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Chiudere la partita IVA e cancellarsi dal Registro delle imprese: chi, come, entro quando
La spiegazione, nell’ordine in cui va letta · 44 sezioni · 1772 parole · 10 min
Roberto, fotografo con partita IVA da dieci anni, a febbraio 2026 accetta un posto da dipendente in un'agenzia di Verona, con ancora una fattura da 1.800 € da emettere e un computer comprato per lavoro sulla scrivania. Il suo piano è semplice: smettere di fatturare e lasciare che, prima o poi, sia l'Agenzia delle Entrate a chiudere il numero. È il piano sbagliato. La legge gli chiede di dichiarare la cessazione entro trenta giorni, e di farlo solo dopo aver chiuso i conti dell'attività.
Cosa saprai fare
- Individuare il momento in cui l'attività è davvero cessata ai fini IVA
- Scegliere lo strumento giusto: modello AA9/12, modello AA7/10 o Comunicazione Unica
- Rispettare il termine di trenta giorni e sapere quale data vale per ciascun canale di invio
- Cancellare un'impresa individuale dal Registro delle imprese evitando il diritto annuale dell'anno dopo
- Capire perché la chiusura d'ufficio non sostituisce la dichiarazione di cessazione
Quando un'attività è davvero cessata
L'articolo 35 del decreto IVA, il D.P.R. 633/1972, nella versione che regola il 2026, impone a chi cessa l'attività di dichiararlo entro trenta giorni a un ufficio dell'Agenzia delle Entrate, con i modelli approvati dal direttore dell'Agenzia. Lo stesso obbligo vale per ogni variazione dei dati comunicati all'apertura.
Il comma 4 dello stesso articolo precisa da quando corrono i trenta giorni in caso di cessazione: dalla data in cui si concludono le operazioni relative alla liquidazione dell'azienda. Per quelle operazioni restano fermi gli obblighi di versamento, fatturazione, registrazione, liquidazione e dichiarazione.
Tradotto in pratica: la chiusura della partita IVA è l'ultimo atto, non il primo. Prima vanno emesse le fatture ancora dovute, venduti o destinati i beni rimasti, liquidata l'IVA dell'ultimo periodo. Solo quando non resta più nulla da fatturare o da regolare l'attività si può dire cessata.
Definizione
Data di cessazione — Il giorno in cui si concludono le ultime operazioni dell'attività. Da lì decorrono i trenta giorni per l'Agenzia delle Entrate e, per le imprese iscritte, quelli per il Registro delle imprese. Va scelta con cura e documentata, perché dopo la cancellazione dal Registro non si può più correggere.
Prima di chiudere: i conti da sistemare
Visto che il termine decorre dalla fine delle operazioni, conviene arrivarci con una lista. La prima voce sono le fatture: ogni prestazione resa o bene consegnato va documentato finché la partita IVA è aperta, perché dopo non ci sarà più un numero con cui farlo.
La seconda voce sono i beni. Merci, attrezzature e veicoli dell'attività vanno venduti a terzi oppure trattati come destinati all'uso personale, con le conseguenze IVA e sul reddito descritte nel secondo modulo. Nessuno dei due passaggi si può fare a partita IVA già chiusa.
La terza voce è l'ultima liquidazione IVA, che raccoglie l'imposta delle ultime operazioni. Solo dopo questi tre passaggi la data di cessazione è davvero quella in cui l'attività si è conclusa, e i trenta giorni cominciano a correre.
Quale strada: AA9/12, AA7/10 o Comunicazione Unica
La scheda dell'Agenzia sul modello AA9/12 lo riserva alle persone fisiche che esercitano un'attività professionale, oppure un'attività diversa che non richiede di iscriversi al Registro delle imprese né al REA. È il caso di Roberto, del consulente, della traduttrice: chiudono con lo stesso modello con cui hanno aperto.
Chi invece ha un'attività d'impresa o artigianale deve passare, secondo la stessa scheda, dalla Comunicazione Unica d'impresa, il servizio di Infocamere che in un solo invio chiude la partita IVA e aggiorna il Registro delle imprese o il REA.
I soggetti diversi dalle persone fisiche usano il modello AA7/10, con le stesse regole di termine e di invio. Questo corso segue soprattutto la persona fisica, professionista o titolare di un'impresa individuale.
Tabella di sintesi
| Chi chiude | Strumento | Destinatario |
|---|---|---|
| Professionista o persona fisica non tenuta al Registro delle imprese | Modello AA9/12 | Agenzia delle Entrate |
| Titolare di impresa individuale commerciale o artigiana | Comunicazione Unica d'impresa | Registro delle imprese, che trasmette anche agli altri enti |
| Soggetto diverso da persona fisica, non tenuto al Registro | Modello AA7/10 | Agenzia delle Entrate |
Cambiare attività non equivale a chiudere. La scheda dell'Agenzia prevede lo stesso modello, entro lo stesso termine, anche per ogni variazione dei dati dichiarati all'inizio; in questo caso l'oggetto della PEC è «Variazione attività». Chi passa da un codice di attività a un altro non chiude la partita IVA: la aggiorna.
Per l'impresa individuale le FAQ della Camera della Romagna ammettono la cessazione di un'attività senza cancellazione dal Registro solo se nella stessa pratica si denuncia anche la nuova attività prevalente. In ogni altro caso, cessare tutto significa cancellarsi.
Il termine di trenta giorni e i canali di invio
La scheda dell'Agenzia su come variare o chiudere la partita IVA ripete il termine: il modello va presentato entro trenta giorni dalla cessazione. I canali sono quattro, e la scelta cambia la data che fa fede.
Via PEC, a una qualunque Direzione provinciale, con l'oggetto «Cessazione attività». Il modello si firma digitalmente oppure a mano; in questo secondo caso va allegata la copia del documento d'identità di chi firma. La ricevuta che attesta la cessazione arriva allo stesso indirizzo PEC.
Di persona, anche tramite delegato, in un qualsiasi ufficio dell'Agenzia, prenotando un appuntamento. Oppure per raccomandata, con la copia di un documento d'identità valido. Infine, il modello si può preparare con il software dell'Agenzia e inviare dal servizio web dell'area riservata, da soli o tramite un intermediario.
Per la PEC e la raccomandata la scheda è esplicita: fa fede il giorno della spedizione, e non conta quando il plico o il messaggio arriva all'ufficio. Chi spedisce l'ultimo giorno è nei termini, purché conservi la ricevuta di spedizione.
Cifre chiave
- Termine per dichiarare la cessazione all'Agenzia delle Entrate
- 30 giorni
- Annualità senza attività dopo le quali l'Agenzia chiude d'ufficio
- 3 anni
La cancellazione dal Registro delle imprese
Il titolare di un'impresa individuale che cessa tutte le attività deve chiederne la cancellazione dal Registro delle imprese entro trenta giorni dall'evento. La scheda della Camera di commercio delle Marche indica come modulo l'I2, da compilare con una pratica di cancellazione nel programma DIRE.
Nel riquadro 15 del modulo si indica la data di cessazione di tutte le attività dell'impresa. Per le attività commerciali va compilato anche il riquadro AC/INPS, ai fini previdenziali; le imprese artigiane aggiungono il modello AA per la cancellazione dall'Albo delle imprese artigiane.
Per l'impresa individuale non sono dovuti diritti di segreteria: si paga soltanto l'imposta di bollo. Se la pratica arriva oltre i trenta giorni, occorre allegare documenti che provino l'effettiva cessazione alla data dichiarata.
Cifre chiave
- Imposta di bollo sulla pratica di cancellazione dell'impresa individuale
- 17,50 €
- Termine per la domanda di cancellazione dal Registro
- 30 giorni
Un dettaglio vale denaro: il diritto annuale della Camera di commercio. Secondo le FAQ della Camera della Romagna, per non doverlo per l'anno successivo la cessazione deve risultare entro il 31 dicembre e la pratica deve arrivare al Registro entro i trenta giorni seguenti. Chi cessa il 31 dicembre invia entro il 30 gennaio.
Le stesse FAQ avvertono che la data iscritta non si corregge: una volta cancellata l'impresa, i dati non si possono più rettificare. E un'impresa individuale non può restare iscritta come inattiva dopo aver cessato, salvo che nella stessa pratica si dichiari una nuova attività prevalente.
Chi non è artigiano può invece denunciare la sospensione dell'attività. Se poi decide di non riprenderla, dovrà chiedere la cancellazione dichiarando la cessazione a partire dalla data di inizio della sospensione. Con unità locali in altre province basta la domanda all'ufficio della sede, che avvisa gli altri.
Se il titolare muore
Il decesso del titolare chiude l'impresa individuale. Le FAQ della Camera della Romagna spiegano che, salvo il caso artigiano, nessun altro può proseguire l'attività mantenendo la stessa partita IVA e lo stesso numero REA, nemmeno un erede.
Uno degli eredi, munito di firma digitale, chiede la cancellazione per decesso compilando il modulo I2 al riquadro 15. Non si pagano diritti di segreteria, solo l'imposta di bollo. La comunione tra eredi non si può iscrivere al Registro: chi vuole continuare costituisce un nuovo soggetto e lo iscrive.
La chiusura d'ufficio non è una scorciatoia
Il comma 15-quinquies dell'articolo 35 consente all'Agenzia di chiudere d'ufficio le partite IVA di chi, in base ai dati in suo possesso, risulta inattivo, senza impresa, arte o professione, per tre annualità di fila. Una comunicazione avvisa il titolare della chiusura.
Chi riceve la comunicazione ma è ancora attivo può dimostrarlo inviando la documentazione: con il servizio «Consegna documenti» dell'area riservata, via PEC indicando nell'oggetto che si risponde alla comunicazione di chiusura, oppure presentandosi in ufficio dopo aver prenotato.
Aspettare la chiusura d'ufficio significa però lasciare per anni aperta una posizione che la legge chiede di chiudere entro trenta giorni. La norma fa salvi i poteri di controllo e accertamento dell'amministrazione: il fatto che l'Agenzia chiuda il numero non cancella ciò che si doveva fare prima.
C'è poi un caso particolare. I commi 15-bis e seguenti permettono all'ufficio di cessare una partita IVA all'esito di controlli sul rischio. Il comma 15-bis.3 estende le conseguenze a chi ha comunicato la cessazione nei dodici mesi precedenti: dichiarare la chiusura non mette al riparo da quel provvedimento.
In quei casi, per ottenere una nuova partita IVA occorre prima una polizza fideiussoria o una fideiussione bancaria di durata triennale e di importo non inferiore a 50.000 €, oppure pari alle violazioni commesse se superiori. Una regola pensata per le partite IVA fittizie, non per chi chiude in buona fede, ma è bene conoscerla.
La morale pratica è semplice. Chi ha davvero finito di lavorare dichiara la cessazione con il proprio modello, nei tempi, e conserva la ricevuta. È la prova più solida, in caso di domande future, che la chiusura è stata una scelta ordinata e non un abbandono.
La ricevuta serve anche verso i terzi. Clienti, banche o enti che chiedono conferma della chiusura possono verificarla con il servizio di controllo della partita IVA offerto dall'Agenzia; per le imprese individuali, la cancellazione risulterà anche dal Registro delle imprese.
Errori da evitare
- Chiudere la partita IVA prima di aver emesso le ultime fatture o venduto i beni rimasti: i trenta giorni decorrono dalla fine delle operazioni di liquidazione.
- Usare il modello AA9/12 per un'impresa individuale iscritta al Registro: si chiude con la Comunicazione Unica.
- Contare sulla chiusura d'ufficio invece di dichiarare la cessazione entro trenta giorni.
- Spedire per PEC un modello con firma autografa dimenticando di allegare il documento del firmatario.
- Cessare a fine anno e inviare la pratica al Registro oltre il 30 gennaio, restando debitori del diritto annuale dell'anno nuovo.
- Indicare nel riquadro 15 una data sbagliata: dopo la cancellazione non si può più rettificare.
- Considerare chiusa l'impresa individuale con la sola partita IVA, dimenticando la cancellazione dal Registro e il riquadro AC/INPS per le attività commerciali.
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