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Preventivo delle fonti e degli impieghi a tre anni

Inserisci per ogni anno gli impieghi (investimenti, capitale circolante, rimborsi) e le fonti (capitale proprio, finanziamenti dei soci, mutui, contributi, autofinanziamento): il calcolatore ricava la variazione del capitale circolante, i totali e il saldo di ogni anno, poi il saldo cumulato, che dice se il piano regge sui tre anni.

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Fonti e ipotesi

    Ipotesi di calcolo

    • Le voci sono quelle della guida «Mettersi in proprio» della Camera di commercio di Torino. Impieghi: «investimenti in capitale fisso», «investimenti in capitale circolante», «impieghi per rimborso di debiti», «impieghi per rimborsi di capitale proprio», «impieghi per deficit della gestione». Fonti: capitale proprio, debiti (capitale di terzi), «disinvestimenti (realizzi di capitale fisso o circolante)», qui solo di capitale circolante, autofinanziamento. I contributi e le agevolazioni sono una fonte a parte, perché la guida li cita tra le risorse per gli investimenti («eventuali provvidenze agevolative»).
    • Tre anni, perché la guida chiede prospetti «su un orizzonte di almeno tre anni»: è il minimo, non un limite.
    • Il capitale circolante si inserisce come consistenza a fine anno (scorte più crediti verso clienti meno debiti verso fornitori, liquidità esclusa): solo il suo aumento è un impiego; una sua diminuzione è un disinvestimento, iscritto tra le fonti come dice la guida («disinvestimenti (realizzi di capitale fisso o circolante)»). Un anno 2 o 3 lasciato vuoto riprende la consistenza dell'anno precedente, e lo stesso fabbisogno non viene finanziato tre volte. La variazione dell'anno 1 parte dal capitale circolante all'inizio dell'anno 1, che vale zero se non lo inserisci: è il caso di un'impresa nuova. Per un'impresa già attiva inserisci la consistenza di fine dell'esercizio precedente, altrimenti tutto il capitale circolante di fine anno 1 è contato come impiego dell'anno 1.
    • La guida elenca tra gli impieghi gli «investimenti in capitale circolante (denaro liquido, scorte, ecc.)» e tra le fonti i «finanziamenti mediante debiti (capitale di terzi)». Qui il capitale circolante si inserisce al netto dei debiti verso fornitori: il credito dei fornitori non compare come fonte a parte, riduce l'impiego in capitale circolante. È una scelta di presentazione che si discosta dalla guida: i totali degli impieghi e delle fonti possono risultare più bassi di quelli di un prospetto che li separa, ma il saldo non cambia. Se i debiti verso fornitori superano scorte e crediti, il capitale circolante netto è negativo: inseriscilo con il segno meno. Una sua diminuzione, per esempio un credito dei fornitori che cresce più delle scorte e dei crediti, compare tra le fonti, alla riga dei disinvestimenti di capitale circolante; un suo aumento tra gli impieghi.
    • Il rimborso di debiti è solo la quota capitale delle rate: gli interessi sono un costo del conto economico e sono già dentro l'autofinanziamento.
    • L'autofinanziamento atteso è l'utile più gli ammortamenti, prima dei prelievi e al netto dei contributi in conto impianti, come lo calcola il preventivo economico. La guida lo definisce, «in prima approssimazione», come «Reddito operativo di esercizio + Ammortamenti + Accantonemanti a fondi rischi e fondi spese future con scadenze superiore all'anno (es. fondo TFR)»; partire dall'utile toglie anche interessi e imposte, uscite di denaro che il prospetto non ha altrove. Gli accantonamenti di questo tipo (per esempio al fondo TFR) sono costi che non escono dalla cassa nell'anno: se il tuo utile li ha dedotti, aggiungili all'autofinanziamento. Il preventivo economico di ActioFin non li modella: il suo autofinanziamento non li comprende ed è quindi prudente.
    • Un autofinanziamento negativo non è una fonte negativa: come dice la guida, è «un fabbisogno finanziario da iscrivere tra gli impieghi (per «deficit della gestione operativa»)». Il calcolatore lo aggiunge agli impieghi e lo toglie dalle fonti negative: il saldo non cambia. La guida misura quel flusso sul reddito operativo; qui l'autofinanziamento parte dall'utile, dopo interessi e imposte, e può quindi essere negativo anche quando la gestione operativa genera risorse: per questo la riga è chiamata «deficit della gestione», come nell'elenco degli impieghi della guida, e non «deficit della gestione operativa».
    • La guida parte dalla relazione «totale fonti = totale impieghi»: la liquidità è anch'essa un impiego. Qui la liquidità resta fuori dal capitale circolante, e il saldo è la liquidità che il piano lascia (se positivo) o il fabbisogno che non copre (se negativo).
    • I finanziamenti dei soci sono indicati a parte rispetto ai mutui: l'articolo 2425-ter del codice civile chiede, nel rendiconto finanziario, di indicare «con autonoma indicazione, le operazioni con i soci».
    • Non sono modellati: i disinvestimenti di capitale fisso (vendita di beni strumentali), l'IVA, e il budget di cassa mese per mese, che la guida presenta come seconda parte distinta del preventivo finanziario.

    Per approfondire

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    I calcoli vicini: l’altro lato della stessa decisione, o il passaggio successivo.

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    Risultato fornito a solo scopo informativo; non costituisce una consulenza fiscale personalizzata. Verifica la tua situazione con l'Agenzia delle Entrate, l'INPS o un professionista abilitato.