; altre leggi vi rinviano, come il decreto sulla previdenza complementare.
Definizione
Onere detraibile — Spesa di cui la legge consente di sottrarre una percentuale direttamente dall'imposta lorda. L'elenco principale è nell'articolo 15 del TUIR, accanto a detrazioni previste da altre norme, come quelle per il recupero edilizio.
La deduzione: quanto vale dipende dallo scaglione
Una deduzione riduce il reddito tassato. Il risparmio d'imposta che produce è quindi pari all'importo dedotto moltiplicato per l'aliquota che quel reddito avrebbe subito. È l'aliquota marginale, cioè quella dello scaglione più alto raggiunto dal contribuente, perché la deduzione toglie sempre gli ultimi euro guadagnati, non i primi.
Nel 2026 gli scaglioni dell'articolo 11 sono tre. Il primo arriva a 28.000 euro ed è tassato al 23 per cento; il secondo va da 28.000 a 50.000 euro, al 33 per cento; oltre 50.000 euro l'aliquota sale al 43 per cento. La legge di bilancio 2026 ha portato il secondo scaglione dal 35 al 33 per cento.
Cifre chiave
- Aliquota del primo scaglione, fino a 28.000 €
- 23 %
- Limite superiore del primo scaglione
- 28.000 €
- Aliquota del secondo scaglione, fino a 50.000 €
- 33 %
- Limite superiore del secondo scaglione
- 50.000 €
- Aliquota oltre 50.000 €
- 43 %
Da qui la prima regola pratica. Mille euro dedotti da chi dichiara 20.000 euro tolgono reddito tassato al 23 per cento: il risparmio è di 230 euro. Da chi dichiara 40.000 euro tolgono reddito al 33 per cento: 330 euro. Da chi dichiara 60.000 euro tolgono reddito al 43 per cento: 430 euro.
La deduzione è dunque progressiva quanto l'imposta che riduce. A parità di spesa premia di più chi guadagna di più. Non è un difetto della norma ma la conseguenza diretta del punto in cui opera: se l'euro tolto dalla base sarebbe stato tassato al 43 per cento, il risparmio è di 43 centesimi.
C'è un caso in cui il calcolo richiede un passaggio in più: quando la deduzione fa scendere il reddito sotto il limite di uno scaglione. La parte dedotta che si trova sopra il limite risparmia all'aliquota più alta, la parte che finisce sotto risparmia all'aliquota inferiore. Si spezza l'importo in due e si calcola ciascun pezzo.
Un'ultima conseguenza, spesso trascurata. La deduzione abbassa la base imponibile, non il «reddito complessivo» che molte norme usano come soglia. L'articolo 11 distingue i due concetti. La scheda dell'Agenzia sulle spese sanitarie lo applica per il familiare a carico: il suo limite di reddito si misura al lordo degli oneri deducibili.
La detrazione: una percentuale fissa sull'imposta
La detrazione funziona al contrario. Il risparmio non dipende dallo scaglione: è una percentuale stabilita dalla norma per quella spesa, e la stessa per tutti. Per le spese sanitarie dell'articolo 15, ricorda l'Agenzia, si detrae il 19 per cento della parte che supera la franchigia; per il recupero edilizio le percentuali sono altre.
Mille euro di una spesa detraibile al 19 per cento valgono quindi 190 euro per chi dichiara 20.000 euro, per chi ne dichiara 40.000 e per chi ne dichiara 60.000. Per il contribuente del primo scaglione la detrazione vale meno della deduzione di pochi punti; per quello dell'ultimo la distanza si allarga a 24 punti.
Cifre chiave
- Detrazione sulle spese dell'art. 15 ricordata dall'Agenzia
- 19 %
- Risparmio da 1.000 € dedotti al 23 %
- 230 €
- Risparmio da 1.000 € dedotti al 43 %
- 430 €
La detrazione non è però sempre fissa in assoluto. Diverse detrazioni si riducono al crescere del reddito, e dal 2025 chi supera 75.000 euro di reddito complessivo incontra un tetto sulla somma degli oneri detraibili. Sono regole che toccano l'importo della detrazione, non il suo meccanismo: resta un taglio dell'imposta lorda.
Ci sono poi condizioni di forma che valgono per le detrazioni e che la deduzione non conosce negli stessi termini. Dal 2020 la detrazione del 19 per cento spetta solo se il pagamento è tracciabile, salvo le eccezioni per medicinali, dispositivi medici e prestazioni del Servizio sanitario nazionale o di strutture accreditate.
Quando l'imposta non basta: l'incapienza
Qui la differenza tra le due strade diventa più netta. La detrazione si sottrae dall'imposta lorda «fino alla concorrenza del suo ammontare»: se le detrazioni superano l'imposta, l'eccedenza non trova niente da ridurre. L'Agenzia lo scrive senza giri di parole: l'eccedenza non può essere chiesta a rimborso né usata nel periodo d'imposta successivo.
Si parla di incapienza. Colpisce soprattutto chi ha redditi bassi, perché le detrazioni per lavoro dipendente o per pensione assorbono già buona parte dell'imposta lorda. Una spesa detraibile aggiunta a quel punto può valere molto meno della sua percentuale, o non valere nulla, anche se è stata sostenuta e documentata correttamente.
Anche la deduzione, in quella situazione, rende poco. Se le altre detrazioni azzerano comunque l'imposta, togliere reddito dalla base abbassa un'imposta lorda che sarebbe stata cancellata lo stesso. La differenza è che l'incapiente vede la detrazione sparire del tutto, mentre la deduzione riduce un'imposta lorda che le detrazioni avrebbero dovuto coprire.
In famiglia questo ragionamento orienta scelte concrete, entro ciò che la norma consente. Per le detrazioni l'Agenzia richiede che la spesa resti effettivamente a carico di chi l'ha sostenuta e che sia documentata a suo nome. Chi paga e a chi è intestata la fattura non sono dettagli: decidono quale imposta verrà ridotta.
Metterle a confronto su un caso numerico
Il confronto va sempre fatto in euro, non in percentuali. Per una deduzione si moltiplica l'importo per l'aliquota marginale, spezzandolo se attraversa un limite di scaglione. Per una detrazione si moltiplica l'importo ammesso per la percentuale della norma, poi si verifica che resti abbastanza imposta lorda per assorbirla.
Tabella di sintesi
| Reddito complessivo | 1.000 € dedotti | 1.000 € detratti al 19 % |
|---|---|---|
| 20.000 € | 230 € (aliquota del 23 %) | 190 €, se c'è imposta sufficiente |
| 40.000 € | 330 € (aliquota del 33 %) | 190 € |
| 60.000 € | 430 € (aliquota del 43 %) | 190 €, salvo riduzioni legate al reddito |
La tabella mostra perché nessuna delle due strade è migliore in assoluto. La detrazione al 19 per cento vale meno di una deduzione in tutti e tre gli scaglioni, perché anche l'aliquota minima supera il 19. Ma altre detrazioni hanno percentuali ben più alte, e allora il confronto si rovescia per i redditi bassi.
Il contribuente, nella maggior parte dei casi, non sceglie. È la legge a stabilire se una spesa si deduce o si detrae, e l'articolo 15 lo dice espressamente: le spese sanitarie detraibili sono quelle «diverse da quelle indicate nell'articolo 10». Il confronto serve a prevedere il risultato, a pianificare e a scegliere tra spese alternative.
Leggere la norma prima della cifra
Il metodo che il resto del corso applica è sempre lo stesso. Primo: individuare la norma che riconosce la spesa e il verbo che usa, «si deducono» o «si detrae». Secondo: leggere il limite dell'importo, se c'è. Terzo: trasformare l'importo in euro di imposta con l'aliquota marginale o con la percentuale della norma.
- Qual è la norma: articolo 10 del TUIR o legge che vi rinvia, oppure articolo 15 o altra detrazione
- Il verbo: «si deducono dal reddito complessivo» oppure «si detrae dall'imposta lorda»
- Il limite: tetto annuo, percentuale del reddito, franchigia
- Il valore: importo per aliquota marginale, oppure importo per percentuale
- La capienza: resta abbastanza imposta lorda dopo le altre detrazioni?
Applicato alle due ricevute di Sara, il metodo restituisce i numeri del commercialista. La prima spesa è un onere deducibile: 1.000 euro tolti a un reddito di 40.000, dentro il secondo scaglione, valgono 330 euro. La seconda è detraibile al 19 per cento: vale 190 euro, perché la sua imposta lorda basta ad assorbirla.
Un ultimo avvertimento sulle fonti. Il TUIR che questo corso cita è il testo consolidato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale, nella versione applicabile al 2026. La Gazzetta segnala già che gli articoli 10, 11 e 51 sono abrogati dal decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117: per gli anni successivi le regole andranno rilette nel nuovo testo.
Errori da evitare
- Moltiplicare una deduzione per l'aliquota media invece che per quella marginale: la deduzione toglie gli ultimi euro di reddito.
- Dimenticare di spezzare la deduzione quando fa scendere il reddito sotto il limite di uno scaglione.
- Considerare una detrazione come denaro sicuro senza verificare che resti abbastanza imposta lorda per assorbirla.
- Sperare di recuperare l'anno dopo una detrazione rimasta senza imposta: l'Agenzia esclude sia il rimborso sia il riporto.
- Credere che una deduzione abbassi il reddito complessivo usato come soglia da altre norme, come il limite del familiare a carico.
- Confrontare deduzione e detrazione in percentuale invece che in euro di imposta effettivamente risparmiata.
Contenuto didattico, aggiornato alle fonti citate. Non sostituisce una consulenza adatta alla tua situazione. Questi corsi non sono certificanti né finanziabili: non preparano ad alcuna certificazione iscritta in un registro ufficiale.